L'ex Aragolaza si racconta al CorSera: "A Miami conobbi Cellino, grazie a lui e Matteoli iniziai un'altra vita. Avevo perso tutto, ma ripartì da Cagliari"
Laura Pace
L'ex rossoblù Gustavo Aragolaza, argentino classe 1970, fu un ex portiere nelle serie calcistiche minori del suo Paese e del Cile negli anni ‘90. Quando arrivò in Italia grazie ad una chiamata di Massimo Cellino, che lo cambiò la vita, iniziò la sua carriera al Cagliari come allenatore in seconda in serie A con Gianluca Festa, per poi spostarsi al Brescia come mister della Primavera. Oggi il tecnico del Crema (in serie D) si è raccontato alle pagine dell'edizione lombarda de Il Corriere della Sera e di come Massimo Cellino e il Cagliari gli salvarono la vita:
"Negli Stati Uniti, a Miami, trovai Massimo Cellino (ex proprietario di Cagliari, Leeds e oggi del Brescia). E partì un periodo, terminato pochi mesi fa, in grande amicizia. Negli Usa per quattro anni fui responsabile delle sue scuole-calcio. Ma un giorno bussò alla mia porta la polizia della Florida. Mi arrestarono. Avevano scoperto che ero un immigrato clandestino. Due mesi con la tuta arancione in una prigione federale coi criminali comuni...dopo varie peripezie venni scarcerato, sono stato espulso e sono dovuto tornare in Patagonia. Avevo perso tutto: due auto, la casa, i vestiti. Non avevo più un lavoro: ero disperato. Mi chiamò il presidente Cellino e, con l’aiuto dell’ex centrocampista dell’Inter Gianfranco Matteoli, la mia vita ripartì da Cagliari: preparatore dei portieri. Quindi la prima grande occasione. Esonerato Zeman, in panchina in serie A ci va Gianluca Festa che mi volle come suo secondo. All’esordio battemmo la Fiorentina di Montella con Salah in campo. A ricordo di quell’impresa ci tatuammo un giglio con la data. Era il 26 aprile 2015; sì, in cinque anni, dalla prigione dell’Arizona alla serie A italiana. Dopo aver lavorato come secondo anche a Como, ho seguito il presidente Cellino a Brescia».


