Dilemma allenatore, Ds D'Agnelli: "Aquilani già pronto per il Toro"
La stagione 2026/2027 del Toro è, di fatto, già cominciata, ma manca il primo tassello: la scelta del tecnico. Ai microfoni di Torinogranata.it le riflessioni dell'esperto Direttore Sportivo Rino D'Agnelli
Dilemma allenatore in casa granata, D'Aversa tagliato fuori nonostante l'appoggio della tifoseria?
"Secondo me il dilemma ruota attorno a un punto semplice, cioè D’Aversa non è più considerato dalla società il tecnico su cui costruire il prossimo ciclo, nonostante una parte consistente della tifoseria lo percepisca come uomo serio, concreto e capace di rimettere ordine in una squadra che aveva perso identità. Il gradimento popolare nasce dal fatto che ha restituito compattezza, ha riattivato giocatori spenti e ha dato una dimensione emotiva che il Toro aveva smarrito e ha fatto punti, ma questo non basta forse a ribaltare la linea interna. La dirigenza probabilmente lo vede come un profilo di gestione, non di progetto, un allenatore che garantisce reazione e stabilità, ma non un salto di qualità in termini progettazione, di identità e di appeal mediatico. In un momento in cui il club vuole e deve presentare un nuovo inizio, serve un nome che porti metodo, riconoscibilità tattica, modernità ,forza comunicativa e capacità di attrarre giocatori. D’Aversa, pur avendo fatto bene, non incarna questo tipo di ripartenza. Per questo è stato di fatto tagliato fuori per me...la società cerca un allenatore che alzi il livello percepito del Torino, mentre lui viene considerato una soluzione transitoria. Purtroppo le scelte sono da fare e il tempo potrà dire se si sono fatte scelte giuste".
Il Ds Petrachi sta sondando due talenti sbocciati in B: Abate e Aquilani. Chi preferisci?
"La scelta tra Abate e Aquilani è affascinante perché entrambi rappresentano quel calcio moderno, metodologico e proattivo che apprezzo molto e che cerco (nel mio piccolo e nelle mie dimensioni lavorative) nei miei allenatori: intensità, principi chiari, costruzione dal basso (non troppo esasperata possibilmente) , capacità di valorizzare i giovani e di dare un’identità riconoscibile alla squadra. Sono due allenatori che mi piacciono entrambi ma se dovessi scegliere la preferenza va ad Aquilani, perché oggi è semplicemente più completo, più formato e più pronto a reggere una piazza come quella granata. Il suo Catanzaro ha espresso un calcio da vera squadra europea, organizzazione posizionale, occupazione razionale degli spazi, coraggio nel palleggio, aggressività , gestione matura dei momenti della partita e una qualità collettiva che in Serie B si è vista raramente. Abate resta un profilo brillante, futuribile, modernissimo, ma ancora in fase di crescita secondo me un talento vero, ma non ancora pronto per una piazza importante. Aquilani invece ha già dimostrato di saper costruire cicli, dare metodo, far crescere i giocatori e imporre un’identità riconoscibile. Per questo, pur stimando entrambi, la scelta più logica e più solida per un Toro che vuole ripartire con un progetto tecnico credibile è Aquilani, oggi rappresenta la sintesi perfetta tra modernità, prospettiva e immediatezza del risultato"
Nell'interesse per Abate ha influito la brillante gestione del giovane Cacciamani?
"Si può essere. Certamente l'ottimo lavoro fatto da Abate con Cacciamani ha avuto un impatto sulla sua percezione di tecnico moderno, ha dimostrato di saper lanciare, proteggere e far crescere un talento giovane in un contesto competitivo, mantenendo equilibrio tra sviluppo individuale e risultati di squadra. Questo per un DS è un segnale forte, significa che l’allenatore non solo ha idee, ma sa metterle a terra con metodo, sensibilità e capacità di lettura. Detto questo, la gestione di Cacciamani sicuramente è stata un tassello, non il motivo principale. Abate piace, anche a me, perché rappresenta un calcio verticale, intenso, aggressivo, con principi chiari e moderni. Cacciamani è stato la dimostrazione pratica di quel modello di gioco. Un giovane inserito con coraggio, responsabilizzato, migliorato e valorizzato. In un calcio dove i club devono creare valore tecnico ed economico, questo pesa e non poco. La gestione di un singolo giovane è sicuramente un merito ma la gestione di un sistema complesso è un livello superiore e ha bisogno assolutamente di altro tipo di valutazioni".






