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ITALIANO, I SEGRETI E LE REGOLE (FERREE) CHE HANNO TRASFORMATO I GIOCATORI.  NIENTE RITIRO PREGARA IN VISTA DELL'INTER: TORNANO MILENKOVIC E TORREIRA, DUBBIO NICOTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Federico De Luca
martedì 21 settembre 2021 11:05L'opinione
di Enzo Bucchioni
per Firenzeviola.it

ITALIANO, I SEGRETI E LE REGOLE (FERREE) CHE HANNO TRASFORMATO I GIOCATORI. NIENTE RITIRO PREGARA IN...

Ma questo allenatore cos’è un mago? 

Ecco solo una delle tante domande che girano nel mondo viola, accompagnate dalla enorme curiosità che c’è attorno all’artefice della resurrezione della Fiorentina. 

Mago o Profeta? Non lo so, so semplicemente che Vincenzo Italiano e la sua Fiorentina sono la più bella novità di quest’inizio di campionato. 

Un bel gioco moderno, personalità, determinazione, coraggio, sono in sintesi le qualità di questo gruppo trasformato dal suo allenatore nel giro di appena settanta giorni. E questo forse è quello di più grande che ha fatto Italiano: l’essere riuscito in così poco tempo a far diventare una squadra vera venticinque giocatori delusi e depressi che nelle ultime due stagioni avevano rischiato la serie B.

Ma come ha fatto? 

Potrei condensare il tutto parlando delle idee e del lavoro sul campo conditi dalla passione e dall’ambizione, ma sarebbe troppo riduttivo. 

Vincenzo Italiano è qualcosa di più complesso e di più alto e chi ama il calcio e lo segue nei suoi protagonisti grandi e piccoli, non deve essere meravigliato di quanto sta facendo. Se in Italia ci fossero dirigenti più attenti e non guardassero troppo l’estero, si sarebbero già accorti da tempo che Italiano è un talento e soprattutto dopo la salvezza dello Spezia, di quello Spezia, questo allenatore avrebbe dovuto avere la fila davanti alla porta. La Fiorentina è stata brava ad arrivarci, anche se in seconda battuta. Anche a costo di litigare con lo Spezia. 

E Italiano sta sfruttando la sua occasione dopo aver già fatto vedere cose interessanti anche al Trapani e nelle squadre minori che ha allenato.

Non ha segreti, ma metodo, regole, fame e quella sana maniacalità che di solito accompagna chi vuole arrivare in alto. Ha una cultura del lavoro impressionante e questa, fra gli allenatori con i quali ho lavorato, me lo avvicina molto a Sacchi e Conte. Ventiquattro ore su ventiquattro con la testa dentro quello che hai fatto, devi fare e dovrai programmare. Ventiquattro ore su ventiquattro a studiare e analizzare tutti i dettagli, alla ricerca di quella perfezione che non esiste, ma che si può inseguire. Questo è il suo approccio e chi vuole lavorare con lui, dallo staff alla squadra, deve seguire il suo ritmo e le sue idee. Non a caso i giocatori lo chiamano già Martello, simpaticamente, come succede in genere a chi pretende molto.

A rivoltare la Fiorentina Italiano ha cominciato proprio dalla testa, dalle idee. E questo è stato il passaggio più delicato. Non è mai automatico convincere un gruppo della bontà delle tue idee, farti seguire con slancio e senza remore. Ci sono tanti modi per dire sì a un allenatore, i giocatori viola l’hanno fatto in maniera entusiasta fin dal primo giorno a Moena e Italiano lo raccontava allora soddisfatto, ma anche un po’ meravigliato. Ha convinto subito questi ragazzi della necessità di cambiare strada per provare a fare un calcio diverso, per tornare a lavorare e giocare per divertire e divertirsi, per provare a togliersi delle soddisfazione. Il consenso alla filosofia di lavoro è stato dimostrato in campo con una dedizione assoluta. E lavorare con Italiano non è facile. 

Come ho detto pretende molto, ma i giocatori sanno che ci sono delle regole dure da rispettare, uguali per tutti. Chi non lavora bene, chi non sta al passo, chi non dimostra ad ogni allenamento di lottare per conquistare il posto e convincere l’allenatore, prima finisce in tribuna, poi ai margini. Questo nella Fiorentina non è successo, sono bastati alcuni richiami per far capire che quella e solo quella è la strada. Tutti coinvolti, tutti importanti, tutti pronti per dare il massimo.

S’era visto fin dalle prime amichevoli a Moena che questi giocatori avevano voglia di cambiare la storia della loro carriera e si applicavano con testa e gambe. E’ stato un crescendo.

E non era facile neppure imparare i meccanismi di questo calcio che impone la ripartenza dal basso, la difesa alta, l’aggressione e il recupero palla nella metà campo avversaria, i raddoppi su tutti, il movimento senza palla, sovrapposizioni sugli esterni e inserimenti centrali, palla avanti e palla indietro a uno o due tocchi. Tanto lavoro fisico e mentale che richiede grande applicazione e che, naturalmente, non è finito. 

Per me la Fiorentina è al sessanta per cento, mancano ancora aggressività nel recupero palla, velocità nel suggerire, a volte i tempi nel chiudere le linee di palla, ma in così poche partite si vede già tanta roba.

E quando sai cosa devi fare in campo, quando vedi che il tuo gioco funziona, acquisti personalità e coraggio, vai a giocare contro tutti gli avversari, anche quelli più forti, partendo alla pari. Sapendo che il tuo gioco può far male e conoscendo nei dettagli come gioca l’avversario.

Non vorrei che qualcuno pensasse che sto descrivendo l’Eden del pallone, semplicemente racconto i sistemi di questo allenatore. Poi non tutto riesce, gli errori si fanno, i gol si prendono, ma non deve meravigliare nessuno la partenza della Fiorentina: dietro c’è il lavoro.

Non so dove arriverà in classifica, sicuramente questa squadra può crescere ancora, di sicuro si stanno gettando le basi sulle quali costruire. Senza preoccuparsi quando arriveranno le sconfitte o i momenti difficili perché aggrappandosi al gioco e alla cultura calcistica, puoi ripartire.

Sapete bene che contro il Torino e l’Atalanta c’erano dieci giocatori dell’anno scorso. Contro il Genoa nove. Sembrano lontani parenti. E fra questi voglio citare Biraghi. Ricordate quelli che l’anno scorso dicevano “nell’Inter giocava meglio”, cosa ho sempre risposto? L’Inter aveva un gioco, lui sapeva cosa fare e sapeva come si muovevamo i compagni attorno a lui e ha giocato bene perfino in Champions. Non è Roberto Carlos, ma con il gioco di Italiano anche Biraghi è cresciuto molto. Attenzione, con questo non voglio massacrare Iachini. Me ne guardo bene. Come ho sempre scritto anche l’anno scorso, semplicemente Iachini è un allenatore diverso, il suo calcio non era adatto alle ambizioni di questi giocatori, alla città di Firenze, città del bello, e alla sua storia. Su altre piazze può andare e spero trovi presto una squadra, a Firenze era stonato. E i primi a farlo capire sono stati propri i giocatori che non hanno mai giocato al loro livello, alcuni sono regrediti come succede a certi studenti senza sintonia con i professori.

Altra attenzione. Italiano è umile. Sa bene che il lavoro di oggi, gli elogi, non sono niente, la storia la fanno la continuità e i risultati. Questa Fiorentina deve e può ancora crescere molto, anche con l’inserimento sempre maggiore dei nuovi e la gestione del turn over che sarà una sana abitudine.

L’Inter è un bel test per capire a che punto è la Fiorentina, cosa funziona e dove deve lavorare di più. Pronostico? So solo che la Viola se la giocherà, come ha fatto sempre, anche a Roma in dieci, anche a Bergamo dal primo minuto. La filosofia è una e una sola: giochiamo per vincere. Si cresce anche allenando la mentalità. 

Chi giocherà? 

Questo diventa un giochino divertente. Con lo Spezia Italiano cambiava sempre e lo ha fatto anche nelle prime quattro gare in Viola. Continuerà così, abituiamoci, questa è la sua forza, questi sono i suoi sistemi. A maggior ragione quando hai cinque cambi da fare durante la partita e con le rotazioni puoi giocare due gare diverse negli stessi novanta minuti.

Comunque fare la formazione resta divertente anche sapendo che i margini di errore sono altissimi. 

In difesa Dragowski e su questo siamo a posto. Odriozola invece ha la concorrenza di Venuti, forse più bravo a contenere uno come Perisic. In mezzo punto sul ritorno di Milenkovic in coppia con Nastasic. A sinistra Biraghi. 

A centrocampo Bonaventura è un punto di riferimento. Torreira torna in regia a dare i tempi del pressing e della manovra. Il terzo uomo uscirà fra Duncan e Maleh anche se quest’ultimo non ha esperienza per certe gare. Amrabat? Lo vedo più a gara in corso.

In attacco Callejon e Vlahovic sono le certezze, le condizioni di Gonzalez il dubbio. Ha lavorato con il gruppo, ma riproverà anche stamattina. Saponara è comunque caldissimo.

Parlavo di regole intelligenti e abitudini. Italiano non è un sergente di ferro. Ieri sera niente ritiro, i giocatori se sono maturi sanno gestirsi e la fiducia è un carburante nel rapporto con l’allenatore.

Chiudo con il Franchi e con il Popolo Viola. Purtroppo in tanti resteranno fuori, ma sarà comunque emozionante ritrovare l’entusiasmo, i sorrisi e i sogni di questo nuovo inizio.   

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