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Scandalo eSports: il caso Tokyogurl e la frode che ha scosso la scena competitiva asiatica
Oggi alle 10:11eSports
di Redazione Esportsweb
per Esportsweb.it

Scandalo eSports: il caso Tokyogurl e la frode che ha scosso la scena competitiva asiatica

Lo scandalo Tokyogurl ha rivelato una grave frode negli eSports: la pro player thailandese non giocava realmente le partite ufficiali, venendo squalificata e bandita a vita, con forti ripercussioni sulla credibilità del settore.

La credibilità del settore eSports ha subito un duro colpo con l’emersione del caso Tokyogurl, una vicenda che ha portato alla luce una delle frodi più gravi mai registrate in competizioni ufficiali. Al centro dello scandalo c’è Tokyogurl, pro player thailandese di Arena of Valor, accusata – e poi riconosciuta responsabile – di non aver realmente giocato le partite disputate in tornei di alto livello.

Prima dello scandalo, Tokyogurl era considerata una delle figure emergenti della scena competitiva thailandese. Le sue prestazioni le avevano garantito un posto in un’organizzazione professionistica di primo piano e, soprattutto, la convocazione nella nazionale thailandese per i Southeast Asian Games 2025, uno degli eventi multisportivi più importanti dell’area.

Dietro questa rapida ascesa, però, si nascondeva una realtà ben diversa: la giocatrice non era l’effettiva autrice delle performance che l’avevano resa famosa.

La frode è stata smascherata durante una partita decisiva dei SEA Games, quando lo staff tecnico ha notato una mancanza di corrispondenza tra i movimenti fisici della player e le azioni mostrate a schermo. I sospetti si sono intensificati in pochi minuti, portando all’interruzione del match e a un controllo immediato della postazione di gioco.

Le verifiche hanno rivelato che Tokyogurl stava ricevendo assistenza esterna in tempo reale, osservando uno schermo condiviso mentre un’altra persona giocava la partita al suo posto da remoto. Una volta isolata da qualsiasi supporto, la prestazione è crollata e l’incontro si è concluso con una netta sconfitta per la Thailandia.

Le conseguenze non si sono fatte attendere. L’atleta è stata espulsa dai Southeast Asian Games, mentre la nazionale thailandese femminile ha scelto di ritirarsi dalla competizione. Anche l’organizzazione eSports che la aveva sotto contratto ha interrotto ogni rapporto professionale, prendendo pubblicamente le distanze dall’accaduto.

Poco dopo, la publisher del gioco ha imposto un ban permanente da tutti i tornei ufficiali, ponendo fine alla carriera competitiva di Tokyogurl.

La conferma definitiva è arrivata alcune settimane dopo, quando un ex pro player – legato sentimentalmente a Tokyogurl – ha ammesso pubblicamente di essere lui la persona che giocava al suo posto. Nella sua dichiarazione ha assunto la piena responsabilità della frode, spiegando di averla aiutata per lungo tempo senza valutare l’impatto che un simile comportamento avrebbe avuto sull’intero ecosistema competitivo.

Questa ammissione ha chiarito che l’inganno non era un episodio isolato, ma una pratica reiterata nel tempo.

Lo scandalo Tokyogurl ha sollevato interrogativi profondi sull’affidabilità dei controlli negli eSports, soprattutto nei tornei online o ibridi. Federazioni, organizzatori e publisher hanno avviato una revisione delle procedure di verifica dell’identità dei giocatori, introducendo controlli più stringenti e sistemi anti-frode più invasivi.

Per molti addetti ai lavori, questo caso rappresenta un punto di non ritorno: la dimostrazione che il professionismo negli eSports richiede lo stesso livello di rigore, trasparenza e responsabilità degli sport tradizionali.

Dopo un breve messaggio di scuse, Tokyogurl è scomparsa dalla scena pubblica, cancellando o abbandonando i propri profili social. La sua storia resta oggi un monito per l’intero settore: il successo costruito senza merito, soprattutto in ambito competitivo, è destinato a crollare non appena viene messo alla prova.