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Ginestra incorona l'Ascoli: "Squadra con un gioco riconoscibile, promozione meritatissima"TUTTOmercatoWEB
© foto di Giuseppe Scialla
Oggi alle 13:42Serie C
di Daniel Uccellieri

Ginestra incorona l'Ascoli: "Squadra con un gioco riconoscibile, promozione meritatissima"

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Il tecnico Ciro Ginestra è intervenuto alla radio di TuttoMercatoWeb.com per commentare vari temi, a partire dal trionfo dell'Ascoli nella finale playoff di Serie C: Mister, partirei dalla finale playoff che ha visto l'Ascoli battere l'Union Brescia. Lei l'Ascoli lo ha affrontato da vicino nella scorsa stagione: è una promozione meritata? "Assolutamente sì. Credo sia una promozione meritata per quanto visto in entrambe le partite della finale, soprattutto nella seconda, che secondo me è stata dominata. L'Ascoli ha fatto un percorso importante. Ho sempre detto, anche quando l'ho affrontata, che è la squadra più riconoscibile dei tre gironi. Noi siamo riusciti a pareggiare in casa e abbiamo perso ad Ascoli per una situazione su palla inattiva. È una squadra che ha tanta qualità, un bravissimo allenatore e una piazza importante, con uno stadio sempre pieno e una passione incredibile. Credo che sia la promozione più giusta, anche perché è stata l'unica corsa per il primo posto rimasta aperta fino alla fine, con il duello tra Arezzo e Ascoli. Molti sostengono che il girone B sia meno difficile, ma secondo me è il più complicato perché è quello in cui si gioca maggiormente a calcio. L'Ascoli lo ha dimostrato. Guardando anche i numeri dei playoff, il Vicenza ha chiuso con un ampio vantaggio sull'Union Brescia e il Benevento ha fatto lo stesso con il Catania. Per questo ritengo che la promozione dell'Ascoli sia stata la più meritata possibile. L'ho scritto anche dopo la partita: probabilmente avrebbe meritato di vincere il campionato già nella regular season e lo ha confermato nei playoff". Il girone B viene spesso sottovalutato rispetto al girone C. È d'accordo? "Assolutamente sì. È vero che il girone C, dal punto di vista ambientale, è il più difficile e lo dico da persona che lo ha vissuto per tanti anni. Però poi si gioca a calcio sul campo. A livello ambientale il girone C resta complicatissimo, ma sul piano tecnico credo che il girone B esprima il calcio migliore. L'Ascoli è stata la dimostrazione di tutto questo: una squadra che gioca bene, riconoscibile, che ha valorizzato tanti giovani. Penso a D'Uffizi, classe 2004, ma non solo. Credo che la vecchia convinzione sulla superiorità degli altri gironi sia stata spazzata via dalle promozioni arrivate dal girone B. L'Ascoli avrebbe probabilmente meritato di vincere prima il campionato, ma è stata bravissima a ricompattarsi dopo una delusione che avrebbe potuto lasciare strascichi. Grande merito va all'allenatore, ai giocatori e alla piazza, che merita assolutamente la Serie B". L'Union Brescia ripartirà dalla Serie C. Oggi è la favorita per la promozione diretta? "Sì. Una squadra che arriva fino alla finale playoff ha inevitabilmente un organico importante. Inoltre ha un grande allenatore come Eugenio Corini, che conosco molto bene perché è stato anche il mio allenatore. Se avranno la forza di ripartire da questa sconfitta, potranno trasformarla in un'opportunità di crescita. Bisognerà capire come saranno composti i gironi e quali squadre ci saranno, però oggi credo che l'Union Brescia abbia tutte le carte in regola per essere considerata una delle principali favorite". Quanto dovrà intervenire sul mercato l'Ascoli per essere competitivo anche in Serie B? "L'Ascoli parte da una base molto importante: ha un'identità di gioco chiara e riconoscibile, cosa che non è affatto scontata. Ha giocatori validi e adatti a quel tipo di calcio. Naturalmente qualcosa andrà fatto perché la Serie B richiede maggiore struttura e fisicità. Quando vai ad affrontare squadre come Palermo, Monza o Catanzaro serve qualcosa in più rispetto all'entusiasmo che ti porti dietro dalla promozione. Detto questo, credo che molti dei giocatori attuali possano tranquillamente fare la Serie B. La chiave sarà individuare gli innesti giusti da inserire in un sistema di gioco già molto ben definito. L'Ascoli ha tanti giovani interessanti e potrebbe rappresentare una piacevole novità anche nella categoria superiore". In semifinale sono uscite Salernitana e Catania. Si può parlare di fallimento? "La parola fallimento forse è troppo forte, ma per la storia e le ambizioni di quei club è chiaro che la stagione non sia andata secondo i piani. Detto questo, in Serie C vince una sola squadra e il Benevento sul campo è stato più bravo. Nei playoff basta sbagliare una partita per compromettere tutto, mentre nel campionato hai più tempo per recuperare. Sia il Catania che la Salernitana, una piazza che conosco molto bene, hanno tutte le potenzialità per tornare a lottare per il vertice. Però il prossimo anno sarà ancora più difficile, perché ci saranno altre squadre importanti. La Serie C non è mai semplice da vincere. Le basi per riprovarci ci sono tutte. Alla fine non si tratta soltanto di fare bene, ma di sbagliare meno degli altri. Se non hanno vinto significa che qualcosa non ha funzionato, ma restano due realtà importanti del calcio italiano". Come si può risolvere il problema delle esclusioni e delle penalizzazioni che ogni anno colpiscono la Serie C? "Bisogna innanzitutto verificare che i club che si iscrivono abbiano le risorse necessarie per concludere la stagione. Non è soltanto una questione sportiva: ci sono calciatori, allenatori e famiglie che vivono grazie a questo lavoro. Non è corretto che a metà campionato una società salti e lasci decine di persone senza certezze. Oggi in queste categorie non si guadagna più come una volta e tanti professionisti vivono esclusivamente del loro stipendio. Credo che serva puntare sulla qualità e non sulla quantità. Meglio avere meno squadre ma solide economicamente. Quando una società si ritira dopo poche giornate, come è successo recentemente, è una sconfitta per tutto il movimento. Negli ultimi anni abbiamo visto casi simili con Turris, Taranto e altre società. Credo sia arrivato il momento di fare scelte rigorose e consentire l'iscrizione soltanto ai club che possano realmente sostenere un campionato professionistico. Se questo significa avere meno squadre, allora ben venga". Si parla di lei per diverse panchine. C'è qualcosa di concreto? "Qualche chiacchierata c'è stata, è normale. Vengo da un anno e mezzo importante, in cui ho avuto la fortuna di vincere, disputare una finale di Coppa Italia e raggiungere una salvezza con il Guidonia con tre giornate d'anticipo. Adesso devo trovare la situazione giusta che mi permetta di continuare il mio percorso di crescita. Per il momento non c'è nulla di concreto, quindi resto alla finestra insieme al mio staff. L'obiettivo è trovare un progetto importante che ci consenta di proseguire con ambizione il nostro percorso".