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Lazio, Fabiani: "Mercato, Romagnoli, Sarri e Baroni: vi dico tutto"
Oggi alle 13:30In evidenza
di Andrea Castellano
per Lalaziosiamonoi.it
fonte Andrea Castellano - Lalaziosiamonoi.it

Lazio, Fabiani: "Mercato, Romagnoli, Sarri e Baroni: vi dico tutto"

FORMELLO - Nel giorno delle presentazioni dei nuovi acquisti della Lazio Motta, Maldini e Przyborek, ha parlato anche il direttore sportivo Angelo Fabiani. Di seguito le sue parole.

"Per completare il discorso del mercato in entrata c'è anche l'accordo chiuso con tanto di contratto firmato da Pedraza. A luglio vestirà la maglia della Lazio. Diogo Leite l'abbiamo invece seguito, ci abbiamo parlato, ha avuto un infortunio di 6-7 settimane di stop, c'è un accordo di massima con il suo avvocato. Vediamo a stretto giro se vorrà anche lui legarsi alla Lazio così come doveva farlo prima della fine del mercato e prima dell'infortunio. Faccio un appello a tutti: è giunto il momento di abbassare un po' i toni tutti, parto anche dal sottoscritto. Si è venuto a creare un clima non bello, un clima che per la verità si respira all'esterno del nostro ambito lavorativo. Come avete sentito i nuovi hanno parlato in termini positivi dello spogliatoio, del tecnico, di noi. Non è vero ciò che a volte mi viene riferito che ci siano delle discussioni o a volte 'violenze'... Noi come dirigenza abbiamo fatto un blocco, ci siamo isolati per quello che è il nostro compito. Ritengo che sia giunto il momento che ognuno faccia la propria parte per riportare tutto sui binari della serenità. Non nascondo che probabilmente ci abbiamo messo del nostro. Io non voglio fare il capopopolo, io sono uno del popolo. Non prendo in giro nessuno. Dico sempre ciò che rispecchia la realtà o i fatti, non le dicerie o le millanterie. Prendiamo il caso Romagnoli. Ne ho sentite di tutti i colori, mi riserverò di agire per vie legali per difendere la Lazio e i suoi tifosi. Ogni singolo tifoso deve avere la percezione che ci sono dei professionisti che operano giorno e notte, poi se ci riusciamo o no lo dirà il futuro. Io vengo da un anno tremendo anche a livello familiare, ma non ho mai fatto mancare il supporto allo staff e ai giocatori. Il giorno in cui mio nipote si toglie un rene per un male, io purtroppo non c'ero ed ero qui a lavorare per la Lazio. Si può discutere se avrò fatto o bene, lo dirà il tempo. Da qualche anno a questa parte ho gettato le basi per far sì che chi mi succederà, per coltivare le ambizioni, ritroverà delle basi solide. Roba che non ho trovato io. Ho dovuto rifondare tutto. Dal settore giovanile alla Women, dal gestire giocatori che non hanno mai giocato all'Olimpico. Io sono una persona serie, coerente, umile. Vi chiedo scusa se durante il mercato, quando mi avete chiamato non ho risposto. Non faccio la corsa per dare la notizia, a volte dare la notizia vuol dire bruciare l'operazione. Ci sono gruppi che non hanno scrupoli se esce una trattativa. Non credo che ci sia nella storia un dirigente che abbia denunciato mediatori o presunti tali che volevano recare un danno al mondo Lazio. Per mondo Lazio parlo anche del singolo tifoso, pure di quello che non è mai venuto allo stadio. Per chi viene e chi no. Questo è il rispetto che io devo portare al mondo Lazio, non le chiacchiere facendomi bello perché ho fatto 60-70 milioni di plusvalenze e comprati alla metà. Non messi in vendita da me tra l'altro. Io non mi nascondo dietro alla società, ho sempre imposto le mie idee. Nel bene o nel male queste idee hanno prodotto qualcosa di positivo a quelle società. Mi dispiace quando mi vengono a dire che Massimo Piscedda ritiene la categoria dei direttori come dei maggiordomi. Non mi dispiacerebbe servire a tavola, se uno è umile. Cosa che non è lui. Caro Massimo, vienimele a dire in faccia: cosa pensavate che ero il servo sciocco dei procuratori o degli amici degli amici? Io sono al servizio della Lazio. Prendere o lasciare. Sono disposto caro Massimo così come Luciano Moggi di fare un confronto pubblico. Troppo facile parlare senza il contraddittorio, sono stato tirato per la giacchetta. A questi cantastorie, se vogliono un confronto pubblico, mi chiamassero. Poi dico a Moggi che i libri non si scrivono romanzati dicendo cazzate. Si scrivesse la verità, che è diversa. L'ho vissuta a 360 gradi. A Massimo, di cui nutro affetto, prima di parlare aziona il cervello. Non imbrogliare la gente, non è giusto. Non lo trovo corretto. Aver fatto 60 partite in Serie A non ti dà il diritto di avere in tasca la verità assoluta. Io devo ringraziare Romagnoli, in tutta la vicenda è stato l'unico ad aver usato il buon senso. Ho la convinzione che ha rifiutato il trasferimento se ha rinunciato per principio gli fa ancora più onore. Ma coloro che si sono messi in mezzo alla vicenda non si sono comportati bene perché hanno mentito a Romagnoli. Questi signori, compreso Raiola, dovranno spiegare davanti al magistrato se erano al corrente o meno di condizioni che loro ci hanno imposto. Posso dimostrare tramite messaggi e mail. Loro sono solo arroganti e ignoranti che dicono che alle ore 20 non c'era nessuno. Mi vergogno di non essere stato all'ospedale per mio nipote, quindi mi assumo le responsabilità di ciò. La Lazio non è la vigna dei coglioni, con me questi personaggi non passano. Qui bisogna essere coerenti tutti: Lotito, Fabiani, Sarri, calciatori, medici, inservienti. Qui non bisogna mettersi la giacca con lo stemma della Lazio e basta, ma mettersi in testa che la Lazio è di tutti. C'è un presidente che la governa. Io so quello che faccio io, qua la Lazio è un patrimonio di tutti i tifosi, della città. Caro presidente, se si è creata questa cosa è perché con la tua generosità hai concesso negli anni che i tuoi collaboratori ti raccontassero verità diverse accumulando problemi su problemi. Io non parlo male degli altri, ma mi sono ritrovato a gestire situazioni al limite. La verità è questa. Ho quasi 65 anni, lo faccio per passione e non per un discorso economico. Il presidente mi ha detto di adeguare il contratto, in C prendono più di me, posso dire di farlo per amore e dedizione. E non prendo per il culo nessuno. Basta fare i capopopoli, i tifosi capiscono. Il popolo è vulnerabile, ti lascia quando si accorge che lo stai prendendo per il culo. Spero che il messaggio arrivi all'esterno e all'interno. Nessuno sfrutterà la Lazio finché ci sarò qui io".

Qual è la dimensione vera della Lazio? Potrà tornare ad attestarsi agli alti livelli della Serie A?

“La costituzione ci consente di manifestare in piazza, massimo rispetto. Per avere delle ambizioni bisogna avere delle basi solide, che non sono sul denaro. Oggi potrei bearmi delle plusvalenze, ma non funziona così. Castellanos l’ho venduto a 30 ma l’ho pagato 15, così come Guendouzi. Ci sono gli ammortamenti e tutto un meccanismo che ci si porta dietro da anni. Non tutte le responsabilità sono su Lotito, se mi devo incazzare con lui lo faccio, ma no mi ha mai imposto nulla. Sta all’onestà di chi lavora agire per il bene superiore, cioè della Lazio. I soldi non ce li siamo messi in tasca, abbiamo ancora delle quote da pagare. Le basi solide per partire da zero queste sono le azioni necessarie. L’Atalanta ha fatto 600 milioni di plusvalenze partendo da zero, il Como grazie a un programma sui giovani e a un solco si sta togliendo delle soddisfazioni. Questo è quello che ho inteso fare io in accordo con tutti. I periodi passano, la storia va avanti. Per ricostruire ci vuole tempo, anche per privarsi di un giocatore. Abbiamo fatto una plusvalenze reale, ma per cosa? Tutto quello che si sta facendo e per creare delle basi solide durature nel tempo. Con l’avvento di questi fondi non si capisce nulla. La Lazio oggi gode di ottima salute dal punto di vista economico. Non voglio parlare di numeri di altre squadre, mi viene da rabbrividire. Lo scorso anno questi stessi giocatori sono arrivati primi nel girone in Europa o no? L’ultima di campionato competevano per l’Europa o no? Poi perdi con il Lecce e rimani fuori, il bello del calcio è anche questo. Baroni giocava in un certo modo, c’è stata un’interruzione. Torniamo su Sarri, stimato tanto da me e Lotito. È un allenatore importante che ha il suo credo, devi rimescolare un po’ di situazioni. Ci vuole del tempo per dargli giocatori funzionali. Il mercato non è come al supermercato, ci sono delle complessità. C’è chi viene, chi è disposto. C’è tutto un studio, questo è programmare. Dei giocatori li abbiamo bloccati, come Noslin, Tavares, Rovella. Ci sono anche calciatori che stanno qui da anni e che hanno un contratto, quando si dicono le cose bisogna farlo con dati oggettivi. C’è gente che non sa come funziona una società. Il tifoso vuole sognare, ha ragione. Riportiamo tutti su un binario di tranquillità e trasparenza, se volete vi faccio vedere i contratti di Romagnoli firmati. Avevo fatto una forzatura andando anche contro il comunicato, mi prendo io la responsabilità. Se l’operazione non è andata in porto non è colpa di qualcuno, ne risponderanno davanti a un magistrato. Il tempo dei telegrafi e dei fax è finito, bastava una firma. Gli fa onore a Romagnoli, non c’è stata nessuna scazzottata, ci sono sorrisi, si divertono. Questa vicenda fa onore solo a Romagnoli”.

Non crede che ci siano state troppe interruzioni in questi anni? Come mai non è stato sostituito Guendouzi?

“Sono punti di vista. È il campo che giudicherà. Ho un grande rapporto con Guendouzi, il giorno dopo che è andato via però è diventato un discepolo di Maria Coretti. Dentro la Lazio in realtà è uno scassacazzi, si fa buttare fuori, fa come gli pare. Quella non è obiettività. Guendouzi è andato via perché l’ha deciso e voluto lui, io non trattengo nessuno così come Romagnoli. Non ho messo sul mercato Castellanos, lui mi ha detto di andare via. Se poi c’è stata un po’ di abilità di fare qualche milioncino, sono stati reinvestiti. Ci sono state parecchie interruzioni, ma bisogna vedere chi ha spinto l’interruttore. Io avevo puntato su Baroni, aveva due anni di contratto. Mai discusso con lui, prima della partita con il Lecce a bordo piscina mi comunica la sua volontà di andare via. Quello che si dice e che si può dire lascia il tempo che trova. I fatti documentati sono questi. Si deve ripartire, quante volte succederà. A volte ci sono delle seigenze. Sono andato da Sarri a prenderlo. Lui dopo la partita contro l’Udinese, per problematiche famigliari serie, non ce l’ha fatta e ha fatto un passo indietro. Il primo allenatore contattato è stato Sarri, so perfettamente che bisogna costruire una squadra per lui, ma ci vuole pazienza, verrà fatto. Ha un contratto di tre anni, firmati. Se li merita tutti. Bisogna avere pazienza e fiducia. Rompere un giocattolo ci vuole poco, costruirlo di più.

Pensa che il non guardare fuori Formello sia il problema? Sulla contestazione dei tifosi cosa pensa?

“Saremmo arroganti a chiuderci qui. Petizioni e non petizioni, la costituzione ci garantisce di manifestare in piazza, di dissentire. Bisogna anche avere un grado di capire fino in fondo le cose come stanno. Fare autocritica, dobbiamo essere i primi. Mi verrebbe da dire che se le regole ce lo consentono, di promuovere una sorta di class action con tutti, sederci di fronte a un tavolo e discutere delle problematiche reali per un confronto costruttivo, non distruttivo. Noi abbiamo anche regole stringenti a livello federale, tutto viene strumentalizzato. Forse è arrivato il momento di sederci e discutere di questo malessere non malessere, non tutto può essere ascrivibile a Fabiani. Ognuno di noi si deve prendere un po’ di responsabilità per il bene superiore che è la Lazio in quanto società importante, che ha migliaia di cuori pulsanti. Questo è quello che farò con un po’ più di tempo libero”.

C’è un risultato sportivo negativo che la spingerebbe a dimettersi? Qual è il successo per il suo lavoro?

“La Serie A l’ho fatta anche a Messina, sono arrivato ottavo e non era il Real Madrid. Comunque il campionato l’ho lasciato perché non avevo più stimoli. Il mio lavoro non lo deve valutare nessuno se non io, devo essere apposto con la mia coscienza. I miei collaboratori quando mi sono fatto carico di questa responsabilità: tolto Milinkovic, Luis Alberto, Immobile e pochi altri, non c’era gran che a livello di patrimonio di giocatori. Se per il lavoro fatto giorno e notte, togliendo tempo alla mia famiglia, Transfermarkt attesta il valore della rosa sui 250-300 milioni, vorrà dire qualcosa? Verrò giudicato per quello, quello mi dirà se la strafa è giusta, sul progetto che mi inizia a dare delle basi solide. Qui bisogna dare stabilità e sono abituato a programmare. La mia carriera dice che ho preso società fallite, retrocesse e riportate in alto. Questo è stato sempre il mio credo calcistico. Quando potevo rimanere al Messina in A, potevo divertirmi, prendere soldi. Ma non sono fatto così. Io sono un uomo del popolo, vengo dal nulla. Non mi ha regalato niente nessuno, non ci sono presidenti che mi dicono quello che devo fare. L’appello a tutti voi è di portare tutto sui giusti binari. A volte l’istituto delle scuse potrebbe essere molto importante, se qualcuno lo conosce. Io sì”.

Cosa ha spinto Sarri a dire che alla Lazio sembra sempre l’anno zero? Cosa spinge Baroni ad andare via e passare al Torino?

“Con Baroni all’Ancona, tanti anni fa, c’ero io e gli avevo dato una panchina. L’abbiamo incontrato tante volte, avevo pensato di fare un progetto con lui, e non avevo torto, c’era già il Baronismo. Poi si è rotto qualcosa. Non so i motivi per cui è andato via, prima del Lecce mi ha comunicato l’addio. Mi ha chiesto di non dirlo a nessuno perché non l’aveva comunicato ai collaboratori. Quindi io sono ripartito, non l’ho trattenuto. Tutto quello che è negativo non sempre è da assegnare alla società. Ora stiamo ripartendo con Sarri. Serviva uno come Raspadori? Abbiamo preso Maldini. Loftus-Cheek? Io non l’ho fatto saltare, nemmeno Samardzic. Io sono andato dai carabinieri per difendere la Lazio e i suoi tifosi, voi tutti. Non si dica che non siamo andati sui giocatori. Fare mercato ora è diventato impossibile, le cose si riescono a fare solo mantenendo il segreto perché ci sono gruppi che si inseriscono nelle trattative. Ma questo è un altro tema”.

Romagnoli: come principio è giusto rinunciare a un trasferimento per la rinuncia alle ultime mensilità?

“Il principio gli fa onore, non se ha rifiutato. Ci sono prove documentate dell’addio di Romagnoli, lui per principio non ha accettato il trasferimento per tre stipendi. Non gliel’ho imposto. Vecino ad esempio è andato via e ha preso fino all’ultimo giorno. Chi stava facendo l’operazione, non noi, ci dice che quello che rinuncia qui lo prende dall’altra parte, speriamo che mi stia sentendo Raiola, da un milione e mezzo di prestito lo porto a un milione, significa che avete parlato con Romagnoli e non gli avete detto nulla, avete sbagliato voi. Quando faccio le cose le faccio sempre con cognizione di causa. Mandas è venuto da me e piangeva, i procuratori gli hanno detto di rinunciare alle mensilità e lui è andato via senza prendere gli ultimi mesi di stipendio. I procuratori hanno rinunciato anche alla commissione. Da qui a dire che è tutta colpa della Lazio… le cose non stanno così. Fatevi dare dei documenti a supporto”.

Romagnoli l’ha visto centrato?

Centralissimo, ha capito perché è un ragazzo estremamente intelligente. Ci abbiamo parlato, la delusione in lui traspariva. Lui mi dice: io questa cosa non la sapevo. Io credo in lui. Si è allenato anche durante i giorni di riposo. Alessio è un professionista serio, poi la formazione non la faccio io.

Sarri ha più volte detto “fino a giugno resto”: pensi sarà ancora il tecnico della Lazio?

Me lo auguro, altrimenti sarei un folle. Io lo chiamo ‘toscanaccio’, ridiamo insieme, il mister ha la battuta facile, bisogna saperlo decodificare. Io lo so che lui è attaccato alla società, ai calciatori, ai tifosi. Poi è un brontolone, ma guai se non lo fosse. Significherebbe per lui non avere più stimoli. Giusto che ci solleciti. Lui viene dai campi di strada come me, sa che a volte le operazioni vanno in porto e a volte noi. Lui è una garanzia per tutti i tifosi. Lasciamo perdere le battute… Ho sentito Conte dire “Lo faccio per passione e non per soldi”. Lui è un altro burlone, di una bontà illimitata. A volta non conta ciò che dice, ma ciò che uno pensa. Io sono convinto che lui voglia onorare e dare continuità al progetto che abbiamo detto essere all’anno zero.

Qualche colpo che volevi chiudere?

Non penso che la Lazio si sia indebolita. Penso che abbia preso ottimi elementi, è il 64esimo mercato che faccio, qualche operazione c’è sempre che non va purtroppo in porto. Avevamo individuato un ragazzo dell’Inter (Frattesi, ndr), la Lazio poteva sostenere un prestito con diritto, poi ogni società fa le sue strategie. L’importante è non fare marchette. Qua non si fanno. Si prendono solo giocatori funzionali. Poi lo dirà il campo. Qualsiasi cosa fatta, è stata fatta in buona fede.

Situazione contrattuale con Basic?

Lui e Marusic sono stati convocati dal sottoscritto. Marusic ha accettato e firmato seduta stante, il secondo ha preso un po’ di giorni per valutare le condizioni. Nel frattempo si prendono anche altri impegni, per cui si è andati avanti con altri. Per me non è un problema al pari di Pedro e Vecino l’anno scorso. Quando sarà il momento vedremo se è nelle condizioni di rinnovare con la Lazio o meno. Quando parlo di esigenze, parlo di una visione totale di numeri. Mi sembra stia giocando con continuità.

Ha pensato alle dimissioni? Cosa farà alla scadenza del 2027? Perché ha ripreso Sarri se si è tirato fuori dal mercato?

“Stai dicendo che tutto questo disastro l’ha combinato Fabiani? La rosa più vecchia non l’ha creata Fabiani. Quando parli devi pesare le parole. Una volta siamo arrivati settimi e non siamo arrivati in Europa, un’altra volta sì. Alcuni giocatori, come Hysaj, non l’ha portati Fabiani. Fabiani ha preso Gigot. Così passa un messaggio che non è corretto. Se mi devo prendere le mie responsabilità, me le prendo. Dal mio avvento la Lazio è passata da 0 euro a 300 di parco giocatori. Se vai su Transfermarkt vedi cosa ha fatto la Primavera e la Women. Fatevele spiegare bene le cose. Ragioni male, vai a scuola di giornalismo (a un giornalista, ndr.)”.

Fuori dal mondo Lazio c’è un casino incredibile, la gente non va più allo stadio. La situazione è pesante. C’è un motivo per cui si è arrivati a questo?

“Ho un ruolo ben preciso. Forse è giunto il momento di abbassare tutti i toni, è arrivato il momento di fare una class action e parlare. Anche con i tifosi. Non si può dire che qui c’è chi ha ragione assoluta e uno che ha torto. A me dispiace che questi ragazzi senza i tifosi… Ma non voglio entrare in questo meccanismo, ne sto fuori. Mi farò promotore con Lotito. Penso che c’è tutta la volontà di arrivare a una soluzione, non so quale possa essere”.

Riesci a consigliare Lotito in certe esternazioni?

“Questa situazione non piace a nessuno, nemmeno a Lotito. Ho chiesto aiuto, cerchiamo di ricompattare, a partire da me. Se c’è un punto d’incontro”.