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L'agente di Kessie risponde a Carnevali: "Ha aspettato la Juve per mesi, ma tutto ha un limite"

L'agente di Kessie risponde a Carnevali: "Ha aspettato la Juve per mesi, ma tutto ha un limite" TUTTOmercatoWEB
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Ivan Cardia
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Ivan Cardia
Oggi alle 12:06Serie A

George Atangana, agente di Franck Kessié, prende posizione dopo le dichiarazioni di Giovanni Carnevali. Nei giorni scorsi, l’amministratore delegato e direttore generale della Juventus, commentando il mancato arrivo del centrocampista ivoriano - poi finito all’Atalanta - ha detto che Kessié probabilmente non era così interessato a vestire la maglia bianconera, e che chi va alla Juve deve sentire l’orgoglio di farlo. Considerazioni rispetto alle quali il procuratore dell’ex Milan e Barcellona ha voluto chiarire il proprio punto di vista, con una lunga lettera aperta: “Ho il massimo rispetto per la Juventus, la sua storia, i suoi dirigenti. Non mi permetto di criticare le loro scelte. Al tempo stesso, se i vertici del Club esprimono pubblicamente le loro interpretazioni sulla scelta fatta dal Calciatore, e nel farlo giungono a offendere l'agente, occorre intervenire. Spesso è più facile colpevolizzare il cattivo agente, che ammettere propri errori. Cherchez l'agent...

Il mio dovere professionale è svolgere il ruolo con serietà, correttezza e trasparenza. È un principio sul quale non sono disposto ad accettare equivoci o insinuazioni. Lo stesso vale quando, nell'interesse di entrambe le parti di una trattativa, svolgo opera di intermediazione.

Franck, peraltro, è un professionista molto maturo, con piena capacità di decidere autonomamente della propria carriera. Non merita di essere messo in cattiva luce agli occhi dell’opinione pubblica.

La trattativa con la Juventus non è nata negli ultimi giorni di mercato. È una storia iniziata molte settimane prima, quando Franck, scaduto il contratto, aveva sostanzialmente deciso che avrebbe voluto sposare il progetto Juventus. Non è stata una semplice dichiarazione d'intenti. Franck ha dimostrato concretamente, con i fatti e con rinunce economiche enormi, quanto desiderasse vestire la maglia della Juventus. Ha detto no a diverse proposte provenienti da altri club, alcune delle quali a cifre che sarebbero state oggettivamente irrinunciabili per la quasi totalità dei calciatori. Ha mantenuto la volontà di approdare alla Juventus nonostante avesse ricevuto offerte economicamente molto superiori rispetto a ciò che avrebbe accettato dal Club bianconero.

Questo è un punto fondamentale per comprendere tutta la vicenda: Franck non ha aspettato la Juventus perché non avesse alternative, ha aspettato per tutta l'estate che la Juventus desse seguito al forte interesse manifestato nei suoi confronti, perché era convinto della sua scelta. Nel seguire le indicazioni di Franck, ho lavorato con l'obiettivo di trovare un accordo di mutua soddisfazione. Abbiamo compreso le esigenze del club, abbiamo accettato di aspettare e abbiamo dato alla Juventus il tempo necessario per effettuare alcune operazioni in uscita e creare le condizioni economiche e tecniche per formulare una proposta. Tutto questo, lo ripeto, per parecchie settimane, con pazienza, rispetto e discrezione.

Ma la proposta concreta della Juventus è maturata soltanto negli ultimissimi giorni di mercato. E nonostante fosse sensibilmente inferiore rispetto alle condizioni inizialmente ipotizzate, avevo avuto l'assenso del Calciatore a rivedere le sue richieste, abbassandole proprio per andare incontro alle esigenze e alle difficoltà della Juventus: la sua priorità, a quel punto, non era massimizzare il proprio guadagno, ma andare alla Juventus. Su queste basi si è cercato da ambo i lati di trovare un compromesso accettabile, e, come può accadere, pur con grande flessibilità da parte di Franck per trovare una soluzione compatibile con le esigenze finanziarie della Juventus, non si è raggiunto un punto d'equilibrio. Ritenendo di aver fatto il massimo per andare incontro al Club, consapevole del proprio percorso, del proprio valore e al tempo stesso delle rinunce fatte per mantenere la priorità data alla Juventus, Franck, alla fine di agosto, ha tratto alcune lecite e ragionevoli conclusioni sull'effettiva determinazione del Club nel volerlo. Era diventata una questione di considerazione, di fiducia nei suoi mezzi e, soprattutto, di dignità. C’è un proverbio africano che credo rappresenti perfettamente il senso di questa vicenda: «C’est pas parce que j’aime la sauce que je vais supporter la calebasse chaude sur ma tête». Ovvero: desiderare o apprezzare profondamente qualcosa non significa essere disposti ad accettarla a qualsiasi costo. Ogni cosa ha i suoi limiti. Franck desiderava realmente la Juventus e lo ha dimostrato con i fatti, con l’attesa e con importanti rinunce economiche. Ma desiderare una maglia non può significare rinunciare alla propria dignità o alla considerazione che un professionista del suo percorso ritiene di meritare.

Nelle dichiarazioni pubbliche dell’Amministratore Delegato della Juventus si è fatto riferimento, oltre a probabili responsabilità dell’agente, a una presunta mancanza di determinazione del giocatore nel voler vestire la maglia bianconera. Rispetto naturalmente il diritto di ciascuno di esprimere la propria posizione, ma su questo punto ritengo necessario ristabilire i fatti. Franck Kessié ha aspettato la Juventus per settimane, anche quando ci si sarebbe aspettati che, ferme le condizioni di cui ai paletti della sostenibilità finanziaria, il dialogo fosse mantenuto attivo per finalizzare le intese. Invece, solo negli ultimissimi giorni di mercato vi è stata la disponibilità del Club a sedersi concretamente a un tavolo.

Ogni club ha naturalmente il diritto di compiere le proprie valutazioni e stabilire le proprie priorità. Ma anche un calciatore ha il diritto, a un certo punto, di fare lo stesso, e Franck, alla fine, ha visto confermata la progressiva percezione, che forse la convinzione nei suoi confronti non fosse quella che aveva immaginato per tutto il tempo in cui aveva aspettato la Juventus.

Sul ruolo dell’agente voglio essere molto chiaro. Franck Kessié è un uomo e un calciatore di altissimo valore. Ha giocato e vinto ai massimi livelli internazionali, possiede personalità, esperienza e una piena consapevolezza delle proprie decisioni. Non è un uomo influenzabile e nessuno decide al posto suo. Il compito di un agente, e a maggior ragione quello di un intermediario, non è quello di convincere il calciatore ad accettare la proposta del club pur di concludere l’operazione. Il compito è consigliare, negoziare, aiutare a trovare un giusto equilibrio tra aspettative economiche e considerazioni tecniche di ambo le parti. Per quanto mi riguarda, gli interessi dei miei assistiti vengono prima dei miei. Sempre. La decisione di interrompere la trattativa è arrivata quando, di fronte alle rigidità e alle difficoltà incontrate, Franck ha ritenuto che non esistessero più le condizioni per arrivare a una conclusione positiva; e questo è nato dalla sensazione che fossero venute a mancare, o non fossero mai state del tutto presenti, convinzione e determinazione da parte della dirigenza del Club. Tengo, però, a rivolgere un ringraziamento sincero all’allenatore della Juventus, che ha dimostrato grande considerazione per Franck, motivandolo fortemente. È stata una delle ragioni, se non la principale, per cui Franck è rimasto disponibile fino all’ultimo.

Poi è arrivata l’Atalanta. Ed è qui che questa storia cambia completamente significato. Nella vita e nel calcio si incontrano persone capaci di ricordarti che, prima dei contratti, dei bonus e delle trattative, esistono i rapporti umani. La famiglia Percassi aveva percepito il disagio del ragazzo. Conosce Franck, la sua storia, il suo carattere e i suoi valori. Ha parlato con me e ha parlato con lui, e in quelle conversazioni non è mai stato messo al centro l’aspetto economico. Si è parlato della storia tra Kessié e l’Atalanta, del ragazzo arrivato a Bergamo tanti anni fa e dell’uomo che è diventato. Qualche volta sono proprio certi “dettagli” a fare la differenza. Franck Kessié non ha scelto l’Atalanta perché non aveva alternative. È importante dirlo con chiarezza. Ne aveva, anche da club prestigiosi e a condizioni economiche estremamente importanti.

Ha scelto Bergamo perché lì si è sentito desiderato, rispettato e valorizzato; sia come persona sia come calciatore. E soprattutto non ha dimenticato da dove è partito e quanto abbia ricevuto. Avrebbe potuto scegliere di tornare a Bergamo a 35 anni, alla fine della carriera, per chiudere romanticamente un cerchio. E sono convinto che la famiglia Percassi lo avrebbe accolto anche allora. Ha scelto invece di tornarci adesso, nel pieno della propria maturità calcistica, per provare a restituire qualcosa all’Atalanta. A tutti i tifosi bergamaschi rivolgiamo quindi un messaggio semplice e sincero: Franck è tornato, con gratitudine verso il passato, rispetto per il presente e fiducia nel futuro”.

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