Scamacca non si arrende: "Quattro battaglie fino alla morte. La doppia punta con Krstovic funziona"
Il rammarico dipinto sul volto e la consapevolezza di aver gettato alle ortiche un'occasione d'oro. Gianluca Scamacca si presenta ai microfoni di DAZN nel post-partita dell'Unipol Domus con la delusione di chi ha visto la propria doppietta, impreziosita da una rete di rara pregevolezza balistica, vanificata dalla bruciante sconfitta per 3-2 contro il Cagliari. Il centravanti romano analizza con estrema lucidità il passaggio a vuoto iniziale della squadra e il pesante impatto psicologico dell'eliminazione in Coppa Italia, senza però cercare comodi alibi. Dalle considerazioni tattiche sulla convivenza offensiva con Krstovic al duello rusticano, stravinto sul piano dei nervi e del gioco, con il roccioso Yerry Mina: le parole del bomber tracciano il bilancio di una stagione di rinascita personale e suonano la carica in vista delle ultime, decisive quattro battaglie stagionali della formazione nerazzurra.
Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Gianluca, i tuoi due gol avevano rimesso in piedi la partita portandola sul 2-2, ma alla fine è arrivata una sconfitta che brucia. Cosa non ha funzionato oggi nell'approccio iniziale alla gara?
«Credo che abbiamo letteralmente sbagliato e regalato la prima mezz'ora di gioco. Successivamente siamo stati bravi e caparbi a riprendere in mano l'inerzia della partita, riuscendo a raddrizzarla con grande sforzo. Purtroppo oggi è stata una di quelle gare nate storte e vissute sul filo del rasoio: noi abbiamo comunque dato il massimo e lottato fino all'ultimo secondo di recupero, ma il risultato ci ha condannato. Dispiace tantissimo che sia andata in questo modo, perché volevamo un epilogo decisamente diverso».
Ti faccio i complimenti per la grande prestazione e per la doppietta, in particolar modo per il primo gol di pregevole fattura. A livello tattico, ti abbiamo visto fare coppia con Krstovic, come era già accaduto in casa contro l'Udinese. Credi sia un'opzione schierabile anche dal primo minuto e come ti trovi con lui in campo?
«Con Nico mi trovo davvero molto bene in campo. Come hai giustamente ricordato, avevamo già sperimentato questa soluzione giocando insieme l'ultimo quarto di gara contro l'Udinese. In situazioni come quella di oggi, in cui ti trovi in svantaggio e hai il disperato bisogno di recuperare, è una mossa logica e necessaria inserire le due punte di peso per riempire l'area e dare pressione alla difesa avversaria. Purtroppo oggi non è bastato per agguantare il pareggio definitivo, ma è innegabile che dal momento del suo ingresso siamo riusciti a costruire una mole nettamente maggiore di occasioni da rete. È sicuramente un'opzione validissima per noi».
Quanto ha inciso sulle vostre gambe e sulla vostra testa la fatica fisica e mentale derivante dalla dolorosa eliminazione in Coppa Italia? Guardando l'attuale classifica, la stagione si può definire virtualmente conclusa o ci sono ancora forti motivazioni per queste ultime quattro giornate?
«Senza alcun dubbio l'uscita dalla Coppa Italia, per le polemiche e le modalità con cui è maturata, ci ha fatto malissimo e ha lasciato delle inevitabili scorie. Tuttavia, oggi eravamo scesi in campo con la ferma volontà di portare a casa i tre punti per archiviare immediatamente la delusione. Per quanto riguarda il campionato, ci sono ancora quattro partite da disputare: le affronteremo e le giocheremo tutte alla morte, come se fossero delle finali senza appello. Sono sfide fondamentali in cui abbiamo il dovere morale di cercare di racimolare il maggior numero di punti possibile. Solamente alla fine dell'anno, dopo il triplice fischio dell'ultima giornata, alzeremo lo sguardo verso la classifica e tireremo le somme su dove saremo arrivati».
A livello personale sei tornato in doppia cifra anche quest'anno, confermandoti tra i migliori interpreti del ruolo in Serie A per rendimento. Nonostante la frenata della squadra, ti ritieni soddisfatto della tua stagione?
«Sì, è vero, sono riuscito ad arrivare in doppia cifra e ne sono felice, ma per me quest'anno è stato fondamentalmente un anno di delicata transizione. Venendo da un lungo periodo di inattività e da un'annata in cui sono stato praticamente fermo, è stata una stagione complessa fin dal principio, caratterizzata da svariati problemi fisici che mi hanno limitato e rallentato. La continuità di impiego è essenziale, perché solo quando riesci a giocare con regolarità trovi anche la forma fisica e la brillantezza ottimali. Sono moderatamente soddisfatto dei miei numeri attuali, ma spero e lavoro duramente affinché il mio vero anno, quello della totale e definitiva consacrazione, possa essere il prossimo».
Un'ultima considerazione sul tuo personale duello con Yerry Mina. Meriti un plauso assoluto per come hai gestito la sua marcatura asfissiante: hai risposto sul campo da giocatore di grande esperienza, non cadendo mai nella trappola delle sue continue provocazioni.
«Grazie mille. A dire il vero, il suo atteggiamento e le sue provocazioni hanno rappresentato per me un ulteriore, fortissimo stimolo. Sappiamo bene che ogni difensore ha il suo stile e il suo modo personale di interpretare la marcatura; lui gioca in questa maniera, è molto fisico e cerca il contatto verbale e fisico costante. La regola d'oro in questi casi è non cedere mai alle provocazioni e non reagire in modo istintivo. Bisogna mantenere i nervi saldi e restare lucidamente focalizzati in via esclusiva sulla partita. Alla fine, rispondere coi fatti sul rettangolo verde e fare il massimo per la propria squadra è l'unica cosa che conta davvero».
Parole da leader maturo e focalizzato sull'obiettivo. Gianluca Scamacca assorbe le scorie del momento no dell'Atalanta e traccia la rotta per un finale di stagione incandescente: trasformare le energie negative in puro furore agonistico per onorare fino all'ultimo respiro la maglia e la lotta per un piazzamento europeo.
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