Venezia, Nicola: "Siamo ultimi, sappiamo cosa vogliamo. Genoa, ambiente e qualità ci metteranno alla prova"
Antonio Pinna
Il Venezia si prepara alla trasferta sul campo del Genoa, in programma domenica 25 ottobre allo stadio Luigi Ferraris. Alla vigilia della sfida, l'allenatore Davide Nicola ha parlato in conferenza stampa, tornando sulla vittoria contro il Napoli, la prima della sua squadra in campionato, e soffermandosi sul lavoro da portare avanti per trovare continuità. Di seguito un estratto delle sue parole, raccolte dalla redazione di TMW.
Le parole di Davide Nicola in conferenza stampa
Come arriva il Venezia alla sfida con il Genoa?
"Abbiamo fatto punti importanti e la vittoria con il Napoli ci gratifica. Ma il concetto è un po' più ampio: prima di arrivare ad avere l'identità e la continuità che vorrei avere, dobbiamo partire dal presupposto che dobbiamo imparare attraverso molti allenamenti, per avere comportamenti che già ho chiesto nella partita contro il Napoli. Nella quale i ragazzi sono stati bravi a metterci anche del loro in termini di attenzione e compattezza. Questa settimana siamo andati avanti progredendo su quelle che sono altre richieste che ho fatto alla squadra. Prima di arrivare a parlare di risultato dobbiamo parlare di processo di lavoro che ci porta ad essere competitivi. La competitività non è solo nella fase difensiva ma anche nella interpretazione nelle altezze di campo dove avviene questa fase difensiva, che nella sua transizione porta ad attaccare in certi punti del campo. Noi dobbiamo sapere tutte queste cose così come che quando abbiamo la palla dobbiamo anche stare attenti a ciò che potrebbe succedere, perché le altre squadre fanno lo stesso ragionamento. La continuità sta nel lavoro che stiamo cercando di fare e nella serietà che stiamo avendo, soprattutto mantenendo il livello di tensione giusto. Siamo ultimi, sappiamo cosa vogliamo mantenere, dobbiamo avere la prestazione adeguata nel contesto in cui andremo ad affrontare il Genoa. Sia per ambiente che per qualità del Genoa".
Come andrà interpretata la partita con il Genoa? Anche il Genoa ha bisogno di punti.
"L'interpretazione che dovremo dare alla partita contro il Genoa è soprattutto nel continuare in un concetto molto semplice ma che non è mai di facile attuazione: la capacità di mantenersi corti, compatti nel momento in cui ci troviamo sia a difendere, sia ad attaccare. La stessa compattezza dobbiamo trovarla anche quando noi siamo in una metà campo altrui. Questo ordine tattico e questi comportamenti vanno acquisiti e non più pensati. Quando pensi, perdi un tempo di gioco: dobbiamo diventare veloci a far diventare le cose automatiche. Tutto questo è un lavoro che si sta facendo in questo momento. Posto che so di non poter chiedere tutto subito ai ragazzi. Ogni settimana si progredisce, mantenendo certi aspetti e inserendone di nuovi".
Ci saranno rientri fra gli infortunati?
"Sì, in settimana abbiamo avuto rientri come quello di Busio, poi proprio oggi quello di Bella-Kotchap. Per me è sempre molto piacevole: inizio a vederli in campo e a conoscerne le caratteristiche. Qualcuno lo conosco più a fondo, altri devo poterli allenare per capire che potenzialità hanno. Io credo che qua ci sia una rosa variegata da questo punto di vista. Vediamo chi possiamo portare già con noi per accelerarne l'inserimento e soprattutto per poter partecipare attivamente alle richieste che sto cercando di fare. Questo lo sapremo dopo l'ultimo briefing".
All'esordio ha mantenuto il modulo 3-5-2, ma cambiando molto nell'interpretazione. Per esempio eravamo abituati da anni alla costruzione dal basso, contro il Napoli si è cercata molto la prima punta con il lancio lungo, come faceva con la Salernitana, con Djuric. Era una scelta legata alla partita o si rivedrà?
"Ci sarà il modo di ritagliarci, anche nella sosta, uno spazio per parlare delle idee che abbiamo, sostanzialmente siamo noi però che interpretiamo la costruzione dal basso in modo sempre un po' particolare, all'interno della narrazione. La costruzione dal basso può essere diretta, o più manovrata, per creare la possibilità di avere un terzo uomo, di palleggiare salendo. Statisticamente credo sia difficile portare la palla dal portiere con grande precisione in avanti, perché gli spazi che ti concede l'avversario si perdono. Diventa difficile portarla avanti senza errori. E bisogna poi vedere quanto di questo palleggio manovrato ti porta effettivamente a poter conquistare la metà campo avversaria o per arrivare al tiro in porta. Noi impareremo sia la costruzione diretta, sia una più manovrata, ma tutto dovrà essere sempre figlio delle scelte e delle strategie che attueremo in virtù dell'avversario che incontriamo. Non costruiremo mai in modo uguale per due gare di fila. Poi a me piace sicuramente un calcio con palla a terra, ma più diretto e verticale. Laddove non si può tenere palla a terra, la linea difensiva si attacca anche alzando la palla. A livello europeo vedo che il calcio è fatto di transizione con più frequenza rispetto al nostro modo di giocare, che forse è più complesso. Forse dovremmo renderlo più semplice tutti noi, creando quelle emozioni proprio perché la palla conquista spazio invece che andare sempre indietro".
Visto quello che ha detto per i fischi su Adams dopo la sfida con il Napoli, parafrasando Spalletti alla Juventus si può dire che lei sia salito sul carro di Akor Adams?
"No, non mi paragono mai a situazioni che non vivo e che non conosco. Non erano neanche dei fischi. Innanzitutto il pubblico ha diritto a manifestare tutto ciò che pensa. Quella che è la mia intenzione è di far capire che se c'è un giocatore del Venezia che è qui e non ha la mentalità di far tutto per il Venezia allora sarò io il primo a riconoscerlo. Ma vedo un giocatore che si allena come dovrebbe fare chi vuole far vedere chi è, che ha grandissimo rispetto per chi rappresenta e che dà tutto per l'obiettivo, con un giocatore così io sarò sempre dalla sua parte come lo sono i tifosi. Tanto è vero che immediatamente hanno dimostrato quanto tengono a questa squadra. Era un modo di spronare differente. Voglio creare coesione perché so che sarà fondamentale per il nostro obiettivo".
Il Genoa che squadra è?
"Una squadra di livello, che è già abituata a questo campionato, con un allenatore molto competente e bravo, con discreta esperienza nonostante sia giovane. La squadra ha giocatori di qualità, soprattutto sulla trequarti e per gli attaccanti. Sarà poi un ambiente molto impegnativo, che ci dà però l'opportunità di progredire sotto un altro punto di vista, lo step di crescita nell'interpretare bene le due fasi nel minor tempo possibile. Attaccare e difendere non deve accadere per stazionare in una particolare zona di campo, ma dovremo essere bravi a spostarci velocemente. Questo permette una fase di non possesso che duri meno e una fase di possesso efficace. Crediamo che la nostra squadra abbia dei mezzi e la possibilità di competere: vogliamo vedere come reagiamo in diversi ambienti dove la pressione ha il suo peso. Solo giocando queste partite lo capiamo, lo vogliamo fare con il giusto grado di tensione, alzando il livello di attenzione e con la motivazione di capire dove puoi arrivare".


