Djimsiti, la moglie difende De Roon: «Un vero bergamasco deve essere riconoscente»
Il videomessaggio d'addio di Marten De Roon ha scatenato reazioni contrastanti tra i tifosi nerazzurri, con più di un commento critico rivolto all'ormai ex capitano. A prendere le difese del centrocampista è intervenuta Alisa Jalize, moglie di Berat Djimsiti, con un lungo intervento pubblicato sotto il post e rivolto direttamente a chi ha parlato di fuga.
LA REAZIONE ALLE CRITICHE - L'incipit è una presa di posizione netta: «Leggo certi commenti in cui si scrive che Marten sarebbe "scappato" o cose del genere. Ma stiamo scherzando?». Da lì il richiamo ai numeri di un decennio: dieci anni dedicati al club e alla città, oltre quattrocento partite disputate con la maglia nerazzurra e un contributo che la moglie del difensore definisce enorme nel portare la squadra dove si trova oggi.
IL RITRATTO DEL GIOCATORE - Sul valore tecnico dell'olandese il giudizio è altrettanto diretto: «È un combattente e un calciatore che, a 35 anni, è ancora più forte, più preparato fisicamente e più intelligente in campo di tanti giocatori che magari ne hanno 25». Un modo per contestare alla radice la lettura di chi ha interpretato l'addio come una resa.
LA DOMANDA RETORICA - Il passaggio centrale ribalta la prospettiva sulla scelta di lasciare Bergamo: «E cosa avrebbe dovuto fare? Restare seduto in panchina, pur essendo perfettamente in grado di giocare e pur essendo ancora uno dei migliori giocatori della Serie A, solo per evitare i vostri commenti negativi? Assolutamente no». Una difesa che si sposa con quanto lo stesso centrocampista aveva spiegato nel proprio messaggio, quando aveva ammesso di essere rimasto fuori dal nuovo progetto tecnico costruito da Maurizio Sarri.
LA QUESTIONE DEL RISPETTO - Il tono si fa più severo quando il discorso tocca il modo in cui certi messaggi sono stati scritti: «Trovo profondamente irrispettoso che, dopo tutti questi anni, qualcuno abbia persino il coraggio di scrivere commenti così negativi su una persona che ha dato tutto per questa società e per questa città».
COSA SIGNIFICA ESSERE BERGAMASCHI - La chiusura è la parte più identitaria dell'intervento: «Questo, per me, non significa essere bergamaschi». E la definizione che ne segue è quasi un manifesto: «Un vero bergamasco è riconoscente. Sa vedere anche l'altra parte della storia e riesce ad avere empatia per quello che una persona ha dovuto affrontare». Poi il saluto finale al giocatore, con un semplice ringraziamento per tutto.
UNA PIAZZA DIVISA - L'intervento fotografa bene lo stato d'animo dell'ambiente, già emerso lunedì sera con gli striscioni comparsi in entrambe le curve durante la sfida con il Bologna, tra riconoscenza e amarezza. Nel frattempo il centrocampista ha già esordito con la maglia della Roma agli ordini di Gian Piero Gasperini, mentre a Bergamo la stagione prosegue tra campionato e l'impegno nella fase campionato di Conference League.
Dieci anni e quattrocento partite. Per qualcuno, evidentemente, meritavano un congedo diverso.
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