ESCLUSIVA TA - Bressi indica Samardžić: “Con il Milan di solito gioca sempre grandi partite”
Claudia Esposito
Domenica a San Siro, Milan e Atalanta si sfidano in un confronto che potrebbe rappresentare un passaggio importante per entrambe. I rossoneri di Ruben Amorim arrivano dalla netta vittoria contro il Salisburgo, mentre i nerazzurri di Maurizio Sarri sono reduci dai successi contro Venezia e Pafos. Due squadre ancora alla ricerca della propria identità, ma che iniziano a mostrare segnali di crescita. Per analizzare il momento delle due formazioni e le prospettive della sfida, TuttoAtalanta.com ha intervistato in esclusiva Stefano Bressi, giornalista di Pianetamilan.it.
Stefano, il Milan arriva alla sfida con l'Atalanta ancora imbattuto in campionato, ma senza aver pienamente convinto sul piano del gioco. Ieri è arrivata la netta vittoria per 4-0 contro il Salisburgo. È il segnale di una svolta oppure ci sono ancora problemi strutturali da risolvere?
«Parlare di svolta è forse prematuro, perché l'avversario non era così complicato. Sicuramente domenica contro l'Atalanta sarà una partita più vera e complicata. Dimostra però che il Milan sta crescendo, che il progetto ha un senso e che la strada intrapresa è quella giusta. Servirà sicuramente tempo, ma è un progetto in cui tutti sono chiamati in causa. Contro il Salisburgo, infatti, anche chi aveva giocato meno ha fatto bene e si sono viste idee precise. Amorim sta improntando la propria idea sulla squadra e lo sta facendo tutto sommato bene. È chiaro che per risultati più importanti servirà però tempo».
Lo stesso discorso vale anche per l'Atalanta?
«L'Atalanta è una squadra in fase di costruzione. Sarri, come Amorim, è un allenatore che fa di un'idea di gioco precisa e della sua volontà di trasferire i propri principi di gioco alla squadra un punto forte. Entrambi vogliono squadre che giochino a loro immagine e somiglianza, che sia tutto perfetto. Anche l'Atalanta ha fatto una bella partita in Conference League e ha vinto. La partita di domenica a San Siro, però, sarà più impegnativa. Atalanta e Milan sono due squadre in fase di costruzione. È normale che serva tempo. Forse l'Atalanta, per quelli che sono i suoi obiettivi, è comunque un passo avanti rispetto al Milan, che è più indietro».
Milan e Atalanta hanno iniziato la stagione con ambizioni importanti, ma entrambe hanno finora reso meno di quanto ci si aspettasse, pur con risultati differenti. Alla luce delle prime sei giornate, quali ritieni possano essere i loro reali obiettivi in campionato?
«Non so se si possa parlare di delusioni. Le giustificazioni sono tante per entrambe e bisogna capire quali erano gli obiettivi iniziali. Se l'obiettivo del Milan era puntare a vincere lo scudetto, allora l'avvio di stagione è deludente. Se, invece, l'obiettivo era la Champions, finora è in linea. Lo stesso vale per l'Atalanta. Se l'obiettivo era la Champions, allora la squadra è leggermente indietro rispetto ai piani; se era la qualificazione europea, credo che tutto sommato ci si possa riuscire».
Dal tuo punto di vista, per quanto visto finora, quali dovrebbero essere i reali obiettivi di Milan e Atalanta?
«Il Milan può lottare per andare in Champions League, salvo sorprese, e l'Atalanta può provare a tornare in Europa League, che sarebbe già un passo avanti rispetto allo scorso anno».
Confrontando gli organici delle due squadre, quale ritieni sia superiore sulla carta?
«Forse il Milan è leggermente più avanti in alcuni reparti, tipo a centrocampo. L'Atalanta è forte, ma avere un Rabiot, uno dei giocatori più forti del campionato a centrocampo fa la differenza. Modric, poi, è sempre Modric. E ancora: sulla trequarti il Milan ha Pulisic e Ramos è un grande attaccante. Non me ne vogliano Scamacca e Krstović, che sono forti, ma, anche se Ramos ha vissuto un momento complicato nelle ultime partite con il Milan, però ha vinto tanto. La sua media realizzativa in carriera è altissima e in Nazionale segna continuamente. È un attaccante che il Milan ha pagato 75 milioni di euro. Il livello del Milan sulla carta, a livello di nomi, è più alto, ma i nomi lasciano il tempo che trovano. Modric, che magari a 42 anni può rendere meno di un Ederson o Kessie, che hanno una fame diversa».
Io lo vorrei un Modric…
«Chiunque lo vorrebbe in squadra. È un Pallone d'Oro. Credo, però, che la partita contro l'Atalanta con il Milan non sia una partita per schierare Modric. Non perché non sia in grado di giocare queste partite, ma per questioni di ritmi e intensità. L'Atalanta è una squadra intensa, a centrocampo ha giocatori molto fisici e lui potrebbe fare fatica. Se dovesse giocare, sono convinto che farebbe comunque discretamente bene, ma a centrocampo mi aspetto Musah con Rabiot. Oppure Rabiot più avanti e Modric in mezzo».
Musah, che a Bergamo non aveva trovato tanto spazio, sta sorprendendo in questo inizio di stagione?
«Sta sorprendendo tutti, me compreso. Credo che nessun tifoso del Milan avrebbe mai immaginato un suo rendimento così in quest'inizio di stagione. È stato uno scarto del Milan, mandato via l'anno scorso in maniera abbastanza decisa. Ricordo che due anni fa era uscito dopo venti minuti, Conceição l'aveva sostituito in una partita in casa a San Siro. Musah era stato sommerso dai fischi. Non è stato facile per lui riprendersi. È stato mandato in prestito lo scorso anno a Bergamo e quest'anno sta convincendo. Molti tifosi del Milan lo stanno apprezzando. È un giocatore che, per il tipo di gioco di Amorim, ha caratteristiche utili: è intenso, è un giocatore di gamba, di corsa e porta palla per tanti metri, quindi è molto utile. Ma nessuno, dopo le ultime due stagioni, se lo sarebbe mai aspettato».
Quali sono state le principali difficoltà del Milan in quest'avvio di stagione?
«Trovare continuità in tutto e per tutto, sia dal punto di vista dei risultati, ma anche dei giocatori in campo. Amorim ha sperimentato tanto, ha cambiato tanto. Ci sono stati momenti in cui ha cambiato anche troppo. Però alla lunga potrebbe aver avuto ragione lui. Cambiare così tanto può averlo aiutato ad avere una rosa sempre pronta. La partita con il Salisburgo l'ha dimostrato. Giocatori che avevano giocato poco, come Hutchinson, Loftus-Cheek e Jashari, hanno dimostrato di essere pronti a scendere in campo e di avere un rendimento abbastanza alto. Un altro grande problema, e questo lo dicono i dati, è stato creare occasioni da gol nonostante il tanto possesso palla. Da questo punto di vista sarà interessante capire che partita sarà domenica. Atalanta e Milan sono due squadre che fanno del possesso palla un'arma importante. Il Milan, però, spesso fa tanto possesso palla, ma poi crea e concretizza pochissimo. È la squadra di Serie A che entra meno con il pallone nell'area avversaria. Fa fatica a entrare nell'ultimo terzo di campo e a rendersi pericolosa. E questo va sistemato».
Quali sono invece i principali punti di forza del Milan?
«Sta dimostrando di avere una buona solidità difensiva. Non ha subito tanti gol, se non su calcio piazzato. Dei pochi gol presi, più della metà sono arrivati su calcio piazzato, ma a livello difensivo, nonostante sia una squadra che gioca parecchio all'attacco, ha incassato pochi gol, solo cinque».
Durante il mercato estivo Mario Gila era stato uno degli obiettivi dell'Atalanta, fortemente voluto da Sarri, che lo aveva già allenato alla Lazio. Alla fine ha scelto il Milan, dove si è subito conquistato una maglia da titolare. Quanto è importante oggi per la difesa rossonera e quanto pesa all'Atalanta non essere riuscita ad acquistarlo?
«Credo sia un giocatore che farebbe la differenza in qualsiasi squadra. Il Milan ha in rosa almeno un'eccellenza per ogni ruolo. Uno dei migliori difensori del campionato è Gila, poi, negli altri reparti, ci sono Rabiot, Pulisic, Maignan, Ramos. Purtroppo spesso chi sta attorno a loro non si avvicina a questi livelli. Gila, invece, rientra in questa élite di giocatori che farebbero comodo a tutti. Credo che se l'Atalanta lo avesse preso, avrebbe dato una svolta importante alla propria difesa. Per il Milan è fondamentale, determinante».
Quali caratteristiche della squadra di Sarri potrebbero mettere maggiormente in difficoltà il Milan?
«L'intensità, la forza fisica. L'Atalanta è una squadra che sa difendersi molto bene. Sarri cura tantissimo l'aspetto difensivo, anche se l'Atalanta da questo punto di vista deve ancora migliorare in questa stagione. È una squadra sempre difficile da affrontare, con giocatori offensivi di qualità che possono mettere in difficoltà chiunque: Krstović, Scamacca, Rowe, De Ketelaere. Ha tanta qualità e può essere pericolosa per chiunque».
C'è qualche giocatore dell'Atalanta che potrebbe risultare particolarmente pericoloso per il Milan?
«Samardžić. È uno che con il Milan di solito gioca sempre grandi partite, oltre al classico De Ketelaere che, da ex, ha sempre fatto bene. Samardžić è uno di quei giocatori che, magari, ha poca continuità, ma che in questo tipo di partite si accende e quando si accende fa anche la differenza».
A proposito di De Ketelaere, che ricordo ha lasciato al Milan?
«Non buono e non tanto per colpa sua. È stato catapultato in un ambiente complicato. Il Milan arrivava dalla vittoria dello scudetto, era stato presentato come l'acquisto dell'estate, era più giovane e quando ha iniziato a fare un po' di fatica, come normale che fosse, non si è avuta la pazienza che si sarebbe dovuta avere. Ha fatto poco o nulla. Non dico che la cessione sia stata inevitabile, perché, in realtà, penso potesse anche rimanere. Ci sono giocatori che hanno dimostrato nel secondo anno di fare meglio, ma il Milan aveva cambiato gestione tecnica. Era stato mandato via Maldini e si era deciso di cederlo, ma il suo percorso al Milan è stato decisamente negativo».
La sensazione è che Amorim sia spesso lasciato solo a gestire la pressione mediatica, mentre Sarri a Bergamo sembra maggiormente protetto e sostenuto dalla società. È una percezione corretta?
«Paradossalmente parla sempre solo Amorim e si vede sempre solo lui, a parte Cardinale, che quest'anno è sempre molto presente, anche a San Siro, in tutte le partite di campionato. Il fatto che ci sia lui vicino gli dà forza. Perché dico paradossalmente? L'anno scorso, a fianco di Allegri, il Milan aveva figure come Tare, Furlani, Ibrahimovic sempre presente, spesso Moncada, eppure Allegri, specie nella seconda parte della stagione, è stato molto più solo di quanto non lo sia oggi Amorim. C'erano troppe teste con idee diverse che si facevano la lotta tra loro e questa cosa non ha aiutato l'ambiente. L'allenatore era sempre in bilico, non aveva il sostegno di queste figure. Amorim, invece, non mi sembra affatto solo perché sa al cento per cento di godere della totale fiducia di Cardinale, che l'ha scelto, e quindi, qualunque cosa succeda, non è in discussione».
Quindi Amorim non è in discussione?
«Non è in discussione e credo non lo sarà almeno fino a fine stagione, per restare cauti. Credo che il progetto con Amorim, a prescindere anche da un'eventuale stagione non eccessivamente negativa, non sia in discussione. Andrà avanti. Ha un contratto di tre anni più opzione per un quarto, che è un'enormità per un allenatore, specie in Italia. Al Milan credo non sia mai successo nel passato recente. E lo ha scelto proprio lo stesso Cardinale».
Secondo te il Milan gode ancora dello stesso prestigio internazionale che lo ha contraddistinto nella sua storia?
«La gloria, intesa come blasone, non si cancella. Il Milan è sempre il Milan. Se si parla del valore della squadra oggi, invece, parliamo di una realtà completamente diversa. Il Milan oggi è una squadra normale, mentre per gran parte della sua storia di normale non ha avuto assolutamente nulla. Il blasone, inteso come grandezza del club, come storia e importanza, è invariato e credo lo sarà per sempre, a meno che qualcuno riesca a replicare quello che il Milan ha fatto, ma è complicato. Se parliamo invece dei valori attuali, il Milan è una squadra normale, che lotta per un piazzamento in Champions e anche a fatica».
Milan-Atalanta è da sempre una sfida particolarmente sentita dalle rispettive tifoserie. È una partita particolarmente sentita anche sul fronte rossonero?
«È una partita sentita sicuramente per i rapporti tra le tifoserie. È una partita che si porta dietro un po' di rivalità. A Bergamo si vive di più perché, a parte le squadre lombarde, non ci sono altre rivali cittadine. Per noi le partite più sentite sono quelle con l'Inter, poi la Juventus e poi questa».
Entrambe le squadre arrivano alla sfida con assenze importanti. Quali rischiano di pesare maggiormente nell'economia della partita?
«Entrambe le squadre hanno soluzioni che permettono loro di essere sempre pronte e competitive. Il Milan non ha grandissime assenze, a parte quelle di Saelemaekers e Gabbia che sono lunghe, ma per il resto è a completo regime. Non vedo assenze che possano influenzare più di tanto. Gabbia e Saelemaekers hanno giocato quasi mai e poco. Sul fronte opposto, c'era attesa nel rivedere a San Siro Kessie. Con il Milan ha avuto un passato di grande amore, ma anche lasciato un po' di delusione per come se n'era andato via. Nel corso dei suoi anni non era partito benissimo, poi si è ripreso. Un'avventura un po' tribolata. Quindi c'era curiosità. A Bergamo piano piano stava anche trovando la forma migliore e quindi è un'assenza importante per l'Atalanta. Quella di Raspadori credo, invece, che pesi relativamente perché aveva giocato poco finora».
Dopo la tripletta segnata al Salisburgo, contro l'Atalanta Cisse potrebbe essere una delle scelte di Amorim?
«Non mi vorrei sbilanciare. Ha dimostrato di essere in forma e ha fatto una tripletta in Europa League. Il punto è che il Milan ha tante alternative in quel ruolo. C'è Pulisic, Moreira può giocare lì, ci sono Hutchinson, Loftus-Cheek, Rabiot. Bisogna capire che partita vuole impostare Amorim e che modulo vuole usare, perché finora ne ha utilizzati diversi. Il Milan ha scelto giocatori duttili, tutti giocatori che possono occupare diversi ruoli ed essere impiegati in più moduli».
Che partita si aspetta quindi domenica a San Siro?
«Mi aspetto una partita equilibrata, tra due squadre a cui piace giocare a calcio e gestire il pallone. Credo sarà il Milan a fare la partita, un po' perché gioca in casa e un po' perché in questa stagione ho sempre visto il Milan controllare la partita. Mi aspetto, invece, un'Atalanta che metta in difficoltà la squadra rossonera sui suoi punti deboli, che possa essere pericolosa, che si difenda con ordine e poi, quando ha il pallone, sia in grado di ripartire. Sul fronte opposto, credo che il Milan gestirà tanto il pallone e, se poi riuscirà a trovare gli spazi giusti, potrà fare male. Altrimenti rischiamo di vedere ancora una partita in cui farà molta fatica a creare».
Due squadre ancora in costruzione, ma con segnali di crescita e obiettivi da definire. Secondo Stefano Bressi, il Milan parte con qualcosa in più sul piano delle individualità e potrà contare sul fattore San Siro, ma l'Atalanta ha le qualità per mettere in difficoltà i rossoneri, soprattutto attraverso intensità, forza fisica e organizzazione. Una sfida che si preannuncia equilibrata, nella quale la capacità di trasformare il possesso palla in occasioni concrete potrebbe fare la differenza.
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