Bucchi dice addio al calcio giocato
Fabio Frongia
Cristian Bucchi appende le scarpette al chiodo. Il centravanti nativo di Roma lascia dopo quindici anni di calcio, dei quali undici a livello professionistico. Ad annunciarlo è lo stesso calciatore, che con la maglia del Cagliari visse l'episodio più tragico della sua carriera e, soprattutto, della sua vita.
Una decisione, quella di dire addio al prato verde, presa senza drammi. "Mi sento molto tranquillo. La decisione è stata presa in maniera ponderata - dice Bucchi - dopo averci riflettuto bene. Da una parte ci sarà la nostalgia per tanti bei momenti, ma dentro di me sentivo che il mio percorso di calciatore era finito. Spero si aprano altre strade ed altri discorsi, che mi
entusiasmeranno ugualmente".
Nessun dubbio quando bisogna scegliere il momento più bello della carriera. L'esordio con gol contro la fortissima Lazio dell'era Cragnotti non si dimentica: "L'esordio in Serie A, una giornata magica. Ero un ragazzino che venivo dall'Eccellenza e guardavo i campioni più affermati in tv. Mi sono ritrovato titolare contro la Lazio al cospetto di giocatori del calibro di Nesta, Mancini, Salas, Nedved, Mihajlovic, Couto, Marchegiani. Tra l'altro dopo soli tre minuti ho fatto anche gol. Un momento indimenticabile,
sicuramente il più bello in assoluto, troppo emozionante".
E adesso? Cosa sarà di Bucchi ' da grande': "Mi sono sempre promesso - confida Cristian - di smettere quando sarei stato bene. Non mi è mai piaciuta l'idea di un giocatore che non accetta il fatto che gli anni passano e si trascina nel corso del tempo. Io sono arrivato a 34 primavere, sto benissimo fisicamente ma non ho più gli stimoli e l'entusiasmo che mi hanno sempre contraddistinto. Per me lo sport non è stato un lavoro, è stata una passione, ora è giunto il momento di dire basta, almeno come giocatore. Mi auguro, se ci sarà la possibilità, di poter rimanere in questo mondo, il mio mondo, che è quello del calcio".


