Crotone un po' come Bari: senza programmazione si crolla e si diventa "nobili decadute"
Enrico Scoccimarro
C'è chi sta peggio, verrebbe da dire guardando il confronto del Bari con il Crotone, ma con un velo di tristezza. Perché il fondo della classifica nasconde spesso le verità più scomode del calcio italiano, svelando dinamiche che vanno ben oltre il rettangolo verde e toccano i nervi scoperti di piazze intere: anche il Crotone è emblema di questa caduta senza paracadute, sprofondato a quota zero punti dopo le prime nove giornate di campionato - partito con una penalizzazione di 6 punti - e intrappolato in un incubo sportivo che materializza addirittura lo spettro della Serie D.
La società calabrese è stata sotto amministrazione giudiziaria per 12 mesi da settembre 2025: ora il termine è formalmente scaduto, ma la conclusione effettiva della procedura e il pieno ritorno della società alla gestione ordinaria della famiglia Vrenna dipendono dal decreto formale di chiusura o da eventuali proroghe da parte dei giudici. E questo non è certo una causa banale dell'assenza, fino ad ora, di risultati sportivi.
Il tracollo della compagine calabrese offre lo spunto per un parallelismo impietoso e urgente con la realtà del Bari, tracciando una linea di confine comune tra due club che, appena un pugno di stagioni fa, calcavano i campi prestigiosi della massima serie o accarezzavano il grande calcio prima di essere risucchiati nelle paludi. La parabola discendente delle due piazze dimostra come il passato glorioso, la tradizione e il calore della tifoseria non costituiscano uno scudo sufficiente contro la deriva, ma rischino anzi di trasformarsi in una zavorra emotiva quando a mancare sono i presupposti fondamentali della gestione societaria.
La crisi verticale dei rossoblù calabresi certifica una regola spietata del pallone contemporaneo: le società calcistiche, anche quelle dotate di strutture importanti e di un solido blasone acquisito sul campo, possono dissolversi come un castello di carte non appena vengono a mancare la programmazione a lungo termine, la visione strategica e la solidità delle proprietà al timone. Quando le scelte societarie si riducono a una gestione estemporanea e priva di radici progettuali, il baratro della categoria inferiore cessa di essere un incidente di percorso e diventa la naturale conseguenza di un vuoto di potere dirigenziale.
Per il Bari e per tutte le grandi realtà costrette a convivere con le sabbie mobili della Serie C, la situazione del club pitagorico deve suonare come un severo campanello d'allarme: la storia e l'amore viscerale della gente non bastano a reggere il peso di un club se al vertice manca una visione capace di coniugare ambizione, competenza e programmazione rigorosa.


