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TMW RADIO - Drago: “Ho spostato io Kessie nel mezzo. Sensi porta genialità all'Inter”TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Francesco Di Leonforte/TuttoCesena.it
lunedì 25 gennaio 2021 19:03Serie A
di Dimitri Conti
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Drago: “Ho spostato io Kessie nel mezzo. Sensi porta genialità all'Inter”


Massimo Drago intervistato da Francesco Benvenuti
L'allenatore Massimo Drago è intervenuto a Stadio Aperto, trasmissione di TMW Radio condotta da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini “Non so se sia il campionato più bello degli ultimi anni, sicuramente è il più equilibrato e affascinante, perché fino all'ultima giornata secondo me non si saprà chi lo vincerà: domenica dopo domenica sarà una battaglia, saranno decisivi gli scontri diretti e speriamo che accresca anche lo spettacolo”.

Quanto incide il poco tempo a disposizione?
“Sicuramente la metodologia del lavoro cambia, giocando ogni tre giorni la partita diventa l'allenamento. Un altro dato da valutare è trovare le giuste motivazioni, perché giocare senza pubblico è una cosa che non siamo abituati a fare, ed è una mancanza che ti toglie determinazione e concentrazione abituali”.

Cosa ricorda del Kessie di Cesena? Può ancora migliorare, e dove?
“Ricordo un ragazzo un po' impaurito. Mi fu presentato, perché sinceramente non lo conoscevo, come difensore centrale e doveva essere il quinto, perché in quel ruolo si era affermato nel suo paese, ed aveva giocato nei primi mesi di Atalanta. Quando l'ho messo in mezzo al campo in allenamento però ho notato la sua abilità nel non farsi saltare uno-contro-uno e gli ho cambiato subito posizione. Può ancora migliorare in zona realizzativa, perché ha tempi d'inserimento e può segnare di più”.

In quel Cesena c'era anche Sensi. Davvero fa tutta la differenza nell'Inter?
“Rimangono negli occhi le sue prime dieci partite con l'Inter. Non solo si esprimeva in zona gol, ma dava anche genialità ai nerazzurri. Purtroppo è condizionato e tormentato da questi maledetti infortuni, spero riesca ad avere continuità di gioco, anche perché quando è successo ha sempre dimostrato di poter dare una grande mano”.

Senza scordarsi di Caldara. Anche per lui vale questo discorso?
“In realtà è un po' diverso, Mattia ha avuto un grave infortunio da trauma mentre per Stefano sono problemi muscolari. Caldara è di un'affidabilità unica, io lo chiamavo Il Soldato perché il compito che gli davo lo soddisfaceva al 100%. Mi dispiace, ma quando sta bene può fare benissimo in qualsiasi squadra”.

In Serie B quest'anno non c'è un nuovo Benevento?
“Anche in B regna l'equilibrio, ci sono tante buone squadre costruite bene ma non c'è la leader, quella che detta legge su ogni campo. Credo che le carte saranno giocate nelle ultime giornate”.

C'è qualche squadra che la incuriosisce?
“Il Venezia esprime un buon calcio: è partito benissimo, poi dopo un periodo d'appannamento ha mostrato identità. Una di quelle squadre propositive su ogni terreno”.

Finalmente Torregrossa è tornato in Serie A.
“Lui ha fatto esperienze in ogni categoria, partendo dall'Interregionale, e anche nell'annata di A ha mostrato che può valere la categoria. Dispiace perché è maturato tardi, anche all'epoca di Crotone aveva un difetto: partiva forte nel girone d'andata, poi nel ritorno rallentava”.

Si sarebbe mai aspettato di vedere Florenzi lontano da Roma?
“Visto l'andamento un po' sì, mancava il giusto feeling tra lui e la piazza. Lui forse in carriera ha pagato il sapere fare un po' tutti i ruoli, per me a Crotone lui era mezzala o trequartista, anche se dopo è stato spostato da altre parti. Un po' si è perso, si è imbastardito e ha perso identità. Ora al PSG ha trovato la sua giusta dimensione e sta dimostrando il suo valore”.

Lo stesso vale per Bernardeschi?
“Sì, si rischia di perdere identità. Ho sempre detto che per me Federico è un giocatore d'attacco, di fascia: lì esprime le sue qualità. Fatica a giocare spalle alla porta e a muoversi nel breve, ha bisogno di campo per far esplodere la sua potenza fisica”.

Un cambio di casacca potrebbe fargli bene?
“Quando c'era l'opportunità del Napoli, auspicavo per lui che potesse andare, perché lo vedevo nell'idea tattica di Gattuso. Nel 4-4-2 ha meno opportunità di esprimersi”.

Il suo telefono sta squillando?
“Non la vivo come un'ossessione, l'importante è tenersi sempre impegnati: un mio amico dice sempre che con 500 allenatori e 80 squadre, è normale non lavorare...".
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