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Lautaro da Pallone d’Oro. Gasp ha costruito una squadra da scudetto. Roma e Inter fanno un altro campionato. Maldini si fa perdonare lanciando il Cagliari in zona Champions. Bologna, progetto arenato. Mancini sotto esame

Lautaro da Pallone d’Oro. Gasp ha costruito una squadra da scudetto. Roma e Inter fanno un altro campionato. Maldini si fa perdonare lanciando il Cagliari in zona Champions. Bologna, progetto arenato. Mancini sotto esame TUTTOmercatoWEB
© foto di Federico De Luca
Luca Calamai
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Luca Calamai
Oggi alle 22:00Editoriale

L’Inter non muore mai. Ancora una volta la squadra di Chivu riesce a rimettere in piedi una partita che sembrava segnata. Continuo a credere che Lautaro sia un campione sotto stimato. Non gode a livello internazionale della considerazione che meriterebbe. L’argentino segna la doppietta che pareggia la doppietta di Konè. Gol di classe, di potenza, di rabbia. Lautaro è uno da Pallone d’Oro. E Thuram è per lui la spalla perfetta. Chivu dovrà invece riflettere sulle false partenze nerazzurre. Ormai sono una costante in questo inizio di torneo. Da una squadra esperta come quella nerazzurra questi inizi balbettanti sono inaccettabili. E’ stata una grande partita, con continui rovesciamenti di fronte, con tante occasioni da gol, con quattro reti. Un fantastico biglietto da visita per il calcio italiano. Roma e Inter sono qualcosa di diverso per la Serie A. Hanno talento e muscoli. Potrebbero, anzi hanno il dovere di andare molto avanti anche in Champions. Capisco l’amarezza di Gasp per la rimonta dei nerazzurri. Ma deve essere orgoglioso per il gruppo che ha costruito. I tifosi giallorossi gli dovrebbero fare un monumento per aver convinto la famiglia Friedkon a non ascoltare le offerte del Chelsea per Konè; per aver difeso Svilar quando a giugno la sua cessione era data per probabile; per aver rilanciato un bomber micidiale come Malen e recuperato Dybala che sembrava perso a causa della sua fragilità fisica. La Roma può vincere lo scudetto. L’Inter può vincere lo scudetto. Sarà una sfida da godere partita dopo partita.
Daniel Maldini ha vissuto giorni complicati. Non voglio tornare sulla storia che lo ha portato sulle pagine di cronaca. Preferisco sottolineare la personalità di questo talento, figlio d’arte, capace di trasformare ansie e preoccupazioni in energia positiva. Il suo gol a Udine regala tre punti d’oro a un Cagliari che è una delle piacevoli novità di questo inizio campionato.

Dai problemi, a volte, si esce più forti. Immagino che Paolo Maldini avrà ricordato al figlio cosa vuol dire essere atleti amati e rispettati. Basta così. Godiamoci la crescita di Daniel. Abbiamo un disperato bisogno di qualità e il giovane Maldini è qualità. E con questo Maldini il Caglia è andato a letto in zona Champions.
Due punti nelle prime cinque partite di campionato. L’allenatore già sostituito. Il Bologna è in stato confusionale. Pensare che bastasse bocciare Tedesco e promuovere Palladino per ritrovare la vera anima rossoblù era pura utopia. L’allenatore è solo un piccolo aspetto di un problema complessivo. La società ha dato una brusca frenata al suo progetto di crescita. Il diesse Sartori è bravissimo ma non può fare sempre miracoli. Perché un proprietario ricco e potente come Saputo ha scelto di alzare il piede dall’acceleratore? Perchè dopo aver fatto impazzire di gioia una città con la vittoria in Coppa Italia non ha avuto la voglia di alzare ancora l’asticella? Domande che per il momento non trovano risposte. Resta l’amarezza per questo Bologna che si ripiega su se stesso e torna ad occupare un ruolo in Serie A che è legato a un passato che i tifosi rossoblù pensavano di aver definitivamente archiviato e che non rispecchia la sua storia. Peccato.
Il primo listone azzurro del nuovo-vecchio cittì Mancini ha mescolato giocatori affidabili a talenti da scoprire. Tutto come era previsto. L’Italia va a caccia di giovani che potrebbero sbocciare nei prossimi anni. Mancini però non può pensare solo al futuro. Ha il dovere di ottenere subito risultati, a cominciare dalla Nations League che deve riportare la Nazionale azzurra in copertina. Mancini non è un rivoluzionario ma un gestore di calciatori. Quindi deve rimettere in pista l’Italia e tornare a vincere. La stessa cosa che avrei chiesto a Conte o Allegri che sono stati in corsa per la panchina azzurra. Malagò, Presidente in bilico, non ha avuto coraggio nella scelta del tecnico, ha puntato sull’usato sicuro, quindi ora bisogna raccogliere subito qualcosa di importante.

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