Lo specchio di Palladino e il tabù del Lecce: la Dea si affida al graffio di CdK!
L'incrocio del Via del Mare non rappresenta soltanto una tappa nevralgica per gli equilibri della classifica, ma si trasforma in uno specchio in cui due generazioni di allenatori finiscono per riflettersi. Da una parte Eusebio Di Francesco, costretto a lottare con i denti per evitare il terzo flop consecutivo e salvare il suo Lecce, dall'altra Raffaele Palladino, l'architetto della nuova Atalanta. Tra le due filosofie, il peso di un attacco orobico che spera di ritrovare la luce grazie a un lampo decisivo di Charles De Ketelaere.
LO SPECCHIO DEL TEMPO - Sembra passata un'eternità da quando il tecnico pescarese incantava l'Europa alla guida della Roma, sfiorando una clamorosa e storica finale di Champions League contro il Liverpool di Jurgen Klopp. Oggi quel ruolo di stratega emergente, capace di coniugare bel gioco e risultati, appartiene di diritto all'allenatore campano della compagine lombarda. Un matrimonio voluto fortemente: dopo l'addio a Firenze, il mister nerazzurro ha declinato diverse offerte pur di attendere la chiamata da Bergamo. E la scelta ha pagato, garantendo un cammino europeo di tutto rispetto (il migliore in Italia quest'anno) e un 2026 quasi perfetto, macchiato unicamente dallo scivolone contro il Sassuolo.
IL RISVEGLIO DEL BELGA - – come sottolinea un'attenta analisi de La Gazzetta dello Sport – la forza motrice dei bergamaschi risiede in una spiccata e costante continuità offensiva. Da quando è iniziato il nuovo corso tecnico, l'attacco è rimasto a secco soltanto in due occasioni, contro Inter e Como. Pur dovendo fare a meno dei muscoli di Gianluca Scamacca, il peso del reparto avanzato verrà assorbito dall'ex di turno Nikola Krstovic, attualmente il miglior marcatore stagionale con otto centri. Tuttavia, la trasferta pugliese deve sancire il definitivo rilancio del fantasista fiammingo. Rientrato dalla parentesi internazionale con una rete al Messico, il suo bilancio italiano piange: appena cinque centri stagionali, di cui due inflitti proprio ai salentini nel girone d'andata sotto la gestione di Ivan Juric. Curiosamente, la formazione leccese rappresenta la sua preda preferita in Serie A, un incentivo psicologico non da poco per invertire la rotta.
LA MALEDIZIONE DEL GOL - Sul fronte opposto, i padroni di casa vivono un vero e proprio incubo offensivo. I giallorossi non sono riusciti a gonfiare la rete avversaria in quindici delle trenta partite disputate, un blackout clamoroso che pesa come un macigno sulla rincorsa salvezza. Con i migliori marcatori (Lameck Banda, Lassana Coulibaly e Nikola Stulic) fermi ad appena tre realizzazioni, le speranze si aggrappano agli inserimenti tra le linee di Omri Gandelman. La statistica non sorride affatto all'allenatore dei salentini: in ventiquattro confronti diretti, la compagine lombarda gli ha inflitto ben tredici sconfitte, concedendo solo quattro vittorie.
La disperazione agonistica spingerà il Lecce a gettare il cuore oltre l'ostacolo, ma la Dea ha un'agenda troppo importante per concedere sconti. Mantenere vive le ultime chance di qualificazione europea e rodare i meccanismi in vista della rovente semifinale di Coppa Italia da disputare tra le mura della New Balance Arena restano imperativi categorici per un gruppo che non vuole smettere di stupire.
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