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Garics ricorda: "Mourinho mi voleva all'Inter. Manninger? Non volevo crederci"TUTTO mercato WEB
Oggi alle 13:23Serie A
di Daniele Najjar

Garics ricorda: "Mourinho mi voleva all'Inter. Manninger? Non volevo crederci"

Alla Libreria Feltrinelli a Padova si è tenuta la presentazione del libro "I 98 eroi dell'Austria" (scritto da Raffaele Campo), che racconta dei protagonisti del mondo del calcio austriaco passati dall'Italia. Fra di essi c'è György Garics, ex giocatore di Napoli, Atalanta e Bologna che a margine dell'evento ha parlato ai microfoni di TuttoMercatoWeb.com. Questo libro è in memoria di Manninger. "Quando ho saputo la notizia non ci volevo credere, solo due giorni prima della sua morte ero con lui al telefono a chiacchierare. Sono stato davvero male e ho fatto fatica ad accettare la cosa. Abbiamo condiviso tanti anni in Nazionale, eravamo compagni di stanza, passavamo tanto tempo anche dopo il ritiro a chiacchierare. Il calcio ti dà tanti compagni, ma pochi amici, lui era fra quelli. Tutto ciò che si dice sul suo conto è vero, non si tratta solo di frasi che si dicono per ricordare una persona venuta a mancare. Non c'è una mezza virgola di diverso da quello che hanno detto di lui ex campioni come Buffon, Chiellini e gli altri". Il Milan vuole Ralf Rangnick come direttore tecnico. Lo vedresti bene in Italia dopo il lavoro fatto con l'Austria? "Non sono un grande estimatore di Rangnick come allenatore, per cui lo vedo meglio come dirigente, sì. Per quello che ha fatto con la Red Bull, la sua filosofia, la metodologia che ha. Poi non è il mio modo di vedere il calcio, perché alcuni aspetti del suo sistema e di quello di tanti allenatori di oggi sono secondo me limitanti per certi versi, un sistema che premia chi ha determinate caratteristiche. Sicuramente lo vedrei più come dirigente. Con l'Austria ha fatto bene anche perché da ct devi soprattutto gestire". David Alaba si libera a parametro zero e sembra sia stato offerto a Juventus, Inter e Milan. Potrebbe ancora dire la sua da noi? "David è un amico, abbiamo giocato assieme e ci siamo sentiti anche pochi giorni fa. Che posso dire? Ha fatto un percorso incredibile. È capitato nel posto giusto al momento giusto e ha fatto una carriera fantastica. Tutti quegli anni fra Bayern Monaco e Real Madrid non li fai se non hai le qualità di un campione. Al di fuori delle qualità calcistiche lui in spogliatoio porta le sue qualità umane. Servono nel mondo del calcio di oggi e potrebbe far bene alle squadre italiane. A me farebbe piacere se venisse qua, ha ancora tanto da dare con l'esperienza che ha". Nel libro parli di qualche retroscena di mercato... "Due anni prima di firmare con il Napoli potevo andare al Chievo, ma preferii aspettare di essere pronto. Quando firmai per il Napoli c'era anche il Torino su di me. Poi Mourinho mi seguiva da tempo e mi voleva all'Inter: non fosse andato al Real Madrid, sarei diventato nerazzurro. Avevo fatto un bel campionato e in squadra con me c'era Costinha. Lui mi diceva sempre che Mou mi voleva e la dirigenza poi mi diede conferma che se fosse rimasto sarei andato all'Inter". I più bei ricordi che hai nelle squadre italiane in cui hai giocato? "Ogni squadra mi ha dato qualcosa. Napoli mi ha fatto conoscere il calcio italiano e io ho potuto farmi conoscere al vostro Paese. A Napoli ho conosciuto mia moglie, che è con me da 18 anni. A Bergamo, all'Atalanta, ho fatto probabilmente il mio miglior campionato con Delneri. A Bologna vivo tutt'ora dopo 5 stagioni vissute lì da calciatore. Ogni piazza mi ha dato tanto". Guardi qualcuna delle tue ex squadre in particolare? "Non perdo mai di vista le squadre in cui ho giocato pur seguendo meno il calcio, oggi. Sono stato contento di vedere il Bologna vincere la Coppa Italia e raggiungere l'Europa, così come dei due scudetti recenti del Napoli. Senza dimenticarci i grandi risultati raggiunti dall'Atalanta, ormai una certezza in Italia e in Europa: tanto di cappello per ciò che una società in partenza così piccola è riuscita a fare". Tutte e tre cambiano allenatore: via Conte, Italiano e Palladino. "A volte il cambiamento può portare benefici, cambiare allenatore non è sempre una cosa negativa. Napoli per esempio non può lamentarsi di come sia andata negli ultimi due anni e dunque può voltare pagina con fiducia. Il Bologna pure, anche se senza qualificazione in Europa è normale essere un po' scontenti quest'anno. C'è da dire però che nelle ultime 3-4 stagioni se un tifoso del Bologna si guarda indietro deve dire: 'Wow, abbiamo fatto qualcosa di straordinario'. Lo stesso vale per l'Atalanta. I cambiamenti a volte possono portare a cose belle, a volte meno, almeno voi avete da scrivere (ride, n.d.r.)". Hai incrociato Savicevic al Rapid Vienna: che ricordo hai di lui? "Purtroppo non mai giocato con lui in partita, ma ho avuto l'onore di allenarmi qualche volta con lui essendo io in Primavera. Mai visto una cosa del genere. Gli potevi tirare una fucilata, lui la stoppava come se gliel'avessi passata con le mani. Lo chiamavano il Genio, non a caso. Spesso ci fermavamo a guardarlo dopo i nostri allenameni per vederlo allenarsi o giocare, perché era semplicemente magico".