L'urlo di Raspadori scuote la Dea: il "Jack" cala l'asso per l'assalto alla Champions
La potenza sprigionata dal mancino che ha trafitto il Lecce non è stata una semplice prodezza balistica, ma un vero e proprio manifesto d'intenti. Quell'esultanza rabbiosa racconta tutto il fuoco che brucia dentro Giacomo Raspadori, un talento purissimo rimasto fin troppo nell'ombra a causa della sfortuna e degli infortuni. Ora, però, l'Atalanta ha finalmente scoperto la sua carta vincente per dominare l'imminente e decisiva volata primaverile.
IL RITORNO SUL LUOGO DEL DELITTO - Il prato del Via del Mare rievoca ricordi dolcissimi per l'ex attaccante del Napoli, che proprio in Salento un anno fa dipinse la punizione decisiva per lo scudetto partenopeo. La rete del definitivo tre a zero di domenica scorsa possiede un peso specifico incalcolabile per il suo percorso in maglia nerazzurra. Arrivato a gennaio con la pesantissima etichetta di erede di Adem Lookman, il bolognese aveva timbrato subito il cartellino contro il Parma prima di finire ai box. L'infortunio patito contro la Lazio a metà febbraio lo ha costretto a un mese abbondante di calvario, resettando bruscamente un ambientamento che procedeva a gonfie vele.
LA RIVOLUZIONE TATTICA E IL DUELLO INTERNO - Durante la sua assenza forzata, Raffaele Palladino ha ridisegnato magistralmente gli equilibri avanzando Nicola Zalewski, capace di interpretare il ruolo di esterno offensivo con risultati eccellenti (e ora riciclabile in difesa al posto del giovane Lorenzo Bernasconi). Adesso, però, le gerarchie tornano fortemente in discussione. Il jolly azzurro è un attaccante di razza, possiede i colpi per spaccare in due le difese e calcia con mortifera precisione con entrambi i piedi. La sua straordinaria duttilità gli permette non solo di insidiare l'italo-polacco sulla corsia mancina, ma anche di proporsi come letale falso nueve. Con Gianluca Scamacca attualmente indisponibile, la staffetta con l'ottimo Nikola Krstovic al centro dell'attacco diventa un'opzione lussuosissima, testata con successo proprio nei minuti finali in terra pugliese dopo l'ingresso di Kamaldeen Sulemana.
IL JOLLY PER L'EUROPA E LE BASI DEL FUTURO - Che sia schierato da centravanti puro o partendo largo sulla trequarti, il talento felsineo rappresenta una risorsa devastante. – come analizza L'Eco di Bergamo – l'obiettivo primario di questi ultimi cinquanta giorni di stagione è collocarlo al centro del villaggio atalantino per blindare la qualificazione alla massima competizione europea. Un processo di integrazione vitale anche in ottica 2026/2027, annata in cui diventerà il perno assoluto del reparto avanzato. Il rodaggio è ormai alle spalle: dal recente ritorno a gara in corso, impreziosito dal record come primo giocatore della Dea a vestire la maglia della Nazionale sul prato della New Balance Arena, è giunto il momento di alzare i giri del motore. Finora ha collezionato solo otto presenze, di cui tre da titolare. Una di queste fu l'indimenticabile notte di Coppa contro la Juventus, un monito chiarissimo in vista del prossimo incrocio contro i bianconeri.
L'arma segreta è finalmente sguainata. Con un fuoriclasse così affamato nel proprio mazzo, pronto a risolvere le partite anche dalla panchina, la squadra bergamasca fa davvero paura a chiunque.
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