Zalewski, dall'assist al gol: lo step che chiede Sarri
Nikola Zalewski si presenta al nuovo corso nerazzurro come uno dei volti su cui puntare con maggiore decisione nella prossima stagione. La sua è la parabola di un'ala che ha imparato a librarsi sul gioco e che ora deve completarsi imparando a colpire in picchiata: tanta capacità di creare, ancora troppa parsimonia nel momento che conta di più, quello della finalizzazione.
LA STAGIONE DELLA SVOLTA - L'ultima annata lo ha promosso a pieni voti, facendone uno dei volti chiamati a trascinare la rivoluzione tecnica che ridisegna la Dea. Arrivato dall'Inter, il numero 59 ha ripercorso la stessa metamorfosi che nel 2014 trasformò il Papu Gómez: partito sulla carta come esterno sinistro, è stato reinventato come attaccante di fascia. Un'intuizione di Raffaele Palladino, che ha sfruttato l'assenza di Ademola Lookman per spostarlo nel tridente. La risposta è stata convincente, fatta di giocate di qualità e di spazi aperti per i compagni, con un peso offensivo cresciuto in modo netto: 2 reti e 7 assist, per un bottino complessivo di 19 punti tra campionato e coppe.
IL RUOLO NEL 4-3-3 - Il passaggio alla linea a quattro e al 4-3-3 di Maurizio Sarri ridisegna anche i suoi compiti. Come accadrà a Charles De Ketelaere, il polacco sarà chiamato a dialogare di continuo in triangolo con mezzala e terzino sinistro, tagliando in diagonale verso l'interno per accorciare la distanza dalla porta e restare più vicino all'area.
LO STEP DECISIVO - Resta un capitolo da completare, ed è quello della concretezza sotto porta. Il salto definitivo di Zalewski passa esattamente da lì. Trovarsi al posto giusto nell'istante giusto è una dote che già possiede, ma la scarsa freddezza nell'ultimo gesto – come sottolinea TMW – gli ha negato un raccolto ben più ricco, in gol come in punti. Duttile, abituato a gestire una mole enorme di palloni pericolosi, ha tutti i mezzi per diventare più incisivo in qualunque frangente della gara.
IL MODELLO PAPU - Il parallelo con il Papu Gómez non è affatto azzardato. Anche l'argentino, agli albori della sua avventura orobica, dovette affinare la cattiveria realizzativa prima di trasformarsi in leggenda. Sarri eredita così un gioiello ancora da sgrezzare, con il margine per ripercorrere quella stessa strada. Poi, come si dice in questi casi, sarà quel che sarà.
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