L'officina di Caravaggio produce anche quando non vince
Le officine si giudicano da ciò che esce dal cancello, non dal rumore che fanno dentro. Quella di Caravaggio, sabato, ha fatto entrambe le cose: ha vinto, e mentre vinceva ha mostrato come vince. Sotto di un gol contro una delle tre corazzate del girone, l'Atalanta U23 ha pareggiato con un subentrato servito da un altro subentrato e ha sorpassato con un ragazzo che ha compiuto diciotto anni nove giorni prima. Non è la trama di una partita. È il manuale di istruzioni di un progetto.
Stiamo parlando di metodo, non di fortuna. Nicola Beati è arrivato il 9 luglio con l'incarico di copiare la prima squadra nella forma e di produrre giocatori nella sostanza; ha ricevuto una rosa da cui erano usciti in ventiquattro ed entrati in tre, un girone nuovo, il salary cap, e tre punti nelle prime tre giornate a ricordargli che la pazienza a Bergamo non è un bene infinito. Poi ha preparato una partita in cui sapeva di dover soffrire per un'ora, e ha detto ai suoi che le occasioni sarebbero arrivate dopo. Sono arrivate. Questo, in un allenatore di seconda squadra, si chiama credibilità.
Curiosità: nel 2023, alla nascita del progetto, la domanda ricorrente era quanti giocatori dell'Under 23 avrebbero mai visto la New Balance Arena; tre anni dopo la domanda è cambiata, e riguarda quanti di quelli visti sabato ci arriveranno. Ma torniamo a Caravaggio: Federico Steffanoni è un prodotto di undici anni di vivaio, Mirra e Levak sono arrivati dalla Roma a costo zero o quasi, Diao e Bonanomi hanno deciso dalla panchina. Dentro una stessa partita ci sono le tre vie con cui il club costruisce: crescere, intercettare, valorizzare.
Non ve n'eravate accorti, vero? La classifica dice decimo posto, e per il lettore che guarda solo quella l'Under 23 è una squadra di metà girone. Il lettore che guarda l'officina vede altro: una panchina che incide, un portiere che regge, un centrocampista che a diciotto anni tira all'incrocio con la naturalezza di chi lo ha già fatto in testa cento volte. Domani a San Benedetto, contro l'ultima, e domenica contro il Ravenna, il campo chiederà conferme. Ma il cancello di Caravaggio, per una volta, ha già fatto uscire qualcosa.
Tre punti nel sabato, un metodo per la stagione. È per il secondo che Nicola Beati merita di essere aspettato, e per il primo che non ha più bisogno di chiederlo.
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