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TuttoBari - L'ex Buono, dall'esordio inaspettato al coma, poi la Svizzera: “Legato ai biancorossi ma non seguo più il 'vostro' calcio. Giocare a Bari emozione indescrivibile"

16.01.2020 13:00 di Redazione TuttoBari    per tuttobari.com   articolo letto 224 volte
Fonte: di Giovanni Gaudenzi per TuttoBari.com

Era la sera del 26 ottobre 2004, decima giornata del campionato di serie B. Un Bari rabberciato, per via delle tante assenze, cedeva in casa alla Ternana per 2-1. A difendere i pali della squadra biancorossa, l’allora diciottenne Davide Buono, prodotto del vivaio barese.

Nella partita precedente, in quel di Ascoli, i ragazzi di mister Carboni avevano perso per 3-1, finendo l’incontro in 9, con in porta il centrocampista Scaglia, per via della doppia espulsione del titolare, Gillet, e del subentrato Di Bitonto. Quella sera Buono, che aveva già giocato in Coppa Italia, a Crotone (sconfitta del Bari, schierato con la formazione Primavera, per 4-0), si disimpegnò bene, pur non riuscendo ad evitare la sconfitta: “Un’emozione indescrivibile. Fino a 2 anni prima, al San Nicola, ci andavo da spettatore. Ho fatto anche il raccattapalle, da ragazzino, in quello stadio. Sbagliai qualche rinvio, ad inizio partita, ma poi mi sciolsi e feci una buona prestazione”. Di lì, inizia un lungo girovagare: Grottaglie, Monopoli, Matera, Giulianova.

Proprio qui, durante la sua esperienza in Abruzzo, la sua carriera è stata segnata da un aneurisma celebrale, che lo colpì il 9 marzo 2009, nel corso di una serata in compagnia di alcuni amici. Un mese di ricovero al Policlinico di Siena, il coma farmacologico, la dura riabilitazione, dopo aver perso venti chili. Esperienza terribile, che porta con sé la consapevolezza che, per chiunque, “ogni giorno di questa vita è un dono”.

Attualmente, l’estremo difensore milita nell’Ac Taverne, in Svizzera: “Ho lasciato l’Italia 10 anni fa, dopo un anno al Brindisi, e non intendo tornarci. Ho fatto esperienza nelle serie minori elvetiche, ed è di questi giorni il mio trasferimento dall’Ascona, dove sono stato allenato anche da mister Maurizio Ganz, al Taverne”.

L’ormai trentatreenne, nativo di Acquaviva delle Fonti, nonostante la distanza, non ha perso la passione per i colori biancorossi, anche se... ”Sarò sempre grato al Bari, che resterà un pezzo importante della mia vita. Ma, onestamente, ormai da anni non seguo più il calcio italiano, e mi sembrerebbe fuori luogo giudicare situazioni che non conosco. Sono felice dove sono. Nel nostro Paese questo sport è inquinato da troppi interessi”.


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