Gaetano guida l'Atalanta, ma la difesa resta un cantiere
La prima di campionato dell'Atalanta ha restituito un'immagine a due facce: accelerazioni di grande qualità alternate a improvvise sospensioni, con Gianluca Gaetano a reggere il filo del gioco nerazzurro. Contro il Sassuolo sono arrivati i tre punti, sudati più del previsto contro un avversario tutt'altro che remissivo, ma nella logica di un debutto in Serie A con il ritorno dei playoff di Conference alle porte contava soprattutto muovere la classifica e incamerare fiducia. Obiettivo centrato.
GAETANO REGISTA - Il dato più incoraggiante porta la sua firma. Il nuovo play della Dea non si è limitato a smistare palloni con pulizia tecnica: si è distinto per rientri puntuali, letture anticipate sulle linee di passaggio avversarie, chiusure fatte con la testa prima che con le gambe. Suo l'assist che ha spalancato la porta al vantaggio nerazzurro. Ma il vero segnale è un altro: la sensazione di avere il reparto sotto controllo, in entrambe le fasi. Dentro i meccanismi di Maurizio Sarri ci è entrato in fretta; adesso il compito è ripetersi ogni settimana.
PAŠALIĆ E L'EQUILIBRIO - Un contributo decisivo alla sua serata è arrivato da Mario Pašalić, schierato da mezzala destra. L'intelligenza tattica del croato ha ricucito le distanze in mediana e ha alleggerito il carico sui compagni di reparto, soprattutto nella prima frazione. Viene quasi da chiedersi se, dopo le mille collocazioni sperimentate negli anni di Gasperini, questa non sia la posizione che gli calza meglio.
RASPADORI, GOL E LAVORO SPORCO - Si è sbloccato Raspadori, e non soltanto sul tabellino. Qualche pausa di troppo c'è stata, ma Giacomo Raspadori ha mostrato lampi di classe e un adattamento ai principi di squadra ormai avviato. Nei momenti in cui il palleggio emiliano ha costretto la Dea a difendersi, si è visto un attaccante rincorrere avversari e coprire spazi quasi da esterno a tutta fascia. Impegno e convinzione non gli sono mai mancati: adesso ci ha aggiunto qualità nell'esecuzione.
KRSTOVIĆ E SAMARDŽIĆ DALLA PANCHINA - A spostare l'inerzia, ancora una volta, ci ha pensato Nikola Krstović, entrato con quella cattiveria agonistica che lo sta trasformando in un'arma a gara in corso. Non è stato l'unico: Lazar Samardžić ha portato idee e tocchi morbidi con l'atteggiamento giusto. Capitolo a parte per Davide Zappacosta, partito dall'inizio in una versione che ricorda la scorsa stagione: aggressivo, brillante negli strappi, puntuale nelle sovrapposizioni sulla corsia destra. Con questo rendimento, il posto da titolare se lo prende.
DIFESA DA SISTEMARE - Il capitolo dolente resta la fase di non possesso, che concede troppo sia sulla trequarti sia dentro l'area. Il Sassuolo ha graziato la Dea in più di un'occasione – come rileva L'Eco di Bergamo – e i margini di crescita riguardano soprattutto il posizionamento dei centrali, oltre alla compattezza complessiva tra i reparti. Un limite che alla New Balance Arena è costato solo qualche brivido, ma che altrove può presentare un conto più salato.
VERSO MISKOLC - Giovedì alle 20, sul neutro ungherese, c'è una qualificazione da conquistare contro l'Hapoel Tel Aviv. Servirà velocità nella circolazione del pallone, ma soprattutto una linea arretrata ordinata: gli israeliani hanno già mostrato di essere insidiosi quando ripartono in campo aperto. Contro un blocco basso pronto a colpire in contropiede, la trasferta ungherese chiede una Dea molto più attenta nei movimenti senza palla.
La direzione è quella giusta. Ma il rodaggio, a Miskolc, dovrà già essere finito.
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