Udinese, Zanetti si presenta: "Zaniolo? Le gerarchie le darà il campo. Solet recuperato"
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Ivan Cardia
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Fonte: Da Udine, Davide Marchiol
Oggi alle 16:07Serie A
autore Ivan Cardia
04.11.2026 16:07Serie A
Il nuovo allenatore dell'Udinese: “Qui c'è un potenziale enorme, ma serve cambiare mentalità”. Su Zaniolo, Solet e la sfida contro il Venezia...
“La prima cosa è che un po' mi dispiace perché capito in un momento in cui una figura leggendaria come il paròn Pozzo purtroppo non sta bene e non ho ancora avuto modo di conoscerlo”. Paolo Zanetti, nuovo allenatore dell’Udinese, si è presentato in conferenza stampa nella giornata di oggi: “Ho conosciuto ieri sua moglie. Vogliamo cercare intanto di portargli qualche gioia sul campo. Questa squadra ha potenziale, un potenziale che io non ho ancora mai allenato, sono molto onesto. La ricetta è una: il lavoro. Sono arrivato qui giocando in tutte le categorie, lavorando a testa bassa, vincendo campionati e terminando stagioni con esoneri. Qua sono in una macchina che è quasi perfetta, poi la base della mentalità adesso va ricostruita e con me si corre molto, con me gioca chi corre e chi merita. Se si va in campo senza cuore non si fanno risultati, intendo lavorare in questa area. Non voglio stravolgere quanto già c'è, mister Runjaic è un tecnico che stimo e che ha fatto un buon lavoro, purtroppo poi il calcio è così, se il campionato finisse adesso l'Udinese sarebbe in Serie B, questo è un dato di fatto. Dobbiamo alzare i giri del motore di questa macchina, se lo farà non avrà problemi a salvarsi. Ho già trovato feeling con Inler, vediamo il calcio nello stesso modo e l'approccio è molto simile. Ora dobbiamo trasmettere i concetti ai ragazzi. Di tempo ce n'è poco, si gioca già venerdì, quindi entro a gamba tesa, non ho tempo di lavorare come fossimo in ritiro. Hanno apprezzato la mia schiettezza, ora le risposte vanno date sul campo”.
Come si spiega che una squadra comunque buona poi porta in campo prestazioni come quelle con Lecce e Roma?
“Avessi la risposta forse sarebbe già tutto a posto (ride, ndr). Ho parlato con i ragazzi, la voglia non è mai mancata, quando perdi però cominci magari a perdere autostima, c'è un po' di scaricabarile, tante cose che ho vissuto anche io da calciatore. Ora i ragazzi devono ritrovare autostima per riassestarsi a certi livelli, gli ho detto che da avversario ho sempre fatto fatica a trovare contromisure all'Udinese, una squadra sempre fisicamente pronta, duellante, con strutture al top e quindi fisicamente preparatissima. Si parte sempre però da una predisposizione mentale, si parte da lì. Dopo i 50 punti dell'anno scorso, se fai queste prestazioni evidentemente hai mollato qualcosa, in altre squadre per i mezzi a disposizione la mentalità era imprescindibile per salvarsi. Qua c'è talmente tanto talento che forse ti salvi anche senza questa mentalità, c'è una base tecnica che non c'entra nulla con chi deve salvarsi. Oggi però sei penultimo meritatamente, altrimenti non sarei qui ma ci sarebbe ancora l'altro mister. Le aree sulle quali lavorare sono ben chiare e le ho individuate, non ho trovato nessun ragazzo nei colloqui individuali senza la voglia di invertire la rotta. Questo è qualcosa che non è negoziabile. I ragazzi hanno risposto positivamente, ora le risposte devono arrivare dal campo”.
Non vuole stravolgere la squadra, inizialmente le novità quindi saranno poche, anche tatticamente:
“Arrivo qui con un bagaglio variegato, già in passato ero vicino a questa panchina e avevo sempre giocato con un altro sistema rispetto a quello che si fa abitualmente qui e non me la sono sentita. Adesso invece ho fatto tanta esperienza, ho vinto e perso con tanti sistemi. Stravolgere questa squadra sarebbe uno shock termico, non escludo di non farlo mai, perché dovrò provarle tutte. Ora però devo consolidare, la squadra è costruita per variare da un 3-5-2 a un 3-4-2-1 e questo faremo. Poi ho le basi e le capacità per variare se dovesse essere necessario”.
Conosce già Lovric ed Ebosse, cosa potrebbero dare? Zaniolo come lo vede, non è partito come ci si aspettava:
“Capisco che si voglia parlare dei singoli, ma guardo al gruppo. In questa squadra non ci sono giocatori che possono vincere da soli le partite, pochissimi in Serie A possono farlo. Deve funzionare la squadra affinché un giocatore forte si esprima, io voglio portare a Zaniolo i giusti spazi, i giusti movimenti dei compagni. Vale per lui come per tutti, anche per Lovric. Oggi è il giorno 2 della mia gestione, ma è il giorno 0, si reimpasta tutto, le gerarchie le darà il campo, che parla sempre. Questa squadra ha dei titolari chiaramente, non sono matto, se lo sono guadagnato sul campo. Però se qualcosa dovesse cambiare io dovrò cambiare a mia volta, perché il mio obiettivo è portare l'Udinese più in alto possibile. Sono qui con un contratto di 8 mesi, lasciando a casa 3 membri del mio staff, sono qui per guadagnarmi tutto. Mi è stato anche proposto di mettere un'opzione per il rinnovo, ma non l'ho voluta mettere, perché sono qui per dimostrare e per tirare fuori tutto quello che hanno questi ragazzi, se ci riusciremo i risultati arriveranno”.
Cosa non hai trovato in questa Udinese rispetto a quello che eri abituato a vedere negli altri anni?
“Sto rivedendo quello, perché la squadra ha avuto uno shock, è una squadra che ha preso tanti gol. Hanno avuto lo shock del mister, quando succede i giocatori si sentono responsabili. La predisposizione c'è, ora però bisogna vedere tutto in campo. Riguardando le partite ci sono delle aree di miglioramento per tornare al modello Udinese. Un modello che ha sempre funzionato e che è una base per un percorso che deve riposizionare l'Udinese più in su”.
“Una partita importante, ma se venerdì si vince non siamo salvi e se si perde non siamo retrocessi. Il percorso è ancora lungo. Un percorso ancora lungo, nell'immediato bisogna fare certe cose cercando di portare avanti anche certe cose nel processo. Dobbiamo sviluppare dei calciatori e in carriera l'ho sempre fatto, le mie società hanno sempre venduto bene i ragazzi, qualche volta anche troppo (ride, ndr). Però non è solo una cosa che mi chiede il club, è una cosa che mi sento mia. Mi godo i messaggi come quelli che mi ha mandato Ghilardi dopo il gol, dicendomi che era anche merito mio. Per fare tutto questo serve un'organizzazione generale in tutti gli aspetti. Ci sono delle richieste fatte dall'allenatore che i giocatori devono assolutamente fare. Ovviamente non posso dire cosa ho chiesto altrimenti svelo cosa ho preparato per venerdì. Voglio ora vedere la loro predisposizione a farlo. Dopo questo entrerà lo sviluppo del giocatore singolo che si aggiunge per dare ulteriore valore”.
Quanto avevi visto dell'Udinese prima di arrivare? In tv si era già ventilato un interesse dell'Udinese nei suoi confronti:
“Non c'era l'interesse dell'Udinese nei miei confronti ma sicuramente c'era un interesse mio nell'arrivare all'Udinese. Quando si è fermi bisogna studiare, mi sono goduto la famiglia ma dovevo anche farmi trovare pronto, era nel mio interesse. Devo ancora scoprire tante cose, il tempo in questo momento è il mio grande nemico, devo andare avanti spendendo tutte le ore che posso nello studiare la squadra”.
Hai parlato con qualcuno prima di arrivare?
“Ho diverse persone che conosco che sono passate per qui, a due ovviamente sono legato, una è Paolo Poggi, con cui insieme a Collauto abbiamo fatto qualcosa di straordinario. Partivamo per la salvezza e siamo arrivati in Serie A. Lui mi ha sempre parlato dell'Udinese, mi ha spiegato tutto. Era felice per me, mi ha semplicemente detto di essere me stesso. L'altro è Luca Gotti, persona intelligente e preparatissima. È nato subito un feeling con lui, mi ha detto di accettare subito, perché qui c'è un livello che non avevo mai visto e poteva nascere un grande connubio. Me lo devo guadagnare però ora sul campo”.
C'è forse un po' di scollamento nei senatori?
“Non l'ho avvertito nelle scorse settimane sinceramente. Sappiamo che impostazione ha dato Gino Pozzo, che ho tenuto per ultimo apposta perché ci sono alcune cose che voglio dire. Si parla sempre tanto in questi momenti, ma alla fine questi sono ragazzi, hanno tutti voglia di fare bene per loro stessi, ma bisogna fare bene per il club. Ho visto qualche ragionamento individuale di troppo forse, su questo bisogna crescere e ricordarsi che si lavora per un club. Sviluppare senso di appartenenza, io non sono friulano, non sono di Udine, ma se entro dentro un club poi do tutto me stesso, lo stesso mi aspetto da tutti. In questo momento siamo tutti in difficoltà, bisogna riuscire ora a stare tutti insieme, così l'energia cambia. Vivo visceralmente i posti in cui lavoro e intendo farlo anche qui”.
A Venezia non ci saranno i tifosi. L'Udinese per tanti è un simbolo, che messaggio ha per loro? Si può calcare su questo concetto con i giocatori?
“Assolutamente, nella difficoltà i tifosi stimolano la squadra ed è un vantaggio, è un sinonimo di grande maturità. Qualche volta è giusto che la squadra venga spronata. Per avvicinare la gente c'è un solo modo, ovvero dimostrare sul campo i valori di chi vive il territorio, si vuole vedere una squadra che dà tutto dal primo all'ultimo minuto. Abbiamo un debito con loro, dobbiamo fare di più e meglio. Il legame va meritato, quando si arriva al connubio tra squadra e pubblico allora si va al massimo. Non serve chiacchierare e fare i ruffiani”.
Quanto pesa il fattore psicologico?
“Se usciamo da qui ci sono squadre ancora più forti di noi che non riescono a fare risultato. Bisogna evidentemente fare qualcosa e far scattare quel qualcosa a livello mentale, a volte anche solo alzare il livello della forma fisica può farti cambiare testa. Però dobbiamo ragionare in maniera comune, se continuiamo a parlare solo del singolo internamente sbagliamo. Qui non è come il tennis che è uno sport individuale, qua giocano in 16, l'ambiente è fatto di persone, scegliamo noi chi vogliamo essere, fa parte di quelle cose che non ti dà madre natura, ti dà lo scatto, il dribbling, il talento. Io ero incontrista, il mio passaggio più lungo era di massimo un metro. Però con la mentalità sono arrivato in Serie A. È così che si ragiona”.
Gotti ha detto che questa è la squadra con più potenziale degli ultimi 10 anni di Udinese:
“Diciamo che se mi voleva veramente bene mi poteva risparmiare questa pressione (ride, ndr). Speriamo che sia così, devo lavorare per far sì che il potenziale che c'è venga fuori”.
In vista di venerdì recupera qualcuno? Anche gli infortunati sono stati un fattore, Solet ci sarà?
“Solet lo recuperiamo, ma valuteremo bene quanti minuti ha e tutta una serie di fattori. È un ragazzo gigantesco, una roba pazzesca. Proprio per questa mole va anche preservato, parliamo con lui e stiamo decidendo cosa fare. Ci sono altre due o tre situazioni da valutare, di giocatori importanti, non vi dirò chi. Lavoriamo per avere sempre tutti a disposizione al meglio e faremo sempre le migliori valutazioni. Qualcuno può pensare che magari la sosta sarà un vantaggio per lavorare, ma perderò 16 giocatori, quindi lavorerò con chi resterà”.
Che Zanetti ritroviamo dopo le ultime esperienze?
“Le migliori esperienze sono quelle negative, sono un buon incassatore. Ho smesso molto presto, sono ancora giovane ma alleno già da dieci anni. Ho fatto un percorso, sono cambiato nella gestione di me stesso mantenendo quella che è la mia filosofia. Sono cambiato nel rapporto con i miei giocatori, che magari a volte faticano a sposare la mia mentalità, una volta ero più estremista, adesso cerco di portarli nella mia filosofia perché ognuno ha il suo carattere e una risposta diversa al mio modo. Chiaro che mi porta via energia, però serve e funziona. Ho sposato questa filosofia, a volte lasciando per strada qualche ragazzo che poteva fare carriera e poi me ne sono pentito”.
Riparte da Venezia, che è una squadra che ha raccolto meno di quanto ha seminato…
“Il legame con quella città ci sarà sempre ed è innegabile, sono già tornato altre volte da avversario, ma nemici mai, avversari sì. Il Venezia è una squadra come noi, ha fatto investimenti importanti, ha raccolto meno di quanto seminato e ha un potenziale inespresso che prima o poi verrà fuori. Sarà una gara difficile, conosco bene il Penzo, è piccolino ma caldo, c'è grande passione, dobbiamo essere pronti a stare dentro la partita. Poi da lì svilupperemo tutto il resto”.
Cosa pensa di Gino Pozzo?
“Ho una bellissima storia, siamo stati vicini per due volte e mi sono tirato indietro io per motivi miei. Lui ancora oggi ha avuto fiducia in me, non è scontato, è una grande cosa, lo voglio ringraziare per l'opportunità. Farò di tutto per ripagarlo sul campo. Mi ha dato fiducia mentre ero a casa, poteva non considerarmi nemmeno”.
Italiano o inglese?
“Parlo un inglese basico. Per l'80% dei ragazzi capiscono l'italiano, qualcuno magari risponde in inglese. Con i nuovi mi devo magari esprimere in inglese, ma la società già da tempo fa fare corsi di italiano, la cultura nostra è questa. Io mi posso adattare, ma poi loro devono imparare”.
Fonte: Da Udine, Davide Marchiol
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