Tanto c'ha ragione chi fa gol...
Christian Seu
Alla fine degli anni '90, TeleMonteCarlo (oggi La7) trasmetteva una riuscitissima trasmissione di commento alla giornata di campionato, Goleada, condotta da Massimo Caputi e impreziosita dalle analisi di Giacomo Bulgarelli, recentemente scomparso. Analizzando il momento del Cagliari e le prime quattro giornate di campionato, mi è tornata alla memoria le sigla iniziale del programma, che recitava più o meno così:"Non si può cambiare un risultato anche fosse sbagliato [...], tanto c'ha ragione chi fa gol".
Il gol, già. Atavico problema del Cagliari "estivo" di Allegri. Quest'anno come lo scorso. Un anno fa di questi tempi, alla quarta giornata, i rossoblù erano fermi al gol di Larrivey contro la Lazio. Quest'anno, il monte-reti raddoppia, ma si annulla il computo dei gol siglati su azione. Le due marcature infatti, contro Siena e Inter, sono arrivate grazie ad altrettanti rigori di Jeda. Facile evocare i fantasmi del passato, riesumando magari il nome di quel Robert Acquafresca la cui squadra - l'Atalanta - langue triste triste e sola sola sul fondo della classifica, a quota zero punti. La realtà è che in fondo al tunnel la luce si vede, e la partita di ieri l'ha ampiamente dimostrato. Si tratta ora di superarla, questa galleria, che fuor di metafora rappresenta un'involuzione sul piano del gioco e dei risultati rispetto a quanto ci aveva abituato il Cagliari collezione autunno-inverno lo scorso anno.
Il gol, già. Nel Cagliari, in questo Cagliari, sembra mancare il Magellano d'area di rigore, capitano di vascello pronto a indicare la rotta tra le onde burrascose della zona-retrocessione; comandante capace di evitare ai compagni pericolosi naufragi nelle limacciose acque del fondo classifica. Jeda, pur mortifero e letale sottoporta, non è un centravanti classico, nè è catalogabile alla voce "uomo d'area". Il brasiliano svaria, rincula, offre un prezioso supporto al centrocampo e sa calarsi con eguale efficacia nel ruolo di fionda (assist-man) o sasso (finalizzatore). Joaquin Larrivey l'ha dimostrato in una stagione e mezza: il feeling col gol è scarso, appena compensato da una generosità che però in un campionato difficile come la massima serie italiana non è sufficiente. Su Nenè non esprimiamo giudizi: potrebbe essere lui il Godot che tutti aspettano, il bomber della provvidenza (in minuscolo, per carità) mandato da Cellino per risolvere la fame da gol che attanaglia il Cagliari. E poi c'è Alessandro Matri: un giocatore che ha ampi margini di miglioramento, che tecnicamente ha poco da farsi insegnare da ben più celebrati campioni. Ma sul quale si è innescato fin dal suo approdo in Sardegna un pericoloso qui-pro-quo: Ale non è prima punta, non è il classico centravanti, nonostante il fisico da granatiere. E' una seconda punta mobile, abile nell'uno contro uno e tremendamente a suo agio in spazi aperti, preferibilmente sulle corsie laterali dunque. Se qualcuno serbava dei dubbi, Allegri ha provveduto a levarli qualche giorno fa: "Jeda e Matri sono giocatori molto simili, così come Larrivey e Nenè: nulla esclude però di poterli vedere impiegati assieme". E così è stato contro l'Inter.
Il gol, già. Vola chi ha i bomber, anche se questi non segnano. L'Inter sbanca il Sant'Elia grazie a Milito. Trezeguet e Amauri riportano ai vertici la Juventus. Pazzini segna a ripetizione nella Sampdoria e il Milan si aggrappa - in Champions come in campionato - all'eterno Superpippo Inzaghi. "[...] Puoi gridar contro la luna e il sol, tanto c'ha ragione chi fa gol...".


