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FOCUS TA - 858 infortuni e 103 milioni bruciati: i numeri che spiegano l'allarme di Sarri

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Redazione TuttoAtalanta.com
per Tuttoatalanta.com
Oggi alle 15:17Primo Piano
autore Redazione TuttoAtalanta.com
24.10.2026 15:17Primo Piano
Juve, Inter e Milan perdono sei titolari in quarantotto ore, la Dea ne ha otto ai box: i numeri dicono che il calendario presenta il conto a tutti
www.imagephotoagency.it
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L'emergenza infortuni non è più un problema dell'Atalanta, ma dell'intero calcio italiano. Nel giro di due giorni la Juventus ha perso Nico González e Çelik, l'Inter si è fermata con Luis Henrique e il Milan ha dovuto rinunciare a Rabiot, Gila e Moreira. Sei titolari in quarantotto ore, quasi tutti per problemi muscolari o da sovraccarico: esattamente lo scenario che Maurizio Sarri aveva descritto dieci giorni fa, attirandosi più di una critica. Oggi quelle parole suonano meno come uno sfogo e più come una diagnosi.

IL WEEKEND NERO DELLE BIG - La lista si è allungata ora dopo ora. In casa bianconera, gli accertamenti hanno evidenziato una lesione di basso grado del bicipite femorale sinistro per Çelik e una lesione di basso grado del soleo destro per Nico González, con entrambi i giocatori attesi al rientro soltanto dopo la sosta per le nazionali di novembre. Stesso destino per il brasiliano dell'Inter: Luis Henrique, sottopostosi agli esami strumentali, ha riportato un risentimento muscolare e si aggiunge a un'infermeria nerazzurra che già contava Lautaro Martínez e Pavard. A Milanello, infine, il bollettino più pesante: oltre agli indisponibili Gabbia, Saelemaekers, Chukwueze e Terracciano, Amorim dovrà fare a meno di Rabiot per un affaticamento al polpaccio destro, Moreira per un affaticamento al flessore sinistro e Gila per un'infiammazione da sovraccarico alla caviglia sinistra. Tre squadre, tre contesti diversi, un'unica parola che ricorre: sovraccarico.

LE PAROLE DI SARRI - Il tecnico dell'Atalanta aveva acceso il dibattito la sera del Pafos, dopo lo stop di Giacomo Raspadori. Ai microfoni di Sky Sport aveva allargato subito il discorso oltre i confini di Zingonia: «Sono troppi per tutti, non solo per noi», con l'aggiunta di un giudizio senza mezzi termini su un calendario definito assurdo e illogico, e di un affondo sul silenzio dell'Associazione Calciatori. Nel suo ragionamento c'era anche la variabile delle nazionali, con il richiamo ai casi di Scalvini, fermatosi appena rientrato dall'Italia, e dello stesso Raspadori, tornato acciaccato dagli impegni azzurri. Un'analisi che allora qualcuno lesse come un alibi e che, alla luce di quanto accaduto nelle ultime ore alle rivali, ha trovato conferme che nessuno avrebbe voluto.

I NUMERI DELL'INJURY INDEX - Le statistiche danno sostanza alla percezione. Secondo l'ultimo rapporto del broker assicurativo Howden, nella stagione 2024/25 sono stati 858 gli stop per problemi fisici in Serie A, in aumento del 24% rispetto alla stagione precedente, per un costo complessivo di 103,14 milioni di euro in stipendi versati a giocatori indisponibili. Il quadro per club è eloquente: la Juventus è il club che ha sostenuto il costo più alto (56 infortuni per 16,75 milioni), davanti al Milan (58 per 13,01) e all'Inter (71 per 10,93), mentre il Napoli campione d'Italia ha subito appena 36 infortuni per 4,08 milioni. La tipologia più diffusa è proprio quella che sta falcidiando le rose in queste settimane: gli infortuni muscolari sono di gran lunga i più frequenti, con 318 casi, ma presentano una gravità media limitata di 15 giorni e un costo medio per infortunio relativamente contenuto, mentre i problemi al ginocchio risultano i più gravi e onerosi, con una gravità media di 54 giorni. Tradotto: la Serie A non si ferma per i traumi gravi, ma per una pioggia di lesioni brevi e ripetute, il marchio di fabbrica dell'affaticamento.

UN INFORTUNIO OGNI 92 MINUTI - Il fenomeno non conosce confini. Allargando lo sguardo ai cinque principali campionati del continente, si contano 4.456 infortuni tra Premier League, Bundesliga, La Liga, Serie A e Ligue 1, con una frequenza di un infortunio ogni 92 minuti di gioco, per un costo di 676,14 milioni di euro di stipendi pagati a vuoto. E la mappa anatomica racconta dove colpisce il sovraccarico: tra i 318 casi muscolari, i flessori pesano per il 37%, gli adduttori per il 23%, i quadricipiti per il 19% e i polpacci per il 13%. Flessori, polpacci, soleo: le stesse zone finite nei comunicati medici di Juventus e Milan in queste ore.

L'ATALANTA E LA DIFESA DECIMATA - A Bergamo la curva degli infortuni ha semplicemente anticipato quella degli altri. Gli otto indisponibili di Sarri si concentrano soprattutto nel reparto arretrato, dove Hien, Scalvini, Kolašinac e Kossounou hanno costretto il tecnico ad affidarsi ai giovani e agli adattati, mentre Raspadori, Kessie, Sulemana e Pompei completano un elenco che ha svuotato anche le alternative. Non è un caso che il club nerazzurro viva da settimane una fase in cui conta soltanto resistere e limitare i danni: la Dea ha pagato per prima un conto che il resto del campionato sta cominciando a saldare adesso.

LA RISPOSTA DELL'AIC - Lo sfogo del tecnico aveva provocato la replica immediata del sindacato dei calciatori. Il presidente Umberto Calcagno, intervistato da TuttoMercatoWeb, ha rivendicato il lavoro svolto: «Noi denunciamo da anni questo affollamento dei calendari», ricordando che AIC e Serie A possono fare poco, se non allearsi nella causa contro la FIFA, come già avvenuto. Sul tavolo ci sono anche proposte concrete: tra le possibili soluzioni discusse figura il passaggio della Serie A da 20 a 18 squadre, sebbene la Lega tema di perdere introiti dai diritti televisivi, e l'AIC ha chiesto che i calciatori possano riposare almeno sette giorni a fine anno. Un confronto che, al di là delle punture reciproche, converge su un punto: il problema esiste e non riguarda una sola squadra.

NON SFORTUNA, MA FISIOLOGIA - È qui che la vicenda atalantina va letta con lucidità. I dati raccontano un'altra storia: con partite ogni tre giorni, tre competizioni e le soste per le nazionali che sommano chilometri e minuti invece di sottrarli, il corpo umano risponde allo stesso modo a Bergamo come a Torino, Milano o Appiano Gentile. Cambiano i tempi, non la sostanza: chi gioca di più e recupera di meno finisce prima in infermeria. Ed è un meccanismo che condiziona i tornei, perché la classifica non premia solo chi è più forte, ma chi riesce ad attraversare la stagione con più uomini in piedi.

Il calendario non cambierà da un giorno all'altro. Ma il dibattito, stavolta, ha trovato i suoi numeri: e danno ragione a chi lo ha aperto per primo.

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