Menu Serie ASerie BSerie CCalciomercatoCalcio EsteroFormazioniCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomofiorentinafrosinonegenoainterjuventuslazioleccemilanmonzanapoliparmaromasassuolotorinoudinesevenezia
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenahellas veronalatinalivornomonzapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasampdoriasassuolo
Altri canali calciomercatoserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistichemondialimondiale per club

Beppe Signori torna in azzurro: "Quella ferita non si chiuderà mai, ma il ritorno allevia il dolore"

autore
Daniel Uccellieri
Oggi alle 08:53Serie A
autore Daniel Uccellieri
05.11.2026 08:53Serie A
Giuseppe Signori, nuovo capo delegazione dell'Under 20, si racconta al in una lunga intervista: dal ritorno in azzurro agli anni difficili dell'inchiesta.
Il ritorno in azzurro rappresenta per Beppe Signori molto più di un nuovo incarico. Dopo anni segnati da una vicenda giudiziaria che ha profondamente condizionato la sua vita, l'ex attaccante ritrova il mondo del calcio e una maglia che ha indossato da protagonista. Malagò gli ha affidato il ruolo di capo delegazione della Nazionale Under 20, una chiamata che Signori aspettava da tempo e che porta con sé emozioni, ricordi e una ferita mai completamente rimarginata. Intervistato dal Resto del Carlino, Signori ha raccontato le sensazioni in vista del debutto, previsto il 12 novembre a Padova contro il Portogallo: Signori, il debutto si avvicina: che emozioni prova? "È un debutto diverso, ma per certi versi molto più emozionante. Sono carico di entusiasmo, sento una grande responsabilità". Da dove partirà? "Dai valori. Determinazione, sacrificio e passione. Vorrei responsabilizzare questi ragazzi, fargli capire l'importanza di questa maglia, l'orgoglio di rappresentare la propria nazione. I giovani oggi sono abituati ad avere tutto, noi ci dovevamo conquistare ogni cosa". Tre Mondiali persi: l'azzurro è passato un po' di moda? "No, l'azzurro non passa mai. Quella maglia ti dà una sensazione forte, unica. Ai miei tempi c'era una competizione incredibile: io, Baggio, Zola, Mancini, Vialli, Casiraghi... Te lo dovevi sudare un posto. Ecco, i ragazzi di oggi devono capire che sono privilegiati. In questa società del tutto e subito, devono dimostrare di valere l'Italia. Purtroppo sono bombardati di distrazioni dall'esterno". Dentro di lei, sente che questa chiamata di Malagò chiude un po' un cerchio, dopo quei dieci anni di inferno giudiziario? "Quella ferita non si chiuderà mai. Diciamo che il mio ritorno in azzurro allevia un po' il dolore per quello che ho dovuto vivere. Ma l'incubo ti resta addosso sempre: sono stati anni difficili da gestire, da padre ancora di più. Devo ringraziare Malagò, che mi sta facendo ripartire dove avevo lasciato: ha avuto fiducia in me. Ritorno nel mondo che mi ha regalato tante emozioni, vittorie e anche sconfitte, certo: ma è il mondo che mi appartiene". La prima persona a cui ha pensato dopo la telefonata del presidente federale? "Mia moglie Tina, per forza. Lei ha vissuto tutto l'inferno con me, quando non uscivo nemmeno più di casa. È stata la prima che ho chiamato. Poi gli amici e le persone che mi hanno dimostrato tanto affetto". Più volte ha detto che tanti sono scomparsi in quel periodo... "Diciamo così: c'è stata una selezione naturale, ho capito chi mi voleva bene e chi no. Senza fare fatica". C'è stato un momento in cui ha dubitato se dire sì a Malagò? "Assolutamente mai! Era una grande opportunità, l'aspettavo da tanto. Sarei stato uno stupido se avessi rifiutato per orgoglio o per rabbia verso quello che ho subito".

Altre notizie