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Il "No" a Inter e Toro per amore dell'azzurro: quando Udovicich scelse la fedeltà ai soldi

Il "No" a Inter e Toro per amore dell'azzurro: quando Udovicich scelse la fedeltà ai soldi
autore
Redazione TMW
Oggi alle 08:13Storie di Calcio
Il gigante fedele che cancellò Fiume con la risaia: l’epopea azzurra di Nini Udovicich

C’è un’immagine che i vecchi tifosi del Novara si tramandano come una reliquia laica: un difensore monumentale, la maglia azzurra intrisa di fango e sudore, che svetta di testa sopra l’attaccante avversario nell'area del vecchio stadio di via Alcarotti.
Quel gigante era Giovanni Udovicich, per tutti semplicemente "Nini".
La sua storia non è soltanto una striscia infinita di numeri e record calcistici, è il racconto di un riscatto umano che attraversa il dramma del Novecento, un viaggio da esule che ha trovato la sua terra promessa tra le nebbie della pianura piemontese, legando il proprio nome a una maglia fino a diventarne il simbolo eterno.

Dalla tragedia dell'esodo alla terra del riso

La vita di Nini Udovicich comincia con il rumore della storia che va in pezzi.
Nasce a Fiume il 1 febbaio1940, quando la guerra finisce, la sua famiglia – come centinaia di migliaia di istriani, fiumani e dalmati – è costretta a fuggire, a lasciare tutto per evitare il dramma delle foibe e l'annessione alla Jugoslavia di Tito.
I profughi Udovicich salgono su un treno della speranza, la destinazione finale è il Piemonte, precisamente il Centro Raccolta Profughi di Novara, allestito nella Caserma "Perrone".
Lì, tra camerate divise da coperte e la nostalgia di un mare perduto, il piccolo Nini cresce.
Trova la sua valvola di sfogo nel perimetro di un campo da calcio, la fisicità è prorompente, lo stacco imperioso: Novara lo adotta, prima come uomo e poi come calciatore.

Il recordman che "corresse" i giornalisti

Udovicich debutta in prima squadra nel 1958, diventerà lo stopper insostituibile, il pilastro di una squadra che per quasi vent'anni farà l'altalena tra la Serie B e la Serie C.
Chiudeva ogni spazio, non usava le buone maniere se necessario, ma incarnava una lealtà d'altri tempi.I tabellini ufficiali si fermano a 516 presenze.
La leggenda giornalistica ne conta 517, ma memorabile resta un aneddoto legato proprio a questo primato.
Intervistato anni dopo sul numero esatto delle sue battaglie in campo, Nini rispose con un sorriso sornione e quell'accento che ormai aveva fuso le durezze giuliane con le cadenze novaresi: «Tutti dicono 516 o 517... ma io sono sicuro siano 520! Si vede che i giornalisti dell'epoca si erano persi qualche nebbiosa trasferta su qualche campo gelato della Serie C».

La fedeltà oltre i soldi: il "No" a Inter e Torino

Erano gli anni del calcio romantico, ma le sirene del grande mercato suonavano forti anche allora. Nini era uno dei migliori stopper della categoria e le grandi della Serie A si accorsero di lui.
Prima l'Inter di Angelo Moratti, poi il Torino bussarono alla porta del Novara, sul piatto c'erano ingaggi che avrebbero cambiato la vita di chiunque, specie di chi era partito da un campo profughi.
Udovicich disse di no. Ogni volta.
Non voleva lasciare Novara, la città che lo aveva accolto quando non aveva una patria, per lui la maglia azzurra non era un posto di lavoro, era un'identità.
Rimase a presidiare l'area di rigore novarese fino al 1976, anno del suo ritiro, senza aver mai giocato un solo minuto in Serie A, ma con la certezza di essere diventato un re senza corona.

L'ultimo applauso

Quando si è spento il 4 settembre 2019, all'età di 79 anni, Novara si è fermata, lo stadio "Silvio Piola" gli ha dedicato la tribuna stampa e un lungo, commosso minuto di silenzio.
Giovanni Udovicich ha dimostrato che si può essere campioni della storia anche senza bacheche piene di scudetti. Gli è bastato l'amore di una città, conquistato un colpo di testa alla volta, partendo dal nulla.

Il "muro" con Alberto Vivian

L'aneddoto sportivo più celebre riguarda la coppia difensiva del Novara, per anni Udovicich ha fatto coppia fissa con il compagno di mille battaglie Alberto Vivian.
I due formavano una delle cerniere centrali più temute e invalicabili d'Italia, chi ha giocato con loro o li ha affrontati ricorda che l'intesa era totale: Udovicich era lo stopper vecchia maniera, tutto fisico, altezza e stacco aereo; Vivian ci metteva la rapidità.
I cronisti dell'epoca ripetevano spesso che quella coppia difensiva «non avrebbe sfigurato nelle prime tre squadre della Serie A».

Il debutto "al contrario"

Un ricordo curioso, spesso citato dai compagni di squadra delle giovanili, riguarda il suo esordio, tutti ricordano Udovicich come un difensore invalicabile, eppure debuttò in prima squadra il 9 febbraio 1958 (a Bari) giocando come attaccante.
Solo in un secondo momento gli allenatori capirono che la sua vera vocazione era distruggere il gioco avversario piuttosto che costruirlo, complice una fisicità fuori dal comune.

La "pelata" più famosa delle figurine Panini

Negli anni '70, i calciatori dell'epoca lo ricordavano anche per un dettaglio estetico diventato un cult, Udovicich è stato definito dai collezionisti come «la pelata più famosa delle Figurine Panini».
Essendo stempiato fin da giovanissimo (ci sono foto che lo ritraggono a 13 anni già con pochissimi capelli e una statura imponente), la sua figurina con la maglia azzurra e le braccia conserte era un timbro inconfondibile che tutti i bambini e i calciatori avversari riconoscevano all'istante.

I versi di Fernando Acitelli

Il rispetto per il suo status di esule e di "gigante buono" ha superato i confini del rettangolo di gioco. Il celebre poeta e scrittore Fernando Acitelli, nel descrivere i campioni del calcio romantico, gli ha dedicato un verso diventato famosissimo tra gli appassionati, che fotografa perfettamente l'essenza dell'uomo:

«Mi alzavo. Era di Fiume! Oh, che gusto mi dava saperlo eroe e non divo».

Il ricordo umano del club

Alla sua scomparsa, il cordoglio del mondo del calcio è stato unanime. I giocatori che hanno indossato la maglia del Novara negli anni successivi lo hanno sempre descritto come un punto di riferimento silenzioso ma carismatico.
Ancora oggi, la società e i tifosi lo ricordano come «un uomo d'altri tempi, tranquillo, una persona perbene e un padre di famiglia esemplare sia in campo che fuori».
A dimostrazione del vuoto lasciato, a Novarello viene periodicamente organizzato il "Memorial Nini Udovicich", un torneo giovanile che celebra i valori di lealtà e fair play che lo hanno contraddistinto in vent'anni di carriera

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