Terremoto dietro le scrivanie: D'Amico ai saluti con l'Atalanta, il Milan fiuta il grande colpo
Il valzer delle poltrone nel calcio italiano è ufficialmente iniziato e vede al centro della pista Tony D'Amico. L'attuale direttore sportivo dell'Atalanta si prepara a svestire i panni di architetto del miracolo nerazzurro per trasformarsi nel pezzo pregiato del prossimo mercato dirigenziale. Mentre le squadre battagliano per gli ultimi verdetti sul campo, dietro le quinte si stanno ridisegnando le gerarchie dei top club, pronti ad accaparrarsi le menti più brillanti per costruire le corazzate del futuro.
IL MESSAGGIO DI PERCASSI - A sancire l'imminente divorzio sono state le inequivocabili dichiarazioni rilasciate dall'amministratore delegato Luca Percassi, che hanno di fatto aperto la porta al commiato. «Ho un rapporto straordinario con lui e conosco perfettamente il valore del suo lavoro in questi anni a Bergamo. Lo ringrazio di cuore, ma mi rendo conto che, esattamente come accade per i grandi giocatori, anche lui possa essere corteggiato da altre piazze. Il nostro rapporto professionale potrebbe concludersi a breve, ma la stima umana durerà per sempre». Parole cariche di gratitudine che certificano la fine di un ciclo esaltante durato quattro stagioni.
IL FLIRT COL DIAVOLO - – come evidenzia La Gazzetta dello Sport – le sirene più squillanti provengono da Milano, sponda rossonera. Già nella passata sessione estiva, l'amministratore delegato Giorgio Furlani aveva inserito il dirigente atalantino in cima alla lista dei desideri per rafforzare l'organigramma. La dirigenza del Diavolo optò poi per Tare, il quale ha indubbiamente portato carisma ed esperienza assicurandosi la leadership di Luka Modric, ma le spese onerose della sua gestione non hanno fruttato i risultati sperati, finendo inevitabilmente sulla graticola. Ecco perché la poltrona milanista è oggi più traballante che mai, con D'Amico pronto a raccogliere un'eredità tanto prestigiosa quanto infuocata.
I CAPOLAVORI E LA SOSTENIBILITÀ - Il curriculum del ds in uscita parla da solo, fondendo magistralmente epica sportiva e bilanci in attivo. Partendo dal suo exploit al Verona (dove finanziò il club con le clamorose plusvalenze di Marash Kumbulla, Amir Rrahmani e Sofyan Amrabat), il dirigente ha saputo elevare ulteriormente l'asticella all'ombra della New Balance Arena. Sotto la sua egida sono sbarcati talenti del calibro di Ederson, Charles De Ketelaere (rigenerato proprio dopo il flop al Milan), Gianluca Scamacca, Isak Hien e Sead Kolasinac. Il capolavoro finanziario assoluto resta però l'operazione legata a Mateo Retegui: prelevato per 20 milioni, l'attaccante è stato rivenduto a peso d'oro in Arabia Saudita per 65 milioni nel giro di una sola stagione.
L'EFFETTO DOMINO DELLE POLTRONE - Se l'opzione meneghina dovesse complicarsi, le valigie del dirigente sarebbero comunque pronte per altre piazze di primissima fascia. Sullo sfondo si staglia l'intrigante ipotesi Roma, dove l'ex diesse del Verona tornerebbe a formare una coppia esplosiva con l'ex tecnico nerazzurro Gian Piero Gasperini. Da non scartare nemmeno la pista Napoli: sotto il Vesuvio il futuro di Giovanni Manna è ancora in bilico (corteggiato anch'egli dai capitolini), in un vortice di nomine che potrebbe coinvolgere persino Cristiano Giaretta, ex Udinese ora in Grecia al Pafos.
L'Atalanta perde la mente brillante che ha saputo coniugare notti europee da sogno e bilanci da favola. Chiunque riuscirà ad assicurarsi le sue intuizioni metterà a segno, prima ancora dell'apertura ufficiale del calciomercato, il colpo più importante dell'estate.
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