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AMRABAT È LA SFIDA PIÙ BELLA DELL'ERA COMMISSO. CHIESA E VLAHOVIC SONO STORIE DIVERSE: ECCO PERCHÉ. MA ORA UNA RIFLESSIONE SU CABRAL. SULLE TASSE TRIONFA LA LINEA VIOLA
venerdì 9 dicembre 2022, 11:05L'opinione
di Andrea Giannattasio
per Firenzeviola.it

AMRABAT È LA SFIDA PIÙ BELLA DELL'ERA COMMISSO. CHIESA E VLAHOVIC SONO STORIE DIVERSE: ECCO PERCHÉ. MA...

Vi dico la verità, un po’ ho provato invidia martedì sera quando per le vie del centro di Firenze ho visto tanti rappresentanti della comunità marocchina festeggiare il passaggio del turno della propria Nazionale ai mondiali. E non solo perché l’Italia, ancora una volta, è stata costretta a seguire la più prestigiosa competizione di calcio dal divano ma anche perché un Amrabat in uno stato di grazia così maestoso è davvero un peccato non poterselo godere in maglia viola. Per farlo bisognerà attendere ancora qualche settimana ma non c’è dubbio che le recenti performance del centrocampista - il migliore, forse, di questa Coppa del Mondo, come ha tenuto a dire il connazionale Omar El Kaddouri a RadioFirenzeViola ieri - abbiano acceso l’entusiasmo del popolo viola e della Fiorentina stessa, che il suo numero 34 se l’è andato a godere dal vivo prima con Nicolas Burdisso e poi con Joe Barone. Scelta saggia. Primo perché la dirigenza ha mostrato intanto la volontà di setacciare il torneo del Qatar nella speranza di pescare qualcosa di utile sul mercato. E poi perché, alla luce dei recenti interessamenti di Liverpool e Siviglia sul conto del mediano, era giusto dare un segnale di presenza. Della serie: occhio, Amrabat è un nostro patrimonio.

Per il momento, dalle parti di Viale Fanti, il telefono non ha ancora iniziato a squillare ma è pressoché scontato che nei prossimi giorni la coda per prendere informazioni sull’ex Verona si farà molto lunga. Ma che a bussare sia la squadra di Klopp oppure un’altra formazione, la risposta che (al momento) farà pervenire la Fiorentina sarà sempre la stessa: Amrabat non è destinato a partire, almeno non certo a gennaio. L’intenzione del club, come già emerso nei giorni scorsi, è quella di provare a intavolare con il giocatore e il suo entourage (quello più bersagliato da chiamate e sondaggi) una trattativa per estendere l’attuale contratto del giocatore, in scadenza nel 2024 (ma con opzione fino al ’25) di altri tre anni, con un ingaggio attorno ai 3 milioni di euro. Una cifra in linea con il valore del centrocampista che possa per certi aspetti “arginare” la voglia che Amrabat ha (presto o tardi) di giocare la Champions.

La risposta in ogni caso non è scontata. Né in casa Fiorentina prevale un sentimento di pessimismo. Rispetto al passato, la situazione legata ad Amrabat è ben diversa rispetto a quella che ha riguardato, in ordine di tempo, prima Chiesa e poi Vlahovic. Il contratto non è infatti prossimo alla scadenza né il giocatore ha fatto pervenire la volontà di cambiare aria. Ci sono poi altri due fattori determinanti che spostano gli equilibri di questa vicenda: da un lato il profondo legame che la società (e Rocco Commisso in particolar modo) ha per il marocchino, che a differenza dei due ormai ex viola è un elemento voluto, acquistato e sublimato da questa proprietà (il figlio d’arte e il serbo erano arrivati nell’era Della Valle). Dall’altro la prova di forza che la Fiorentina intende dare dopo le uscite quasi forzate dei due attaccanti che hanno rischiato di lasciare la società con un pugno di mosche. La sfida, invece, di blindare a Firenze Amrabat e farne un simbolo è l'occasione forse più bella che potesse accadere, a solo un anno di distanza dal “caso” Vlahovic che ancora oggi sta facendo discutere.

E i cui strascichi, sul campo, si vedono ancora oggi. Prova ne siano le due prove sottotono offerte da Cabral contro l’Arezzo e gli ancor più modesti boliviani dell’Always Ready. In oltre 100’ giocati, nemmeno un gol. Tanta grinta, certo, tanta forza di volontà e una discreta dose di aiuto alla manovra dei compagni. Eppure in fatto di reti, il pane quotidiano di norma per un centravanti, nemmeno l’ombra. Colpa con tutta probabilità di una forma fisica che fin qui non ha aiutato il brasiliano ad esprimersi per il meglio eppure è inevitabile che se il dicembre dell’ex Basilea dovesse mantenersi sulla falsa riga di questi primi nove giorni (ma anche di un 2022 che ha portato in dote 6 sigilli in 35 gare) una riflessione su quali figure scegliere per il reparto avanzato da inizio anno nuovo andrà fatta.

Chiusura con un pensiero sul piano politico, che conferma come nel calcio (ma anche nella vita in generale) a volte avere la schiena dritta e la coerenza delle proprie idee alla lunga paghi. Il riferimento è alla questione legata al pagamento delle tasse e alla richiesta di rateizzazione che alcuni club - a cominciare dalla Lazio - avevano fatto per dilazionare i contributi da versare alla Lega di A. Un aspetto sul quale la Fiorentina ha sempre battuto la strada maestra della contrarierà incassando lungo il suo cammino una sfilza di appoggi: dal Ministro dello sport Abodi a quello delle finanze Giorgetti fino alle parole del premier Meloni, che si è detta contraria ad andare in soccorso alle società di calcio indebitate. Non ci sarà, dunque, nessuna legge speciale: alla scadenza del 22 dicembre, i club potranno “spalmare” i versamenti fiscali in 60 rate in 5 anni pagando però una sanzione del 3 per cento, la cifra prevista nella legge di Bilancio. Una vittoria della linea viola.