Zaniolo e quella chiamata di Mancini... la cronistoria che ha cambiato il 10 dell'Udinese
Nuovo stop per Zaniolo. Ancora un mese, per una lesione al bicipite femorale della coscia destra, causata da una voglia di azzurro sfrenata. Un infortunio, che priverà Kosta Runjaic del suo numero 10 per un altro mese, quindi parliamo di ben 9 partite sulle prime dieci stagionali (Coppa Italia esclusa). Non la situazione migliore, ovvio, ma frutto di un susseguirsi di episodi che cominciano dall'estate.
Non si tratta ovviamente della questione rinnovo, certo che l'adeguamento ottenuto al termine di una telenovela estiva ha tardato l'inizio della sua preparazione con i compagni, ma di una chiamata. Forse la più importante che un calciatore può ricevere. Siamo a inizio agosto, Roberto Mancini è di nuovo il commissario tecnico della Nazionale italiana. Proprio colui che è stato il primo a dare fiducia a Nicolò convocandolo in Azzurro, quando ancora non aveva una presenza in Serie A, nel momento massimo di amore per l'Italia da parte del classe 1999. Come si suol dire... quando i pianeti si allineano.
"Nicolò preparati.. che a settembre ti convoco". Poche parole, tanta fiducia. Allora Nicolò si è messo sotto a lavorare, per recuperare il tempo perso e riprendersi quella maglia - come scritto da lui sui social una volta ottenuta la convocazione - "tanto sognata". Ma quando forzi per uno con la sua struttura fisica, il rischio è dietro l'angolo. Sprazzi di grande calcio contro il Como al debutto in campionato e poi il cambio, con tanto di smorfia di dolore uscendo e quella frase che chi ha era seduto a bordo campo ha avuto modo di sentire e leggere tramite il suo labiale: "Mi sa che mi sono strappato".
Pochi giorni dopo l'esito dell'infortunio. 'Rientrerà dopo la sosta', si pensava, ma giorno dopo giorno Zaniolo è migliorato di condizione fino ad arrivare a un rientro in gruppo quasi insperato per il Cagliari. Un po' troppo presto? In allenamento però si allenava, e forte. E per filosofia di Kosta Runjaic in questi tre anni: se uno sta bene, gioca. Il primo tempo contro i sardi è, però, da dimenticare. Lento, nervoso, compassato. Ma il motivo era uno solo: non era pronto. La testa sì, il corpo meno. Ma la voglia di far vedere a Mancini che era arruolabile in questo giro di convocazioni era troppa. La maglia tanto desiderata e inseguita non poteva sfuggirgli un'altra volta.
Chi non si sarebbe comportato così? Tutti avremmo lottato fino all'ultimo per la Nazionale. E Nicolò ha fatto bene a farlo, così come Runjaic a fidarsi di lui e a mandarlo in campo. Poi l'epilogo della storia lo conosciamo tutti, con un pesante verdetto difficile da digerire: un altro mese di stop. Con i se e con i ma siamo bravi tutti, quindi inutile ora fare la morale. Però in un periodo in cui il senso di appartenenza viene a meno sempre più spesso, un po' di sana voglia di Azzurro la si può giustificare.
Un'assenza pesantissima però per l'Udinese, che per i primi due mesi del campionato non avrà il suo numero 10.


