Petrone: "Ascoli pronto per la B. Il vero problema in Italia è la crescita dei giovani"
Ascolta il podcast
00:00
/
00:00
Mario Petrone, tecnico che conosce molto bene la Serie C, è intervenuto alla radio di TuttoMercatoWeb.com per commentare vari temi:
Mister, ci eravamo sentiti prima della finale playoff tra Ascoli e Union Brescia. Lei aveva detto più volte di vedere l'Ascoli favorito e alla fine così è stato. Che doppio confronto finale ha visto?
"Sono state due partite preparate bene da entrambi gli allenatori. Va riconosciuto il grande lavoro dell'Ascoli, sia all'andata che al ritorno. Parliamo di una squadra in salute, con meccanismi consolidati. Inoltre ha avuto il vantaggio di giocare il ritorno in casa davanti a 14-15 mila tifosi. Pareggiare l'andata e disputare la seconda partita davanti al proprio pubblico è sicuramente un vantaggio importante. Detto questo, come diceva Corini, il Brescia ha tutte le carte in regola per riprovarci. Lo vedo un po' come il Vicenza degli ultimi anni: un percorso costruito nel tempo per cercare poi il salto di categoria.
Il Brescia riparte anche dal riscatto di Crespi, protagonista della seconda parte di stagione. Sulla carta nel Girone A parte come favorita, perché il girone sembra meno complicato rispetto agli altri:
"Io spero che loro non ragionino in questi termini. Devono pensare solo a dare continuità al lavoro svolto. Contro il Brescia tutti vorranno fare bella figura e ogni partita sarà una battaglia. Se iniziano a pensare che il girone sia più o meno abbordabile rischiano di partire con il piede sbagliato. In Serie C non è mai facile vincere. Ci sono società serie e competenti come il Cittadella e tante altre realtà importanti. Lo abbiamo visto anche quest'anno con squadre come Salernitana, Cosenza e Crotone".
Passando all'Ascoli, promosso con pieno merito, quanto va rinforzata la rosa per affrontare la Serie B?
"Io toccherei poco. Forse inserirei un difensore e un centrocampista con maggiore fisicità, giusto per dare qualcosa in più a livello strutturale. La Serie B è un campionato molto fisico e in certe partite serve avere determinate caratteristiche. Per il resto l'Ascoli ha già una sua identità e delle ottime geometrie. Davanti ha tanti giocatori di qualità che sono stati determinanti nei playoff. È chiaro che qualche innesto di categoria servirà, ma non farei rivoluzioni".
Guardando al prossimo campionato di Serie C, i gironi B e C sembrano particolarmente competitivi.
"Sì, anche se secondo me una tra Spezia e Reggiana potrebbe finire nel girone A. Vedremo come verranno composti i gironi. In ogni caso stiamo parlando di una Serie C con squadre molto blasonate. Per questo continuo a sostenere la necessità di una riforma: io sarei favorevole a due gironi di Serie B e due di Serie C. È un peccato vedere piazze come Pescara, Perugia, Spezia, Catania o Bari in questa categoria. Naturalmente il campo ha emesso il suo verdetto e va rispettato, ma il livello della Serie C è sempre più alto".
Una volta retrocessi, però, tornare subito in Serie B è difficilissimo.
"Assolutamente sì. Retrocedere è una cosa, risalire è un'altra. Bisogna capire quali squadre riusciranno a mantenere una buona parte dell'organico della Serie B. Non tutte possono permetterselo. La Spezia, per esempio, mi sembra quella che ha maggiori possibilità di ripartire subito, ma la Serie C è un campionato completamente diverso. I contributi sono minori, cambiano gli equilibri economici e non è semplice tornare immediatamente in alto.
Che mercato si aspetta quest'estate in Serie C?
"Bisogna aspettare. Il mercato della Serie C dipende molto dai movimenti di Serie A e Serie B. Ci sono gli esuberi, i giovani che andranno in prestito e tante situazioni che si sbloccheranno più avanti. Sarà il solito mercato fatto di occasioni e di attese. Il Mondiale incide relativamente poco sulla nostra realtà".
C'è però il tema dei giovani italiani che continuano a trovare poco spazio.
"È un argomento che mi sta molto a cuore. In Italia il talento non manca. Basta guardare i risultati delle nazionali giovanili, che continuano a vincere Europei e Mondiali di categoria. Il problema è il passaggio al calcio professionistico. Manca il coraggio di dare fiducia ai giovani".
Dove nasce questo problema?
"Dalla mancanza di progettualità. Io ho sempre pensato al risultato, perché fa parte del nostro lavoro, ma ho sempre cercato anche di valorizzare i giovani. Penso a Orsolini ad Ascoli o ad altri ragazzi che ho lanciato nel corso della mia carriera. Le società dovrebbero avere il coraggio di costruire un progetto tecnico e sostenerlo nel tempo. Se un allenatore sa di essere giudicato dopo cinque partite, è normale che si affidi ai giocatori più esperti".
Quindi serve un cambio di mentalità?
"Assolutamente. In Germania e in Spagna vediamo tanti giocatori di 20 o 21 anni già protagonisti ad alto livello. In Italia questa mentalità fatica ancora ad affermarsi. Non abbiamo il coraggio di investire davvero sui giovani e poi ci chiediamo perché facciamo fatica a competere a livello internazionale. È un tema sul quale bisogna riflettere seriamente".
Altre notizie
Ultime dai canali


