Zola: "Che cosa brutta il Cagliari a Trieste"
Fabio Frongia
Pareva imminente il suo ritorno nel calcio che conta, quando Claudio Lotito lo aveva scelto e nominato nuovo allenatore della Lazio all'indomani del patatrac Reja. Poi tutto è rientrato, una stretta di mano tra Gianfranco Zola e il patron biancoceleste e la prospettiva, chissà, di essere il futuro tecnico biancoceleste con il vecchio maestro (e amico dai tempi di Cagliari) nelle vesti di direttore tecnico.
Adesso Magic Box si è rimesso a studiare, a osservare. Pronto a tornare in rampa di lancio con l'inizio della prossima stagione. Lo interpellano in molti, la competenza è riconosciuta, e la curiosità di sapere come la pensa è sempre tanta. Dal sogno di diventare prossimo manager del Chelsea ("Sarei un ipocrita se dicessi che non mi piacerebbe. Ma non credo ci siano le condizioni"), all'amarezza per l'ennesimo colpo extra-calcistico di Mario Balotelli: "Mario, tecnicamente, non si discute. Ma i valori in campo non bastano per fare un campione. Per un professionista ci vuole anche altro. Ora, solo lui ha in mano quel che può diventare".
La Lazio nel futuro? Non è detto. "Quando si è a spasso, i contatti e le proposte non mancano - dice in un'intervista rilasciata nella sua Oliena alla Gazzetta dello Sport - Ma da qui a un contratto, ce ne vuole. Poi, dipende dalla qualità del progetto". Una nuova panchina in Serie A vorrebbe dire sfidare il "suo" Cagliari. Che naviga in acque tranquille per quanto riguarda il calcio giocato, ma è sempre in prima pagina per l'annosa questione stadio. Zola si incupisce: "Non so quali siano le ragioni e non sono aggiornato sulla questione stadio. Ma vedere la squadra che gioca a mille e duecento chilometri dalla città, non è una cosa bella".
Il saluto è condito dalla battuta, speranzosa. "Estate a Londra per commentare le Olimpiadi? Spero di no. Mi piacerebbe essere in ritiro alla guida di una squadra (ride ndr)".


