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Gaetano tra Nazionale e Juve: "Giocare all'Allianz di Torino è sempre dura, se dovesse chiamare Mancini..."TUTTOmercatoWEB
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Oggi alle 08:00Primo Piano
di Redazione TuttoAtalanta.com
per Tuttoatalanta.com

Gaetano tra Nazionale e Juve: "Giocare all'Allianz di Torino è sempre dura, se dovesse chiamare Mancini..."

Il regista tra il sogno azzurro, gli obiettivi europei dell'Atalanta, la sfida con la Juventus e il rosso dell'Olimpico

Gaetano e la Nazionale, un appuntamento più volte rinviato che potrebbe finalmente concretizzarsi. Intervistato da L'Eco di Bergamo proprio mentre il suo nome figura tra i preconvocati, Gianluca Gaetano ha parlato del sogno azzurro e degli obiettivi stagionali, ma anche della ripresa a ritmo serrato e dell'espulsione rimediata all'Olimpico.

L'ATTESA - Nessuna scaramanzia, nessuna finta indifferenza. Davanti alla possibilità della prima vera chiamata, il centrocampista dell'Atalanta non nasconde l'emozione: «Se arriverà sarò la persona più felice del mondo». E qualora la convocazione dovesse slittare ancora, la risposta è già tracciata nel lavoro quotidiano con il club: «non mollerò mai», promette, facendo dell'azzurro un traguardo da inseguire con pazienza più che un'ossessione.

IL PRECEDENTE - Non sarebbe la prima volta che quella porta gli si socchiude davanti. Già nella sua prima stagione a Cagliari era finito nel radar di Luciano Spalletti, ma un problema fisico aveva interrotto la corsa sul nascere: «fui preconvocato da Spalletti, ma mi infortunai», ricorda. Anche per questo, spiega, la scelta di trasferirsi a Bergamo è caduta su «un club ambizioso»: la vetrina giusta perché l'occasione mancata non diventi un rimpianto.

IL PESO DELLA MAGLIA - Essere stato il primo rinforzo del nuovo corso, in una posizione così centrale per il progetto tecnico, non è un dettaglio che il regista sottovaluta. Il ringraziamento va alla famiglia Percassi e a Cristiano Giuntoli per l'occasione ricevuta, ma il sentimento dominante è un altro: «sento la responsabilità di indossare questa maglia». Parole che trasformano la gratitudine in impegno.

L'EUROPA - Quando lo sguardo si sposta sui traguardi di fine stagione, il bersaglio è dichiarato senza giri di parole: la qualificazione europea. E la fiducia è quella di chi considera il lavoro quasi completato: «mettendo a posto le ultime cose, ci arriveremo». Un obiettivo esposto in pubblico, che vincola la squadra ma ne rivela anche la consapevolezza.

LA CONFERENCE - Nessun equivoco nemmeno sulla coppa in corso, considerata un traguardo concreto e non un peso da gestire. La filosofia è la stessa per ogni competizione: «il nostro obiettivo è vincere, ogni partita». Da questa mentalità, spiega, passa anche il tentativo di arrivare fino in fondo e di mettere le mani sul trofeo.

LA JUVENTUS - Prima della pausa, però, c'è un impegno che non concede distrazioni. Sulla trasferta di domenica il realismo prevale su ogni slogan: «Giocare in casa Juve è sempre dura». La ricetta indicata è semplice e impegnativa insieme, dare tutto per una prestazione all'altezza e per tornare a Bergamo con qualcosa in tasca.

LA SOSTA - La pausa per le nazionali ha per lui un doppio volto. In teoria «poteva essere un'opportunità per migliorarci»; in pratica la qualità della rosa finirà per svuotare gli allenamenti, con molti compagni in partenza per i rispettivi ritiri. Al rientro le gare si susseguiranno senza respiro, ma il regista non teme l'accumulo: «sono pronto», assicura, ricordando di aver sempre retto l'intera partita nei playoff di Conference e affidandosi alle strutture del club per rigenerarsi.

IL ROSSO DELL'OLIMPICO - Resta da chiarire l'episodio del cartellino rosso, e la versione del centrocampista non ammette sfumature: «non ho offeso nessuno, né detto nulla di strano». Nella sua lettura l'espulsione nasce da un clima elettrico più che da una colpa personale, figlia dei «nervi tesi» di quei minuti e della sfortuna di trovarsi nel punto sbagliato. Una difesa asciutta, che chiude il caso senza alimentare nuove polemiche.

Tra l'attesa di una telefonata e l'urgenza di una stagione su più fronti, Gaetano sceglie la stessa linea di condotta: concentrazione sul presente, lasciando che siano le prestazioni a perorare la sua causa.

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