Il ruolo di Ventura nel Torino: un aiuto determinante o un potenziale ostacolo?
Che Gian Piero Ventura sia rimasto in buonissimi rapporti con Cairo e che lo sia in altrettanti con Petrachi è cosa risaputa. Lo si vede quasi sempre al Grande Torino Olimpico e pure al Filadelfia. Tanto più da quando c’è D’Aversa che ha come secondo Salvatore Sullo, per anni nello staff tecnico di Ventura. Per il moneto non ha un ruolo specifico nell’organigramma societario granata, diciamo che è un amico che può dare consigli tenuti in assoluta considerazione sia dal Presidente sia dal Direttore sportivo.
E’ del Tutto normale quindi che ci si chieda quanto Ventura nel Torino sia un aiuto determinante o un potenziale ostacolo. Ovviamente non si tratta di giudicare l’ex allenatore e commissario tecnico dell’Italia, semplicemente si analizza la situazione. Ventura è stato l’allenatore più longevo dell’era Cairo infatti ha guidato il Torino dal 2011 al 2016, per ben cinque stagioni. Riportando la squadra granata in Serie A, che da allora non è più retrocessa. Conquistando un 7° posto nel 2014, cosa avvenuta solo un’altra volta nel 2019 con Mazzarri. E arrivando al culmine massimo, da quando c’è Cairo, con gli ottavi di finale in Europa League e nel turno precedente con la vittoria sull’Athletic Bilbao al San Mamés, stadio che ancora oggi nessun’altra squadra italiana ha espugnato. Meno fortunato invece Ventura in Coppa Italia perché il massimo furono due volte agli ottavi nel 2014-2015 e nella stagione successiva. Il rapportò con la piazza fu ondivago infatti ebbe un primo scricchiolio con l’addio di Rolando Bianchi nel 2013, Cairo non rinnovò il contratto all’attaccante e Ventura nell’ultima partita in casa con il Catania non lo fece giocare dall’inizio, ma solo negli ultimi 20 minuti e lui segnò anche il gol del pareggio finale 2-2. E poi s’incrinò moltissimo per quel brutto gesto del “tagliagola”, figlio indubbiamente dell’adrenalina da partita, un po’ come le dita medie di Juric, rivolto a un tifoso del Toro al termine della partita (30 novembre 2014) con la Juventus persa per 2 a 1. Non c’è dubbio che da quando Cairo è il proprietario del Torino con Ventura ha avuto il massimo dei risultati sportivi, grazie anche al sodalizio del tecnico con Petrachi.
Se invece Ventura possa essere un ostacolo è un’idea che matura da quanto, seppur in circostanze differenti, è accaduto nella Roma fra Claudio Ranieri e Gian Piero Gasperini. Per carità non è assolutamente detto che accada anche al Torino, ma quando un allenatore ha l’occhio vigile di un altro che è in sintonia con il Presidente e il Direttore sportivo potenziali difficoltà possono sorgere, ma l’eventuale “amicale supervisione” potrebbe essere anche una sorta di parafulmine. E’ ovvio che tutto dipende da quanta sintonia possa nascere fra Ventura e il prossimo allenatore del Torino.






