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L’alba di un nuovo VeneziaMestre
sabato 3 dicembre 2022, 18:26Editoriale
di Manuel Listuzzi
per Tuttoveneziasport.it

L’alba di un nuovo VeneziaMestre

Una squadra di calcio è come un organismo vivente. Ha bisogno di aria e nutrimento per sopravvivere. Necessita di un obiettivo per vivere un’esistenza degna. Serve ordine, disciplina e fede per andare oltre al semplice sostentamento e spiccare il volo verso l’unica cosa che rende l’uomo diverso da ogni altra specie. Sognare. 

Ma è soprattutto la volontà, o legge dell’attrazione, per chi ci crede, a cambiare realmente le cose. Un evento che fino a poco tempo prima sarebbe inesorabilmente andato nel verso peggiore può improvvisamente cambiare di senso, svoltare nel modo giusto, regalando ai pochi che veramente ci credevano la speranza che qualcosa sia cambiato. 

Il calcio è e resterà sempre lo sport più bello del mondo proprio per il modo in cui trasfiguriamo le nostre esistenze su di un terreno di gioco, nelle angosce, nelle depressioni, nelle rivalse. È doverosamente troppo presto per dichiarare di aver ascoltato una musica nuova, ma è innegabile come lo spartito sia cambiato, come il direttore d’orchestra abbia già rimesso in ritmo una banda che pareva clamorosamente fuori da ogni metrica. Una partita che settimane fa avremmo perso senza dubbio alcuno si trasforma così in una vetrina della nuova anima di questa Unione. Un VeneziaMestre che sa finalmente gettare sul campo il rancore di un anno di vergogne, una squadra che risulta ostinatamente consapevole dell’importanza di un contrasto vinto, di un’apertura fatta bene, di un dribbling al momento giusto. Quegli stessi ragazzi che fino a 15 giorni fa apparivano terrorizzati dalla propria stessa ombra sembrano infatti quantomeno interessati a dare una differente immagine di sè, lottando e combattendo come questa categoria esige di fare. Non è stata un’Unione brillante, un VeneziaMestre preciso e compatto, ma si è vista una squadra di pallone, un’undici che sapesse quale fosse lo scopo. Ed è già un’enorme passo avanti quando fino a pochi giorni fa si aveva la sensazione di ammirare un gruppo di buoni giocatori che, semplicemente, non avessero nessun interesse nel metterci qualcosa in più. Oggi è scesa in campo invece una squadra diversa, fatta di grinta, aiuti, errori si, ma conditi dalla voglia di rimediarli. Si è vista una retroguardia che qualcosa ha concesso ma che ha mantenuto la barra dritta grazie ad un Bertinato eroe di giornata, un Cecca che piano piano sta tornando ad essere il muro che conoscevamo ed un Ceppitelli leader silenzioso di uno spazio aereo invalicabile per gli attaccanti umbri. L’attacco è piaciuto invece per disposizione alla giocata e per concretezza nei momenti chiave con uno Johnsen che ha regalato momenti di “magic” ed un Pojhanpalo definitamente candidato a crack per la categoria con i 4 centri in 3 partite. A preoccupare è invece ancora un centrocampo che nel perno centrale palesa indubbie lacune dal punto di vista tecnico e fisico, un reparto in cui a gennaio andranno attuate le più pesanti migliorie che questa squadra necessita. Ma il merito di questi sei, scioccanti, punti va dato ad un uomo che sembra aver letto alla perfezione la scenografia in cui è andato ad infilarsi, trovando, per ora, la chiave per scorgere all’interno di un gruppo smarrito, quella voglia di reazione che sembrava definitivamente estinta. Paolo Vanoli si candida così a nuova immagine di un’Unione che negli ultimi dodici mesi aveva fatto di tutto per allargare la frattura tra città e società, mostrandoci in fin dei conti, come nel calcio l’unità di spirito sia il carburante fondamentale per qualsiasi velleità di successo. Ma alla curva ed alla tifoseria non possono e non devono bastare questi tre punti. Adesso che si è finalmente scoperchiato il vaso di Pandora di una parte della dirigenza che da mesi si sentiva legittimata al vero e proprio oltraggio al proprio stesso popolo, non ci si potrà accontentare della solita, preconfezionata, conferenza stampa di un presidente che da mesi ammette i propri errori senza volerne realmente porne rimedio. La contestazione vissuta dal vivo deve far prendere consapevolezza di come si sia persa la strada, sacrificata sull’altare di un non ben specificato guadagno. Questa gente, questa città, è stanca dell’arroganza, dei soprusi, della mancanza di rispetto di chi da decenni vuole esclusivamente sfruttarne il prestigio. Rimettiamo le cose a posto adesso, presidente, si trovi il coraggio di allontanare chi ha mandato al rogo l’entusiasmo ed i sogni di questa piazza, si ammettano intimamente gli errori, ormai globalmente pubblici quanto imbarazzanti per chi dell’immagine ne ha fatto una fede, riportandoci le bandiere e gli emblemi di questa squadra, si riparta dall’accettazione delle critiche, si riporti VeneziaMestre al centro del villaggio, si lavori per darci una rosa di onesti giocatori innamorati del proprio mestiere, per ripartire insieme. Uniti. E non esisterà sconfitta o vittoria che cambierà le cose. Affinché la maglia sia tutto ciò che conti. 

Avanti Unione.