L'autoregalo di compleanno
Lorenzo Casalino
Dice il galateo che i regali non si fanno da soli, e che anticiparli porta male. Ma a Bergamo il galateo lo si è sempre letto con una certa elasticità, specie quando c'è di mezzo un pallone: sabato l'Atalanta compie 119 anni — era il 17 ottobre 1907 — e stasera, alle 21, alla New Balance Arena, ha l'occasione di farsi il regalo con due giorni d'anticipo. Non un regalo qualunque: il primo passo nella prima Conference League della sua storia, in un'Europa che da dieci anni la famiglia Percassi e Stephen Pagliuca hanno trasformato da terra da esplorare a casa propria. Un'Europa League in bacheca, cinque Champions, una semifinale accarezzata e portata via dal PSG in pochi minuti: Bergamo non è più un punto geografico da scoprire sull'atlante, è un modello che gli altri studiano. Il viaggio nel piano di sotto del calcio continentale comincia stasera, con l'intenzione dichiarata di renderlo il più lungo possibile.
Favoriti con la Dea, dietro solo il Brighton
Perché va detto senza falsa modestia: l'ambizione in società è quella di andare fino in fondo, e non è un'ambizione campata per aria. I bookmaker danno la Dea seconda favorita per sollevare il trofeo — davanti c'è solo il Brighton, dietro Monaco, Friburgo, Ajax, Braga, Midtjylland, Copenhagen e via scorrendo — e la finale del 2 giugno 2027, nella casa del Beşiktaş a Istanbul, vale l'aritmetica certezza dell'Europa League. Nella stagione del nuovo ciclo, con una filosofia che sta ancora lasciando l'impronta nella creta, è un sentiero più corto rispetto al campionato, dove i 9 punti dopo sei giornate raccontano una partenza a marce basse appena raddrizzata dal 3-1 al Venezia. Dice: eh, ma è la Conference, mica la Champions. Appunto. È proprio perché è la Conference che l'Atalanta ha il diritto, e quasi il dovere, di considerarla raggiungibile. Per Maurizio Sarri, poi, c'è un discorso personale da approfondire: un'Europa League vinta col Chelsea nel 2019 e, per il resto, mai oltre gli ottavi, né in Champions con Juventus, Lazio e Napoli né in Conference con i biancocelesti. Lui, alla vigilia, l'ha messa sul piano dei sentimenti — ha la fortuna di divertirsi ancora, ha detto — e su quello della sostanza: il ranking racconta il passato, non la partita di stasera.
Infermeria affollata e un Pafos con l'anima guerriera
E la partita di stasera si prepara con un'infermeria che somiglia alla sala d'attesa del medico di base il lunedì mattina. Giorgio Scalvini si ferma per una distrazione di basso grado ai flessori, Franck Kessie ha saltato l'ultima seduta per un sovraccarico al polpaccio ed è in forte dubbio, mentre Isak Hien, Odilon Kossounou e Kamaldeen Sulemana restano fuori; l'unica buona notizia è il recupero di Raffaele Bellanova. Le rotazioni, insomma, cominciano a servire da subito, anche in vista della trasferta di San Siro col Milan. Dall'altra parte non c'è una comparsa: il Pafos, campione di Cipro nel 2025 e oggi a due punti dalla vetta, allenato da Ricardo Sá Pinto — che non ha paura della Dea, parole sue — è un impasto di culture con un'anima guerriera, al punto che nel logo campeggia il volto di Evagoras Pallikarides, poeta e combattente. In difesa due facce note: Nikolas Ioannou, ex Como e Sampdoria, e soprattutto David Luiz, il grande saggio, che a Sarri — suo allenatore al Chelsea proprio nell'anno dell'Europa League — ha mandato un abbraccio a distanza dicendo di volergli benissimo. Duecentotrenta tifosi al seguito, un solo precedente nerazzurro con Cipro, l'Apollon del 2017: tutto il resto è pagina bianca.
Lo spirito atalantino secondo Carnesecchi
A scriverla, quella pagina, saranno Éderson, Gianluca Scamacca e Marco Carnesecchi, che ha presentato l'esordio con una frase che suona come un manifesto: non vuole serate tranquille, gli piace prendersi la scena, e non bisogna porsi limiti. È lo spirito atalantino tradotto in lingua portiere, ed è esattamente ciò che serve a una squadra che negli ultimi anni ha imparato a giocare ogni tre giorni come si impara ad andare in bicicletta: una volta che lo sai, non lo dimentichi più. Noi questa coppa la vogliamo giocare da protagonisti, non da turisti con la cartina in mano. Stasera il primo timbro.
Centodiciannove anni. Il regalo, per una volta, ce lo facciamo da soli.
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