Sconfitti da un fischio mancato. Prima la salute, poi il risultato
Vittorio Sanna
di Vittorio Sanna
Il Cagliari perde contro la Lazio, ma sul gol decisivo il calcio avrebbe dovuto fermarsi
La Lazio ha battuto il Cagliari per 2-1, completando la rimonta nel finale e conquistando la testa solitaria della classifica. Il risultato è scritto negli almanacchi: vantaggio rossoblù con Nzola, pareggio di Isaksen e rete decisiva di Pinamonti all’83’. Ma questa partita non può essere raccontata partendo soltanto dal risultato. Deve essere raccontata partendo da un uomo a terra.
Lazio-Cagliari, il gol decisivo mentre Deiola è a terra
Alessandro Deiola viene raggiunto in pieno volto da una violentissima conclusione di Dele-Bashiru. Il capitano rossoblù crolla immediatamente e rimane immobile. L’arbitro Colombo vede il calciatore a terra, ma lascia proseguire. Le squadre continuano l’azione, legittimamente, perché spetta al direttore di gara interrompere il gioco, e dopo la palla persa dal Cagliari, la Lazio sfrutta il vantaggio numerico momentaneo: Pedraza rimette il pallone in area e Pinamonti, di testa, segna il 2-1. Soltanto dopo il gol entrano i sanitari. Deiola viene soccorso a lungo, oltre i tre minuti suggeriti dalle norme.
Il principio di precauzione e i rischi di un colpo alla testa
Il punto non è stabilire oggi, a posteriori, la gravità effettiva del colpo. Il punto è esattamente l’opposto: in quei primi secondi nessuno poteva conoscerne le conseguenze. Una pallonata violentissima al volto può provocare stordimento, perdita di coscienza, problemi respiratori o un trauma cranico. È proprio nell’incertezza iniziale che deve prevalere il principio di precauzione. Quei secondi possono essere decisivi e, nei casi più gravi, persino fatali.
Cosa prevedono le indicazioni UEFA e la Regola 5 dell'IFAB
Le indicazioni UEFA sulle sospette commozioni cerebrali sono chiare: quando esiste il sospetto di un trauma, l’arbitro deve interrompere il gioco per consentire la valutazione del medico. Il principio indicato è semplice: “recognise and remove”, riconoscere il possibile trauma e allontanare momentaneamente il calciatore dal gioco per valutarlo. Va precisato che la Carta UEFA riguarda direttamente le competizioni organizzate dall’UEFA. In Serie A il riferimento regolamentare è la Regola 5 dell’IFAB: l’arbitro può far proseguire se ritiene lieve l’infortunio, ma deve fermare il gioco davanti a un infortunio serio o potenzialmente tale. L’IFAB cita espressamente i gravi traumi alla testa tra le situazioni che richiedono particolare tutela. Qui non c’era un giocatore che cercava di recuperare dopo un normale contrasto. C’era un calciatore colpito violentemente al volto, crollato a terra e incapace di riprendere immediatamente il gioco.
La responsabilità dell'arbitro e la tutela dei calciatori
Sarebbe sbagliato trasformare l’episodio in un processo ai calciatori biancocelesti. Finché l’arbitro non fischia, una squadra è autorizzata a proseguire. In una situazione offensiva, nel cuore di una partita ancora in equilibrio, è quasi naturale che lo faccia. La responsabilità della tutela non può essere affidata alla sensibilità del singolo avversario. Deve essere garantita dal direttore di gara e da un protocollo applicato senza esitazioni. Prima si soccorre il calciatore. Poi, eventualmente, si riprende a giocare. Invertire questo ordine significa permettere che l’esito sportivo prevalga sulla sicurezza di una persona.
Lazio-Cagliari, i numeri raccontano una partita equilibrata nelle occasioni
L’episodio ha deciso una gara nella quale il Cagliari aveva saputo mettere in difficoltà la capolista. La Lazio ha avuto il 74% di possesso e completato 658 passaggi contro 195, ma la differenza nella produzione offensiva è stata molto più contenuta: 11 tiri contro 9, quattro conclusioni nello specchio contro tre e due calci d’angolo per parte. Il Cagliari non ha cercato di contendere inutilmente il pallone alla Lazio. Ha scelto di chiudere gli spazi, schermare Belahyane con Romano e Adopo e ripartire attraverso Fadera. Proprio una progressione del gambiano ha prodotto il vantaggio di Nzola, al secondo gol consecutivo. L’infortunio muscolare di Fadera dopo mezz’ora ha tolto alla squadra il suo principale acceleratore. L’uscita di Nzola all’intervallo ha ridotto ulteriormente la capacità di tenere impegnati i centrali laziali.
I cambi di Gattuso e la rimonta della Lazio
Nella ripresa il Cagliari si è progressivamente abbassato, ma ha continuato a concedere relativamente poco rispetto al dominio territoriale avversario. Gattuso ha trovato nei cambi la soluzione: Pedraza e Pinamonti, entrambi subentrati, hanno costruito e finalizzato il gol della vittoria. Una rete arrivata, però, mentre il Cagliari era di fatto in dieci e il suo capitano giaceva a terra.
Cagliari, quarta sconfitta consecutiva ma segnali incoraggianti
Il Cagliari torna dall’Olimpico con la quarta sconfitta consecutiva e resta fermo a 13 punti. È un dato pesante, che non può essere ignorato. Ma neppure il risultato deve cancellare ciò che la squadra ha fatto bene. Nzola ha ritrovato continuità realizzativa. Fadera, sino all’infortunio, è stato il giocatore capace di rompere gli equilibri. Adopo e Romano hanno lavorato con sacrificio, Rodríguez ha retto il confronto e Caprile ha mantenuto aperta la partita. Maldini si è messo al servizio della squadra anche nella fase difensiva. La nota negativa, oltre agli infortuni, è l’espulsione di Obert nel recupero: un secondo cartellino evitabile, probabilmente figlio anche del nervosismo accumulato dopo il gol contestato.
Contro il Frosinone servirà trasformare la prestazione in punti
Sabato 7 novembre arriverà all’Unipol Domus il Frosinone, sesto con 20 punti e reduce dal 2-0 sul Torino. Il Cagliari dovrà fare a meno dello squalificato Obert e verificare le condizioni di Fadera e Deiola. Sarà necessario trasformare in punti l’organizzazione e il coraggio mostrati contro la capolista. Ma prima del prossimo risultato resta una riflessione che riguarda tutto il calcio: nessun gol, nessuna classifica e nessun vantaggio può valere il rischio corso da un calciatore quando non si conoscono ancora gli effetti di un colpo alla testa. La partita può aspettare. Il soccorso no.


