Bologna, Tarozzi: “Evoluzione, non rivoluzione. Ferguson è fondamentale”
Tarozzi racconta il ritorno al Bologna: dall’emozione per la chiamata al rapporto con Tedesco, passando per le idee di gioco e il legame con i tifosi
Il nuovo Bologna di Domenico Tedesco sta proseguendo la preparazione alla stagione 2026-27 nel ritiro di Valles (Rio Pusteria), dove i rossoblù vi rimarranno fino al 25 luglio. Prima della seconda seduta di allenamento odierna (la prima si è svolta in mattinata alle ore 10.30), il vice tecnico rossoblù Andrea Tarozzi è intervenuto in conferenza stampa rispondendo alle domande dei giornalisti presenti in Trentino Alto-Adige. Queste le sue dichiarazioni.
Come è venuta fuori questa opportunità per lei? Cosa sta provando?
“C’è stata una chiamata da parte dei direttori del Bologna - Di Vaio, Sartori e Fenucci - nella quale mi hanno detto che avrebbero preso un allenatore straniero e che avrebbero avuto bisogno di un vice perché il collaboratore di Tedesco non poteva seguirlo. Ovviamente è stata un’esplosione di emozioni. Tornare a Bologna dopo tanti anni per me era un sogno. È stata una cosa improvvisa che mi ha travolto subito e la prima cosa che ho fatto è stata chiamare Stefano Pioli perché ero legato a lui sia a livello affettivo sia professionale in quanto ho iniziato il mio percorso con lui. Stefano è stato un signore e mi ha detto che capiva benissimo che per me era un’opportunità fantastica e mi ha dato carta bianca. Ho fatto delle video-call con Tedesco perché non lo conoscevo personalmente ed ora è da un mese che ho il sorriso in bocca. Sono felice a livello esponenziale perché per me tornare a Bologna, da bolognese e tifoso, rappresenta il massimo”.
Le piace fare il vice?
“Mi diverto. È stata sempre la mia aspirazione. Penso di avere un carattere perfetto per fare il secondo. Ho fatto la mia tesi a Coverciano proprio sul ruolo del vice allenatore. Negli ultimi anni il ruolo del vice è cresciuto tanto e ci sono staff molto competenti che danno una mano agli allenatori. Ci sono molte cose da far assimilare ai ragazzi e abbiamo strumenti che tempo fa non c’erano. Forse da fuori non si capisce il lavoro che c’è dietro. Comunque è un lavoro bellissimo”.
Il cambio che il Bologna sta vivendo può considerarsi più difficile rispetto al passato dal momento che Tedesco è alla prima esperienza in Italia?
“Con Tedesco ho un rapporto fantastico. Dal primo incontro in video si è creata subito empatia. È molto autorevole in campo ma ha dei modi giusti per trasmettere le sue idee. Ha portato delle novità ma non così clamorose. Penso che stia portando avanti un percorso iniziato con Thiago Motta e proseguito con Italiano. Ora ci sarà un’evoluzione di quel progetto, con idee nuove ma con alla base gli stessi principi: ricerca del dominio del gioco e riaggressione. Ci vuole tempo per assimilare nuovi concetti perché stiamo lavorando sui dettagli, ma a volte quando proponiamo novità le vediamo subito attuate in campo”.
Come è cambiato l’ambiente bolognese da quando indossava questa maglia?
“Io sono di Sasso Marconi e quando giocavo ci impiegavo un’ora per tornare a casa perché chiunque mi fermava. Ora sto rivivendo quelle sensazioni lì. Ho ritrovato un ambiente bellissimo come quando l’ho lasciato, con una buonissima proprietà e una dirigenza di altissimo livello. Per ora è tutto positivo, poi quando ci saranno difficoltà dovremmo essere bravi a venirne fuori”.
Nella vostra idea di calcio, Lewis Ferguson giocherà più sulla mediana o sulla trequarti?
“È una domanda più per il mister. Ferguson è un giocatore importantissimo per noi, anzi fondamentale. Sappiamo cosa ha fatto negli ultimi anni a Bologna e sono certo che il mister gli troverà la posizione migliore per esaltare le sue qualità”.
C’è stata un’attenzione particolare da parte sua per la Primavera e l’Under 18?
“Ho seguito le giovanili perché mi piace moltissimo seguire le partite. Hanno fatto benissimo, entrambe arrivate alla fase finale del campionato. Ho conosciuto ragazzi davvero interessanti. Quando il mister mi ha parlato dei ragazzi che voleva portare in ritiro avevo già un’idea e questo ci ha aiutati. Il mister mi ha chiesto di curare la fase difensiva sia nella fase di possesso - che a lui piace tantissimo - sia quando si è senza palla”.
Cosa serve per rendere felici i tifosi?
“Riprendo le parole di Tedesco: dobbiamo divertirci. Negli ultimi anni quando non avevo squadra e venivo al Dall’Ara c’erano emozioni incredibili: le canzoni di Dalla e Cremonini, la gente che rimane allo stadio anche dopo il triplice fischio, De Silvestri che carica i ragazzi nel tunnel prima di entrare in campo. Dobbiamo essere bravi a ricreare tutte queste cose qui. Sono certo che i tifosi ci daranno il tempo necessario per lavorare e far sì che questo accasa”.
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