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Zola: "Da ragazzino sognavo il Cagliari, ma la Torres era "satellite" di Moggi..."

autore
Fabio Frongia
per Tuttocagliari.net
lunedì 20 febbraio 2012, 16:20Ex rossoblù
autore Fabio Frongia
20.02.2012 16:20Ex rossoblù
Federico De Luca
Federico De Luca

Per tanto tempo si è sognato un Cagliari-Chelsea che potesse evocare il passato e gli amori di Gianfranco Zola, campione e grande uomo che dietro di sè ha lasciato soltanto tanta stima. Ancora lontano il periodo in cui i rossoblù potranno competere con i Blues in una competizione europea, a sfidarsi domani saranno gli inglesi di Villas Boas e il Napoli, altro 'amore' del fantasista di Oliena.

Intervistato da Gianni Mura per Repubblica.it, Zola ha espresso la sua 'imparzialità' davanti al video in occasione del match, ma ha anche ripercorso le tappe della sua carriera. "Il passaggio al Napoli, nell''89, fu un sogno che si realizzava. Come tutti i ragazzini sardi che tiravano calci a un pallone, il mio sogno era il Cagliari, ma mi avevano scartato più d´una volta per via del fisico minuto. Al Napoli mi volle Moggi, al quale mi aveva segnalato il ds della Torres, Lello Barbanera, bravissima persona che adesso non c´è più. Quando la Torres, che era una squadra-satellite di Moggi, giocava in Campania venivano a vedermi gli osservatori del Napoli, non tutti convinti che io fossi un affare. Poi la spuntò Moggi, o l´amicizia con Barbanera".

La vita di un ragazzino barbaricino sotto il Vesuvio: "La Torres incassò 700 milioni, mi pare, più il prestito di tre ragazzi del Napoli, e la clausola di altri 100 milioni in caso di mio debutto in Nazionale. Un sogno, dicevo. Dalla C alla A saltando la B. Mi sposai e partii per Napoli, affittammo una casa a Capodimonte. In città ci trovammo bene, abbiamo ancora molti amici, come l´avvocato Marrucco che diventò mio procuratore, ma prima ancora mio amico. A Napoli non era facile, in quel periodo, fare una vita normale. Si bloccava il traffico. Io ero casa e campo, campo e casa. Avevo 23 anni, arrivavo tardi alla serie A e sapevo che Napoli era un luminoso punto di partenza. La squadra di Maradona, che si poteva chiedere di più? Sono stato bravo a non sentirmi arrivato".

In pochi scommettevano sul fatto che Zola avrebbe potuto far dimenticare Diego Armando Maradona, che lo benedì come erede senza esitazione. "Chi ama il calcio non poteva non amare Maradona - afferma Zola - Al primo giorno di ritiro il suo benvenuto è stato questo: finalmente ne hanno comprato uno più basso di me. Non so se fosse così, ma non aveva importanza. Se era normale che io guardassi Diego con gli occhi spalancati, specie quando calciava le punizioni, non era così scontato che lui fosse tanto disponibile con me. Era una leggenda vivente ma non si dava arie, era semplice, diretto, disponibile. Per la mia maturazione è stato fondamentale conoscerlo, ma ho imparato qualcosa anche da Careca, credo. Io nasco attaccante, prima punta alla Nuorese, ma seconda pure mi va bene. Ho giocato anche trequartista, poi il 10 sulla schiena era diventato più un marchio che un merito".

Adesso il modo di trattare i ragazzini, specie se non dotati di grande fisico, è quello di privilegiare il potenziamento fisico. Ma alcune realtà stanno cambiando orientamento e tornando 'ai tempi di Zola'. Sono il Barcellona con i tanti 'piccoletti' e il Pescara con Insigne. Zola non ci pensa su troppo nel designare Guardiola e Zeman come il meglio per il mondo pallonaro. "Va bene la preparazione sulla forza, col risvolto dei maggiori guai muscolari, ma credo che non si debba penalizzare l´agilità di un calciatore. Per questo negli ultimi tempi ho seguito da vicino il lavoro di due allenatori che insegnano anche i valori del calcio, gli stessi che insegnerò io quando tornerò su una panchina, non so né dove né quando". Chi sono i due? "Guardiola e Zeman".

C'è spazio anche per qualche divertente aneddoto sull'esperienza inglese. "Le nostre squadre erano ricche, forti e vincenti. Gli inglesi si stavano attrezzando, si guardavano intorno, pensavano a un calcio meno inglese, nel senso di meno tradizionale e prevedibile. Al Chelsea trovo Vialli e Di Matteo, e Gullit allenatore. All´inizio gioco a centrocampo, perché Gullit dice che lì prenderò meno botte, con Vialli e Hughes di punta. Gioco per modo di dire, perché la palla non la vedo mai, il centrocampo è sempre sorvolato dai lanci lunghi. Poi s´infortuna Vialli, divento punta e la musica cambia".

E l'inglese? "Credevo di sapere l´inglese, lo studiavo già da un anno per conto mio, ma ero un disastro. Devo ringraziare Vialli: mi consigliò un´insegnante brava e simpatica, miss Janet: due ore di lezione tre volte a settimana e sono migliorato. Ho imparato a guidare tenendo la sinistra e a giocare a golf, anche se mio figlio Andrea ora è più bravo di me. Ecco, qualche timore io e mia moglie l´avevamo per i figli: Andrea aveva 5 anni, Martina 4. Hanno fatto tutte le elementari in una scuola con tanti bambini di tante etnie e si sono trovati benissimo. Hanno ancora dei contatti".

per Tuttocagliari.net

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