Sarri in conferenza: "Ce la possiamo fare, senza nessun timore. I miei ragazzi? Li vedo pensanti..."
Dopo lo 0-0 dell'andata del playoff di Conference League contro l'Hapoel Tel Aviv, Maurizio Sarri ha analizzato in conferenza stampa alla New Balance Arena i primi novanta minuti ufficiali della sua Atalanta. Il tecnico non nasconde il giudizio sul risultato, ma rivendica una lunga lista di segnali incoraggianti: l'ordine, la porta ancora inviolata, l'applicazione del gruppo. E affronta i temi caldi della serata, dalla caviglia di Scalvini alle poche iniziative sulle corsie esterne, fino al debutto di Kristensen e a un mercato di cui preferisce non parlare in pubblico.
Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com
Mister, non le chiedo se era l'Hapoel che si aspettava, perché ieri ci aveva già aperto gli occhi: era invece l'Atalanta che si aspettava di vedere stasera?
«Guardi, se analizza il risultato, non è un risultato positivo. La prestazione ha aspetti positivi: la squadra ha già un buon livello di ordine, ma nella fase offensiva è una squadra pensante. Non ha ancora gli automatismi, quindi ogni giocata la pensa, e quel secondo in più ci rallenta la manovra e ci toglie un po' di fluidità. Stasera abbiamo preso poche iniziative per vie esterne, lì dobbiamo fare sicuramente di più. Però io vedo anche tanti aspetti positivi: la squadra cerca di fare quello che le viene chiesto, e lo fa, ma in maniera pensante. Ne viene fuori un ritmo non giusto e una manovra più prevedibile di quello che dovrebbe essere. Stiamo parlando di una squadra di cui parliamo da quaranta giorni e che avrà tante difficoltà: fanno parte delle difficoltà preventivabili, sono assolutamente normali. Poi si parla di una squadra che ha avuto otto giocatori al Mondiale, quindi stanno lavorando con noi da un periodo di tempo molto limitato, e che in questo momento ha quattro giocatori fuori, cinque con Scalvini. Le difficoltà sono tante, però io ci vedo anche aspetti positivi, e la voglia dei ragazzi di arrivare a giocare questo calcio mi lascia positivo».
Come sta Scalvini? E qual è il suo giudizio sul nuovo centrocampo?
«Scalvini ha la caviglia gonfia: domani farà certamente dei controlli, però ce l'ha abbastanza gonfia, subito, appena si è tolto le scarpe e il calzettone aveva già la caviglia parecchio gonfia. Il centrocampo, invece, ti direi neanche male, perché alla fine mi sembra che Gaetano abbia fatto una buona prestazione, Samardžić ha preso iniziative per sessanta minuti e deve diventare leggermente più ordinato, Éderson alla fine è una presenza in campo. In questo momento sono più preoccupato delle iniziative per vie esterne, che ho visto poche volte, che della situazione a centrocampo. Un altro aspetto positivo è che veniamo da tre partite contro squadre di livello e non abbiamo preso gol: questo non vuol dire che siamo già una squadra solida, però qualche segnale positivo anche da questo punto di vista c'è».
Anche a me sono sembrate grandi difficoltà sugli esterni, sia sui terzini che davanti: è una questione di atteggiamento o di scelte non ancora fluide? E un commento su Kristensen, buttato dentro praticamente a freddo.
«Può darsi che sia anche l'aspetto di cui parlavamo prima: sicuramente un po' li può inibire. Kristensen con noi ha fatto un paio di allenamenti, di allenamenti di reparto uno spezzone da venti minuti, quindi dal punto di vista tattico non è ancora inserito. Però dal punto di vista individuale ha fatto una buona partita, sì».
So che non le piace parlare di mercato, ma fino al 31 la situazione è questa: cosa manca ancora a questa squadra in costruzione?
«Senti, cosa manca? Ti dirò la verità: preferisco parlarne con il direttore sportivo. Qualsiasi cosa ti rispondessi in questo momento toglierebbe rispetto a qualche mio giocatore, quindi lo dirò al direttore sportivo. Scusami, ma in questo momento la vedo così».
Krstović è subentrato e ha sfiorato più volte il gol: quanto la soddisfa l'intensità e la grinta che mette questo ragazzo?
«Krstović, non so, dirti che è un cambio sicuro è limitativo per il ragazzo, perché si merita anche di giocare e durante la stagione giocherà sicuramente fin dall'inizio. Ha questa capacità, nel momento in cui subentra, di spararti mezz'ore da assatanato, e quindi mi fa molto comodo anche in questa veste. Però per averlo così assatanato è chiaro che certe partite le dovrà fare fin dall'inizio. In questo momento abbiamo preferito Scamacca in certe situazioni, perché è un ragazzo che negli ultimi due anni ha avuto tantissimi problemi e abbiamo cercato di farlo allenare in maniera particolare: adesso ci può garantire cinquanta minuti di buon livello, non di più. Quindi ho fatto partire Scamacca avendo la convinzione che Krstović avrebbe fatto un buon ingresso».
Sul primo cambio: cosa l'ha portata a scegliere Kristensen invece di Obrić, che aveva mandato a scaldarsi per primo? E come intende affrontare la gara di ritorno dopo questi novanta minuti?
«La gara di ritorno bisogna affrontarla con l'ambizione di poterne venire a capo, senza nessun timore e senza nessuna paura. Possiamo fare benissimo un risultato in trasferta, no? Non dobbiamo avere questo tipo di limitazione, questo tipo di problemi. Anzi, mi sembra che questa squadra l'anno scorso abbia fatto molti più risultati in trasferta che in casa: quindi ce la possiamo fare. È chiaro, sarà un'altra battaglia dura, ma ce la possiamo fare. Poi, nel momento in cui Scalvini ha cominciato a soffrire, lo staff li ha mandati a scaldare tutti e due, e poi ho scelto io».
I grandi margini di miglioramento di cui parlava ieri: se li aspetta a breve da un reparto in particolare, magari dall'attacco visto che non si è segnato?
«Te l'ho detto, l'aspetto da mettere velocemente a posto è la velocità della manovra, e per farlo bisogna avere automatismi molto più collaudati. In questo momento li vedo pensanti: un giocatore pensante è un giocatore che perde tempi di gioco, quindi bisogna lavorare su quello. E lo stesso vale per la fase difensiva: in questo momento siamo una squadra che guarda un po' la palla e un po' l'avversario. Però penso sia un percorso quasi inevitabile, un percorso che hanno fatto tutte le mie squadre, quindi non mi meravigliano le difficoltà. Mi meraviglia in positivo l'applicazione che ha questo gruppo nel voler tentare di riportare certe cose in campo: spesso non ci riescono ancora, però la voglia di provarci la vedo su alti livelli. Spero che questo ci possa velocizzare un po' il percorso».
Un'analisi lucida, senza sconti sul risultato e senza allarmi sul percorso: Sarri fotografa una squadra che pensa troppo e corre poco negli ultimi metri, ma che difende con ordine e prova a eseguire. Il ritorno, promette, si affronterà con ambizione e senza paura.
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