La Primavera e il tempo che non c'è: sette punti non sono un incidente
Lorenzo Casalino
C'è una frase che a Zingonia si ripete da settembre e che vale la pena di prendere sul serio: questa Primavera è una squadra nuova. Nuova davvero, rinnovata nella spina dorsale rispetto al gruppo che aveva vinto la Coppa Italia e chiuso il campionato tra le grandi; nuova nei ruoli, nelle gerarchie, nelle facce. È un'attenuante onesta, e sarebbe disonesto non citarla. Ma sette punti in nove giornate, una sola vittoria e sei sconfitte non sono un incidente di percorso: sono un percorso. E il 2-1 di Como, arrivato nel modo in cui è arrivato, ha chiuso il discorso sulla risalita prima ancora che cominciasse.
Il problema della squadra di Bosi ha un nome preciso e si chiama inizio. Con la Lazio il gol subito dopo un minuto, a Como un primo tempo passato a rincorrere, e prima ancora una lunga serie di partite in cui i nerazzurri Under 20 sono entrati in campo come se la gara dovesse cominciare più tardi. Non è un dettaglio tecnico, è un dato di carattere, ed è esattamente lo stesso che affligge la prima squadra a parti invertite: i grandi crollano dopo il primo gol subito, i ragazzi non riescono a evitare di subirlo subito. Due squadre, due difetti speculari, un solo centro sportivo. Chi crede nelle coincidenze faccia pure; a noi sembra piuttosto che il clima di Zingonia, in questo autunno, non aiuti nessuno a partire con la testa giusta.
Eppure c'è un fatto che non si può ignorare, ed è il motivo per cui questo corsivo non è una requisitoria. Questa Primavera non si è mai arresa. Il 2-2 con la Lazio strappato al 93', il 2-0 al Milan, il gol di Como che ha riaperto una partita già persa: ogni volta che è andata sotto, la squadra di Bosi ha trovato il modo di restare dentro. È il contrario di quello che fa la prima squadra, e in un vivaio che esiste per formare giocatori prima che per vincere campionati, è la qualità più preziosa. Il carattere c'è. Mancano le gerarchie, manca un centrocampo che dia ritmo, manca soprattutto il tempo per far maturare tutto questo mentre la classifica scorre.
Perché il tempo, ecco il punto, non c'è. La Primavera 1 è un campionato che retrocede, e sette punti dopo nove turni sono una posizione da cui si esce solo vincendo le partite che contano, non pareggiando quelle che si stavano perdendo. Sabato arriva l'Inter, una delle squadre di vertice, a Zingonia alle 11: la partita peggiore in cui giocarsi una svolta e, proprio per questo, la migliore. Poi Lecce, poi il Monza. Un mese per decidere se i sette punti sono il fondo o il livello.
Un'ultima cosa, che riguarda chi guarda queste partite dalla tribuna della prima squadra. Sonzogni, classe 2009, è stato due volte in panchina in Serie A nel giro di quattro giorni ed è tornato in Primavera a parare; Idele e Plaia sono arrivati in prima squadra passando dall'Under 23, che è il gradino successivo. La Primavera è la base della piramide, e una base che perde sei partite su nove non è una base: è un problema che la piramide, prima o poi, sentirà. Bosi lo sa, e ha chiesto ai suoi di smettere di inseguire. Noi gli chiediamo di meno e di più insieme: di cominciare le partite. Il resto, questa squadra ha dimostrato di saperlo fare.
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