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De La Fuente: "Mai avuto un dubbio, in 52 giorni nessun problema. Tutti ci studiano"

De La Fuente: "Mai avuto un dubbio, in 52 giorni nessun problema. Tutti ci studiano" TUTTOmercatoWEB
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Michele Pavese
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Michele Pavese
Oggi alle 14:42Calcio estero

Luis de la Fuente ha raccontato ad AS il percorso della Spagna durante il Mondiale 2026, sottolineando la fiducia totale riposta nel gruppo e il valore del lavoro costruito negli anni.

Ha mai avuto dubbi durante il Mondiale?
"Nessuno. Nemmeno dopo la prima partita. Non sono consapevole di quello che si dice fuori e credo che per me sia meglio così. Dopo il debutto sapevamo che il nostro percorso era quello. Può capitare una giornata in cui manca l'ispirazione e l'avversario invece ce l'ha, ma la squadra è cresciuta passo dopo passo, migliorando ogni giorno. E soprattutto con un ambiente eccezionale. In 52 giorni non abbiamo avuto nemmeno un problema. È qualcosa di molto difficile da raggiungere".

Il commissario tecnico spagnolo ha poi evidenziato quanto sia stato importante il rapporto costruito con molti giocatori fin dalle selezioni giovanili: "È stato decisivo. Per esempio Unai Simón, Mikel Merino e Rodri sono la generazione con cui abbiamo iniziato nel 2015. Prima avevo già allenato Marcos Llorente in un altro Pre-Europeo. Sembra quasi che si sia chiuso il cerchio di quella generazione con cui abbiamo iniziato quando avevano 16 e 17 anni. La finale del Mondiale è stata il 19 luglio 2026, undici anni prima eravamo diventati campioni d'Europa Under 19 in Grecia. In quell'occasione non c'erano ancora Mikel Oyarzabal e Fabián, per esempio".

De la Fuente ha spiegato anche perché il modello spagnolo continui a essere osservato all'estero: "Da molto tempo. Già ai tempi di Ginés Meléndez. Inghilterra, Francia, Germania... Ci sono stati periodi in cui anche l'Italia veniva spesso a studiare il nostro lavoro. La Germania ha avuto un'epoca con una base molto solida, simile alla nostra. Ma non è semplice, è un processo molto complesso. Servono molti anni di lavoro e il contributo dei club, dove ci sono allenatori preparati che formano bene i calciatori. Il giocatore spagnolo, grazie alla formazione ricevuta fin da piccolo, è quello che interpreta meglio il gioco al mondo".

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