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Dall'Italiano di Karlsruhe al Tedesco di Rossano: chi è l'allenatore su cui punta il BolognaTUTTO mercato WEB
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Oggi alle 11:45Serie A
di Ivan Cardia

Dall'Italiano di Karlsruhe al Tedesco di Rossano: chi è l'allenatore su cui punta il Bologna

Da un Italiano di Karlsruhe a un Tedesco di Rossano. È il contrappasso della panchina del Bologna: il club emiliano ha appena salutato Vincenzo Italiano, nato nella città sulle rive del Reno, ma di fatto cresciuto umanamente e calcisticamente in Italia, dato che tornò in Italia (a Ribera, in provincia di Agrigento) già a sei mesi. Per sostituirlo, tutto l’opposto, almeno per gli appassionati di enigmistica: è in arrivo Domenico Tedesco, nato in Calabria ma poi cresciuto sin dall’infanzia ad Aichwald, per poi vivere tutta la sua parabola calcistica in Germania. A differenza di Italiano, ex calciatore con buoni trascorsi in Serie A, la gavetta di Tedesco è lontana dai campi da calcio. L’università, il lavoro in Mercedes-Benz: lavorava per Daimler, sull’acustica. Il calcio era un fatto di passione, coltivata allenando i settori giovanili fino alla chiamata dell’Erzgebirge Aue e alla scelta di cosa fare “da grande”. Il salto arriva con lo Schalke 04: a poco più di trent’anni, Tedesco si ritrova in una delle piazze più calde della Germania e nella prima stagione sorprende tutti, chiudendo al secondo posto in Bundesliga. È il momento in cui diventa uno dei protagonisti della nuova generazione di allenatori tedeschi: studiosi, analitici, tatticamente flessibili, abituati a lavorare su principi più che su dogmi. L’esperienza però si chiude male. Dopo lo Schalke, Tedesco riparte dallo Spartak Mosca, esperienza complessa ma formativa, e poi torna in Bundesliga con il Lipsia, il punto più alto della sua carriera. Vince la Coppa di Germania, il primo grande trofeo nella storia del Lipsia, e porta la squadra fino alla semifinale di Europa League. Poi il Belgio, un mestiere diverso e un rendimento non così entusiasmante - anzi - agli Europei 2024. Salutata la nazionale dei Diavoli Rossi, ecco l’esperienza al Fenerbahçe, iniziata nel 2025 e chiusa nel 2026 dopo pochi mesi, nonostante la vittoria della Supercoppa turca. Dal punto di vista tattico, Tedesco viene spesso associato al 4-2-3-1, ma non è un fanatico del modulo, con un approccio molto pragmatico. Può difendere a quattro o a tre, può alzare il pressing o scegliere un blocco più compatto, può cercare il dominio del possesso o accettare una partita di transizioni. Le sue squadre hanno in genere un’identità chiara: organizzazione, compattezza, attenzione alle distanze, cura delle uscite dal basso e ricerca di superiorità in determinate zone del campo. Non è un allenatore romantico nel senso puro del termine: considerati i suoi trascorsi universitari, lo si definirebbe più un ingegnere tattico, uno che prova a costruire contesti funzionali ai giocatori che ha. Non necessariamente cambiando la formazione 107 volte su 107 ma, attenzione: anche Tedesco è un grande fan di un turnover molto profondo, e in Turchia la rottura con l’ambiente è nata proprio dall’abitudine di alternare (per i critici eccessivamente) l’undici di partenza.