La favola di Mendy e l'uragano Scamacca: a Cagliari è un primo tempo da impazzire
I primi quarantacinque minuti dell'Unipol Domus si rivelano una giostra di emozioni sconsigliata ai deboli di cuore. Il Cagliari e l'Atalanta vanno al riposo su un pirotecnico 2-2, frutto di un avvio shock dei padroni di casa e di una reazione d'orgoglio furibonda della formazione bergamasca. Gli uomini di Raffaele Palladino pagano a carissimo prezzo le scorie dell'eliminazione in Coppa Italia, palesando amnesie difensive gravissime nei primissimi scampoli di gara, ma si aggrappano alla prepotenza fisica e tecnica del loro centravanti per rimettere in piedi un match che sembrava già drammaticamente compromesso.
LA FAVOLA DEL DEBUTTANTE - Il copione tattico viene stracciato dopo appena sessanta secondi. L'undici isolano, guidato dalla sagacia di Fabio Pisacane, azzanna la partita con una ferocia inaudita. Il grande protagonista è Mendy: il classe 2007, lanciato a sorpresa dal primo minuto, vive un esordio in Serie A da consegnare agli annali. Prima incorna in rete un cross al bacio di Michel Adopo, eludendo la marcatura ospite, poi all'ottavo minuto raddoppia risolvendo una mischia furibonda generata da un clamoroso disimpegno errato della difesa lombarda. Un uno-due mortifero che infiamma il pubblico sardo e certifica il fiuto del gol di un ragazzo destinato a far parlare di sé.
LE AMNESIE NERAZZURRE E IL CAMBIO DI ROTTA - L'approccio della Dea è, senza mezzi termini, da incubo. La retroguardia composta da Giorgio Scalvini, Berat Djimsiti e Sead Kolasinac balla pericolosamente su ogni ripartenza rossoblù, tradendo una fragilità psicologica evidente e un ritardo cronico nelle letture. Il nervosismo serpeggia in campo, culminando in un colpo proibito al limite del regolamento tra Gianluca Scamacca e Yerry Mina, sanzionato solo con un richiamo verbale dall'arbitro Juan Luca Sacchi. Serve una scossa per invertire la rotta, e Palladino la trova ridisegnando la squadra in corsa: passaggio al 4-2-3-1, con Mario Pasalic avanzato tra le linee e Davide Zappacosta arretrato nel ruolo di terzino puro. Una mossa che restituisce finalmente baricentro e coraggio alla manovra.
IL RISVEGLIO DEL BOMBER - Quando il Cagliari sembra poter gestire il doppio vantaggio, accarezzando addirittura il tris con Sebastiano Esposito, sale in cattedra l'artiglieria pesante nerazzurra. Al 40', Charles De Ketelaere inventa e Scamacca esegue: destro a giro mortifero che muore all'angolino, dove Elia Caprile non può arrivare. È la scintilla che riaccende definitivamente la luce. L'Atalanta fiuta il sangue e, proprio allo scadere, completa la clamorosa rimonta: uno schema rapido su punizione orchestrato da Scalvini e Raoul Bellanova libera il bomber al centro dell'area, permettendogli di firmare la doppietta personale dal dischetto del rigore e di rimettere il match sui binari dell'equilibrio.
Si va negli spogliatoi con il fiato sospeso, dopo una frazione in cui la tattica ha lasciato ben presto spazio all'istinto puro e alle emozioni a fior di pelle. Il Cagliari ha dimostrato di poter ferire mortalmente sfruttando l'entusiasmo della gioventù e un approccio devastante. L'Atalanta, dal canto suo, ha smentito le parole del pre-partita («Il mister ha lavorato molto sul piano mentale») accusando il contraccolpo, ma ha confermato di possedere un arsenale offensivo capace di ribaltare qualsiasi scenario. La ripresa si preannuncia come una battaglia campale e incerta fino all'ultimo respiro.
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