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Carlos Henrique Raposo, l'illusionista del calcio brasiliano

Carlos Henrique Raposo, l'illusionista del calcio brasiliano
autore
Redazione TMW
Oggi alle 06:32Altre Notizie
Sfruttando un fisico atletico e l'amicizia con i grandi campioni del calcio brasiliano degli anni '80 e '90, Raposo riesce a farsi ingaggiare da club di Rio de Janeiro (Flamengo, Fluminense, Vasco, Botafogo) pur essendo privo di talento

Ecco la storia di Carlos Henrique Raposo, meglio conosciuto come "Il Kaiser", l'uomo che è riuscito a fare il calciatore professionista per oltre vent'anni senza saper giocare a calcio e, soprattutto, senza mai giocare una partita intera.

L'illusionista del calcio brasiliano

Rio de Janeiro, anni '80 e '90, il Brasile è la patria del calcio spettacolo, la terra di Pelé, Zico e Romário, in questo tempio del talento, un uomo compie un miracolo al contrario.
Carlos "Kaiser" Raposo possiede il fisico atletico di un centravanti moderno, la chioma ribelle dei bomber dell'epoca, ma un totale analfabetismo tecnico, eppure, riesce a farsi ingaggiare dai quattro grandi club di Rio (Flamengo, Fluminense, Botafogo e Vasco da Gama) e persino da squadre all'estero, il suo segreto?
Non giocare. Mai.

La rete delle amicizie e i finti cellulari

Il Kaiser era un genio delle relazioni pubbliche, diventò amico intimo delle più grandi stelle del calcio brasiliano dell'epoca, come Renato Gaúcho e Rocha.
Quando questi campioni firmavano per un nuovo club, inserivano nel pacchetto una clausola d'amicizia: "Prendete anche il mio amico Carlos, è un grande attaccante, ha solo bisogno di rimettersi in forma".
Una volta firmato il contratto (di solito di soli sei mesi), scattava la truffa.
Al primo allenamento, Raposo correva, calciava e stramazzava al suolo tenendosi la coscia. "Stiramento", urlava.
All'epoca non esistevano le risonanze magnetiche; i medici dovevano fidarsi del dolore del giocatore.
Il Kaiser passava così mesi in infermeria a stipendio fisso, per darsi un tono internazionale, girava per il centro sportivo parlando al finto inglese in un enorme telefono cellulare giocattolo (un lusso per l'epoca), fingendo di rifiutare ricchissime offerte da club europei.
Il bluff funzionò finché un medico del club, che parlava inglese, non si accorse che le frasi non avevano senso e che il telefono era di plastica.

Il capolavoro: la rissa salvifica

Il momento più critico della sua carriera avvenne durante la sua esperienza al Bangu, un club controllato da Castor de Andrade, uno dei boss della malavita più pericolosi e temuti del Brasile.
Castor voleva vedere il suo acquisto in campo, il Bangu stava perdendo 2-0 e il boss ordinò all'allenatore di far entrare il Kaiser.
Raposo, nel panico, sapeva che se fosse entrato in campo il suo inganno sarebbe crollato davanti a migliaia di persone, rischiando la vita, durante il riscaldamento, l'illuminazione: sentì i tifosi della squadra avversaria insultare i suoi compagni.
Il Kaiser scavalcò la recinzione, si lanciò in mezzo alla curva avversaria e scatenò una rissa gigantesca, l'arbitro corse verso di lui e gli sventolò in faccia il cartellino rosso prima ancora che potesse mettere piede sul terreno di gioco.
Espulso senza aver giocato un secondo.

La finta che valse un contratto

Negli spogliatoi, il boss Castor de Andrade era furioso, ma il Kaiser mise in scena il suo capolavoro recitativo, si presentò in lacrime dal presidente e disse:
"Dio mi ha dato due padri, uno l'ho perso, l'altro è lei.
Quando ho sentito quei tifosi insultarla, non ci ho visto più e ho difeso il suo onore".
Il boss si commosse a tal punto che, invece di cacciarlo, gli diede un bacio sulla fronte e gli rinnovò il contratto per altri sei mesi con un aumento di stipendio.

L'epilogo di un mito

Dopo aver girato decine di squadre (comprese brevi apparizioni in Messico, Stati Uniti e Francia al Gazélec Ajaccio, dove si presentò calciando tutti i palloni del riscaldamento verso i tifosi per evitare di dover palleggiare), il Kaiser si è ritirato nei primi anni duemila.
Oggi lavora come personal trainer a Rio de Janeiro e non prova alcun rimorso.
La sua storia è diventata un celebre documentario intitolato "Kaiser! Il più grande calciatore a non aver mai giocato a calcio".
Carlos Raposo è stato il re indiscusso degli impostori, capace di trasformare il "non saper fare nulla" in una carriera professionistica ventennale, un vero genio!

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