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IL TIFOSO IN TRASFERTA | Inter-Spezia, luci a San Siro, ma per pochi
mercoledì 8 dicembre 2021, 17:15Primo Piano
di Gian Maria Tosi
per Acspezianews.it

IL TIFOSO IN TRASFERTA | Inter-Spezia, luci a San Siro, ma per pochi

Nuovo episodio della rubrica dedicata alle trasferte che i tifosi spezzini affronteranno nella loro prima stagione di Serie A

Mercoledì scorso lo Spezia, in occasione della quindicesima giornata del campionato di Serie A, ha affrontato l'Inter in trasferta a San Siro, la Scala del calcio. L'ultima volta che le Aquile scesero in campo a San Siro accompagnati dal loro pubblico rappresentò una delle pagine più gloriose della loro storia calcistica. La partita era Milan-Spezia di Coppa Italia, disputata il 15 gennaio del 2014, in una giornata molto simile a quella dell'ultimo incontro: match infrasettimanale, alle 18 del pomeriggio, in una Milano in pieno clima invernale.

In pochi, soprattutto tra i presenti, possono dimenticarsi di quella giornata storica, la prima volta dal dopoguerra che allo Spezia veniva concesso di affacciarsi su uno dei palcoscenici più importanti d'Italia: fu un vero e proprio esodo, con settemila tifosi spezzini che, nonostante il giorno e l'ora, presero parte alla storia, accompagnando la loro squadra in un San Siro disertato invece da molti tifosi milanisti. Finì 3-1, con il goal della bandiera di Ferrari al 91' che fu accompagnato dal boato degli spezzini presenti. Tra lo stupore dei milanisti, esplose la gioia di un popolo a cui bastava un goal a San Siro, per di più in una gara ufficiale, per toccare il cielo con in dito.

Inter-Spezia di settimana scorsa non ha seguito le solite dinamiche. Nonostante la posta in palio più alta, una gara valevole addirittura per il campionato di Serie A, in pochi questa volta hanno risposto presente: solo trecento o poco più sono stati i tifosi bianconeri al fianco della squadra. Il confronto con il precedente è senza storia, considerando pure le similitudini di giorno ed ora che a detta di molti potevano rappresentare lo scoglio più grande ad una affluenza maggiore. Probabilmente se fosse stata di domenica pomeriggio i numeri sarebbero stati migliori, ma a vedere dall'affluenza al Picco pochi giorni dopo in occasione della sfida con il Sassuolo, difficilmente si sarebbero rivisti i numeri del precedente con il Milan.

E pensare che le premesse per rivivere un'altra grande pagina della storia dello Spezia c'erano tutte. Il solo giocarsi una partita di Serie A contro i campioni in carica nello stadio più importante d'Italia valeva il prezzo del biglietto, al di là della difficoltà della partita e della sconfitta quasi certa. Purtroppo è sempre più evidente, al di là di questa partita, come il tifoso spezzino sia ormai inspiegabilmente assuefatto dalla categoria. Cosa paradossale, visto che ci troviamo al quarto mese da spettatori nella massima serie. Sembra quasi come se i numerosi anni trascorsi in Serie B come una delle società più ricche della categoria, senza mai raggiungere l'agognata promozione, abbia cancellato gran parte delle emozioni provate in 55 anni dove il sogno, tra l'altro mai raggiunto tra un fallimento e l'altro, era la Cadetteria. Il primo anno di Serie A, seppur a porte chiuse, e la salvezza conquistata, con molto merito ma anche con molta fortuna, hanno fatto il resto. Molti tifosi spezzini ormai affrontano la A come se seguissero una squadra ai vertici del calcio italiano ormai da anni, presenziando allo stadio in base all'umore o al rendimento degli aquilotti. 

San Siro, comunque, è uno spettacolo. Quando arrivi e lo vedi in lontananza, la sensazione è di essere veramente nel calcio dei grandi. Abituati al vecchio Picco, piccolo stadio di provincia, trovarsi di fronte questo monumento, con le sue torri e le travi rosse, marchio di fabbrica dell'impianto, è il coronamento di un sogno. Non è da meno il momento dell'ingresso, quando si stagliano alte davanti agli occhi dello spettatore tribune e curve alte più di cinquanta metri e piene di tifosi. Poco possono gli spezzini presenti dinnanzi ai numerosi tifosi di una delle due squadre di Milano, città dove alcuni quartieri da soli hanno le dimensioni di Spezia. Ma per loro va bene così, l'importante è esserci e far sentire la proprio voce alla Scala del calcio. 

La partita segue il copione prefissato: l'Inter dimostra perché è la squadra campione d'Italia in carica e le qualità che l'hanno resa tale. Lo Spezia gioca la partita come da programmi, difesa a tre, o meglio a cinque, per arginare le iniziative della squadra nerazzurra, anche se probabilmente la speranza era di riuscire a concretizzare qualcosa in più sulle ripartenze. Purtroppo lo strapotere tecnico e atletico della formazione meneghina è totale e Manaj si ritrova per tutta la partita a lottare spalla a spalla contro i difensori più forti d'Italia, svolgendo il suo lavoro con orgoglio ma senza raccogliere i frutti sperati. L'inter passa avanti con un'azione magistrale e poi trova il raddoppio su calcio di rigore. La partita scorre senza discostarsi troppo dalle previsioni iniziali ed anzi lo Spezia riesce ad evitare un passivo più pesante, senza mai però impensierire l'inter. Ad un certo punto il risultato sembra non importare nemmeno più di tanto, la partita scorre verso la fine per inerzia mentre l'unica cosa rimasta da fare è godersi il momento, chissà quante altre volte potrà ricapitare.

Uscendo da San Siro, illuminato nel buio della sera milanese, la sua maestosità fa ancora più impressione. E forse poco importa del risultato in queste partite, quasi date perse in partenza, finché lo Spezia ci permetterà di confrontarci con queste realtà, per anni lontane e irraggiungibili.

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