Romagnoli, Kristensen o il vivaio: il rebus difesa dell'Atalanta
Dopo oltre dieci anni di militanza, Berat Djimsiti è vicinissimo a chiudere il proprio capitolo all'Atalanta: il difensore è atteso dall'Al-Diriyah, formazione della Saudi Pro League, e il club nerazzurro ha già aperto più di un dossier per non farsi cogliere impreparato. L'intesa tra le società non è ancora sigillata, ma la sensazione è che il centrale abbia ormai messo la testa altrove, assecondando una tentazione — cambiare campionato e, con esso, un intero stile di vita — che coltivava da tempo.
UN'ESTATE DI RIVOLUZIONE - L'addio del difensore si inserisce in un'estate che a Bergamo non somiglia a nessuna delle precedenti. La famiglia Percassi ha voluto con decisione un cambio di paradigma tecnico, consegnando la panchina a Maurizio Sarri e la scrivania del mercato a Cristiano Giuntoli. Dentro questa cornice si spiegano anche le scelte in entrata, a partire da Gianluca Gaetano, prelevato dal Cagliari e collocato subito al centro del disegno come regista. Un progetto nuovo, insomma, che chiede inevitabilmente qualche taglio col passato.
I NUMERI DI BERAT DJIMSITI - Classe 1993, albanese di passaporto ma nato a Zurigo, il difensore lascerebbe l'Atalanta a quota 334 presenze. Il primo approdo a Bergamo risale al gennaio 2016, quando la Dea lo rilevò proprio dallo Zurigo; il salto definitivo, però, è arrivato dal 2018, al rientro dai prestiti ad Avellino e Benevento. Da allora quel posto in mezzo alla retroguardia non l'ha più mollato: una permanenza tanto lunga da valergli, con il metro del calcio contemporaneo, l'etichetta di bandiera.
IL REPARTO DA RIDISEGNARE - Il pacchetto di centrali oggi conta su Giorgio Scalvini, Isak Hien e Odilon Kossounou, con Sead Kolašinac e Honest Ahanor utilizzabili all'occorrenza, anche se Sarri li sta collaudando soprattutto come terzini — il giovane in particolare. Un'uscita pesante come quella dell'albanese, dunque, imporrebbe un innesto: la casella lasciata scoperta va riempita in tempi stretti.
LA PISTA ALESSIO ROMAGNOLI - Il primo nome sul tavolo è un vecchio conoscente del tecnico: Alessio Romagnoli, con cui Sarri ha lavorato per tre stagioni alla Lazio. Piace per il bagaglio di esperienza e, soprattutto, per l'attitudine da mancino a comandare una linea a quattro, che rappresenta poi la vera cesura tattica rispetto agli ultimi anni della Dea. L'operazione, però, non è affatto lineare – come ricostruisce La Gazzetta dello Sport – perché dopo la lunga vicenda Al Sadd, con il trasferimento in Qatar naufragato quando il club ha chiesto di ridiscutere le modalità di pagamento con la Lazio a intesa già raggiunta, Gennaro Gattuso sta insistendo per trattenerlo in biancoceleste in una fase tutt'altro che serena per la società. Chi segue da vicino il dossier sa che Romagnoli resta comunque tra i profili graditi.
L'ALTERNATIVA THOMAS KRISTENSEN - La seconda strada non esce dai confini della Serie A e porta a Udine. Thomas Kristensen, danese del 2002, è il nome da monitorare con attenzione nelle prossime ore. Sbarcato in Friuli nell'estate 2023, ha costruito una crescita progressiva e misurabile: dal 5,79 di media voto della prima annata italiana all'ottimo 6,11 del 2025-26, stagione condita anche da tre reti. Un percorso in ascesa che rende Kristensen un investimento diverso da Romagnoli per età e prospettiva.
L'OPZIONE INTERNA: RELJA OBRIC - A Zingonia, intanto, si fa strada una terza via che rispecchia la linea storica del club sulla valorizzazione del vivaio. Relja Obric, classe 2006 e riferimento dell'Under 23 nerazzurra nelle ultime due annate, verrà osservato con attenzione nei prossimi giorni come possibile aggregato alla prima squadra. Un metro e 94 di struttura, dominanza nel gioco aereo e una tecnica pulita nella gestione del pallone con il mancino — è nato terzino — sono argomenti che possono trovare più di un estimatore nello staff di Sarri.
Tre piste diverse per un solo posto, con l'aereo di Djimsiti pronto al decollo. La difesa nerazzurra attende di conoscere il proprio volto definitivo.
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