Gaucci: "Lo Spezia è di un altro pianeta. Perugia, 40-45 giorni per essere al 100%"
Alessandro Gaucci dopo il ko del Perugia contro lo Spezia: "Nessun contraccolpo psicologico. Abbiamo preso 17 giocatori dopo il 5 agosto"
Il Perugia incassa la seconda sconfitta consecutiva, dopo quella maturata contro il Ravenna, e al "Curi" deve arrendersi allo Spezia. Un momento complicato per la formazione umbra, alle prese anche con una rosa costruita in ritardo e con diversi problemi fisici che hanno condizionato la preparazione. Al termine della gara, il dirigente del Grifone, Alessandro Gaucci ha analizzato il momento della squadra in conferenza stampa, senza nascondere le difficoltà ma guardando con fiducia al prosieguo della stagione. Queste le sue parole.
Gaucci, che analisi fa dopo la sconfitta contro lo Spezia?
"Bisogna anche metterci la faccia quando si perde, perché è troppo bello venire qua solo quando si vince la partita. Noi stiamo qui perché non ci nascondiamo. L'ho già detto anche a Umbria TV: questo fa parte del momento, di questa circostanza. Sappiamo come siamo partiti, sappiamo come stiamo adesso e sappiamo le vicissitudini che abbiamo dovuto affrontare in questi giorni per tutti gli infortuni che abbiamo subito, oltre ai torti arbitrali. Penso all'espulsione, secondo me ingiustissima, di Kabashi domenica scorsa. Però, senza mettere scuse, in questo momento lo Spezia è di un altro pianeta, è una squadra di un altro pianeta. Loro hanno avuto la possibilità di prendere tutti i giocatori che volevano con il tempo e hanno potuto fare una preparazione, giustamente come fanno tutte le squadre normali. Noi questo non ce l'abbiamo avuto. Non abbiamo avuto la possibilità di provare nessuno perché non abbiamo fatto amichevoli, quindi tutto quello che stiamo vivendo lo dobbiamo sperimentare in campo, quando ci sono i tre punti a disposizione. Abbiamo avuto anche la sfortuna di incappare in un calendario così compresso nel momento peggiore della nostra, tra virgolette, preparazione fisica. Affrontare il Ravenna, uno squadrone, e dopo tre giorni lo Spezia, con tutte le vicissitudini che dicevo prima, non era semplice. Abbiamo perso Megelaitis per il legamento crociato e Cavallini ha subito un grave infortunio alla caviglia. Questa è l'analisi che faccio. Per il resto io non sono preoccupato per niente. Perdere 1-0 o perdere 3-0, in questo momento, conta poco. Quello che conta è recuperare più effettivi possibili nel più breve tempo possibile e fare in modo che i giocatori arrivati in ritardo, sia per quanto riguarda il tempo sia per la condizione fisica, rientrino presto in squadra e recuperino la forma. Da qui in poi rifaremo il nostro campionato".
Quanto tempo servirà per recuperare la condizione fisica?
"L'altro giorno, parlando con il nostro preparatore fisico, gli ho detto: 'Prof, quanto ci mettiamo a recuperare quello che purtroppo non abbiamo potuto fare?'. Mi ha risposto: 'Ale, per stare tutti al 100% ci vorranno altri 40-45 giorni'. Questo lo sapevamo anche noi, però è una risposta che mi fa stare tranquillo. Se affronti una squadra corazzata come il Ravenna e poi una, secondo me, ancora più forte come lo Spezia, in queste condizioni fisiche c'è il rischio di prendere un'imbarcata come è successo oggi. Poi gli episodi hanno condizionato oltremodo il risultato, secondo me, perché abbiamo commesso degli errori di disimpegno e anche degli errori individuali che ci stanno quando, soprattutto, non sei lucido. È molto semplice".
L'ambiente avrà la pazienza necessaria per aspettare la squadra?
"Io non mi deprimo. Se si deprimono gli altri io non ci posso fare niente. Non è che faccio lo psicologo dei tifosi o della gente che sta qui. Penso che quello che abbiamo fatto sia qualcosa di particolarmente straordinario. Lo ripeto perché questo lo voglio dire: c'è gente che ha lavorato qui lo scorso anno e ha avuto quattro mesi di tempo per fare una squadra e ha preso il primo giocatore ad agosto. Non faccio nomi, ma tanto è chiara la cosa. Noi abbiamo dovuto prendere 17 giocatori dopo il 5 agosto. E non è che siano arrivati tutti il 6 o il 7 agosto: sono arrivati uno dopo l'altro. Tutta gente che purtroppo non stava in condizione fisica adeguata. Quando arrivi al 10 agosto, se a maggio hai un cerchio così grande di possibilità di scelta, ad agosto ne hai uno così. Questo non è una scusa. Io sono sicuro che la squadra che abbiamo fatto è una squadra competitiva quando sarà a posto fisicamente".
Come si rialza il Perugia dopo una sconfitta del genere, considerando anche il calendario?
"In questo momento siamo una squadra che sulla carta potrebbe essere la sesta o settima del campionato, se tutti stanno bene. Poi, forse, se riusciamo a recuperare qualcuno, anche qualcosa di meglio. Però, quando stai così tanto indietro, c'è il rischio che tu sia decimo o dodicesimo. Non lo so, ma non è questo che mi preoccupa. A me non preoccupano nemmeno le prossime due partite, anche se per assurdo dovessimo perderle entrambe, perché so dove arriveremo. So che da qui a quei 40-45 giorni la squadra troverà la sua condizione migliore. Nel frattempo non è che smettiamo di giocare e non andiamo a fare le partite cercando di competere e vincerle. Cercheremo ovviamente di fare il massimo, tenendo sempre presente questo aspetto che va considerato. Ma non deve essere né un alibi per i giocatori, né per l'allenatore, né per me, né per nessuno. Nessuno vuole mettere scuse: io sto parlando di dati oggettivi. Noi abbiamo potuto fare amichevoli quest'estate per provare qualcosa? No, zero. Ne abbiamo fatta una alle sei del pomeriggio. Pensate un po' a che programmazione era stata fatta: alle sei del pomeriggio, con 58 gradi a Bastia. E non è che l'avevo scelta io".
C'è il rischio di un contraccolpo psicologico?
"No, la squadra non avrà contraccolpi psicologici, almeno fino a quando ci sarò io qua. Le partite si possono vincere e si possono perdere, ci sono modi e modi di vincere e perdere, e ci sono ovviamente anche avversari di un certo tipo e avversari di un altro tipo. In questo momento abbiamo incontrato due superpotenze. Una è stata aiutata dagli arbitri, che hanno condizionato pesantemente la partita, perché nel primo tempo contro il Ravenna noi non avevamo rischiato niente. C'è stato un intervento fuori tempo di Papazov che ha fatto prendere una traversa a loro e noi avevamo avuto l'occasione di Kabashi. Poi, se tu mi butti fuori uno per un intervento normale di gioco, perché ce ne potrebbero essere altri 10.000 così, in 22 falli che loro hanno fatto non è stato ammonito un giocatore. E allora che dobbiamo fare?"
Quanto pesa l'assenza di Megelaitis e quali sono i limiti attuali della squadra?
"La perdita di Megelaitis per noi è stata una bomba atomica in questo momento. Non che, se l'avessimo perso fra tre mesi, avremmo potuto compensare la cosa in un altro modo, ma è l'unico giocatore realmente della difesa capace di uscire palla al piede con una disinvoltura diversa. Tozzolo questo tipo di gioco non lo sa fare in quel modo come lo faceva lui e gli altri non lo sanno fare. Cavallini era una spina nel fianco per gli avversari perché, quando ti attaccavi, ti faceva male. Entrava anche dentro il campo, come dimostra il rigore che abbiamo preso contro il Pineto. Gli altri non hanno ancora queste caratteristiche e non sono al suo livello fisico. Lo stesso Papazov domenica, secondo me, non è entrato male: è un giocatore di grande prospettiva, ma gli sono venuti i crampi. Questo dice la dice lunga su quello che sto dicendo. E ripeto: non sono venuto qui a cercare una scusa perché abbiamo preso tre gol. Assolutamente. Io sto solamente facendo un'analisi dettagliata della situazione attuale. È una situazione che conosciamo perfettamente e che poteva andare a finire così. Anzi, volete sapere la mia? Nemmeno mi aspettavo di fare tutti i punti che abbiamo fatto fino adesso, perché conosco cosa significa essere allenati o non essere allenati".
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