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“Io speriamo che me la cavo”: la sconcertante coerenza viola nella speranza di salvarsi senza correre o lottareTUTTO mercato WEB
© foto di Federico De Luca 2026
Oggi alle 10:00Copertina
di Tommaso Loreto
per Firenzeviola.it

“Io speriamo che me la cavo”: la sconcertante coerenza viola nella speranza di salvarsi senza correre o lottare

Non c'è dubbio che in casa viola sia la coerenza la dote più sviluppata. Perchè di tutto si potrà accusare la Fiorentina, fuorchè di non restare identica a sè stessa (nella sua peggior versione) ormai da tempo. A distanza di mesi da un avvio di stagione che non faceva presagire niente di buono la squadra continua a inanellare prestazioni vergognose, eppure nell'intero universo gigliato non si ravvedono nè forme di autocritica nè tantomeno segnali di cambiamenti di rotta. Perché? Forse perché, semplicemente, niente è cambiato nelle dinamiche interne ed esterne.

Lacrime di coccodrillo e candide ammissioni 
D'altronde nelle parole del dopo gara non si ravvede mai nessuna forma di autocritica, bensì la candida ammissione che il giusto atteggiamento (quello da tenere in campo) viene regolarmente dimenticato. Lo stesso allenatore, anche ieri sera, non ha fatto altro che rovesciare sui calciatori le responsabilità dell'ennesima figuraccia, quasi che non spettasse al tecnico valutare come e quanto i singoli possano incidere (sotto questo profilo resta tutt'ora un mistero l'aver forzato l'esordio di Rugani, evidentemente in modo condiviso con la dirigenza visto che il difensore è parso di gran lunga il più in difficoltà ieri). Lacrime di coccodrillo, in pratica, alle quali fino a oggi non sono mai seguite reali prese di coscienza come quelle nuovamente auspicate ieri sera da Vanoli. Che inviterà anche tutti a guardarsi in faccia negli spogliatoi (ma fino a oggi dove guardavano i giocatori?) salvo dover poi prendere atto di parole come quelle di un capitano come De Gea che fa intendere come, ieri in campo, l'ipotesi di prendere gol fosse pressochè una certezza ("Anche avessi evitato il primo gol, lo avremmo preso più tardi" ha detto ieri lo spagnolo - LEGGI QUI). 

Quante sono le teste nel carrarmato?
Eppure non c'è molto da stupirsi se, dal vertice dell'organigramma viola, non filtra altro che una non ben precisata certezza che questa Fiorentina possa salvarsi. Il presidente, d'altronde, si era affrettato a considerare il passaggio del turno di Conference come uno splendido regalo per il compleanno madre, salvo scordarsi di commentare un'altra sconfitta deprimente come quella rimediata dagli onesti polacchi dello Jagiellonia. Il direttore generale, dal canto suo, non fa altro che rivendicare una tabella, quella necessaria a salvarsi, che più che una previsione pare una vecchia schedina del totocalcio pronta a sfidare la sorte e forse anche la logica (secondo la tabella in questione i viola da qui a fine campionato si possono permettere soltanto altre 3 sconfitte) mentre l'effetto che il nuovo ds pareva essersi portato dietro, coinciso con le prove di Como e contro il Pisa, si è dissolto rapidamente, ancora più in fretta del poco apporto che hanno dato i nuovi arrivi del mercato invernale sul quale, smentite a parte, pesano anche le sue valutazioni. Insomma nemmeno l'arrivo di Paratici è parso sufficiente a mantenere la testa nel carrarmato come si paventava giorni fa, anzi a onor del vero non si sa proprio chi realmente la testa l'abbia messa lì dentro.

La costante sottovalutazione dei problemi 
E in fondo, i primi a sottovalutare i rischi di quest'annata, a più riprese, sono stati proprio la proprietà e la dirigenza, che per restare soltanto a questi giorni si è guardata bene dal considerare giovedì sera come un allarmante indizio su come e quanto la presunzione di essere all'altezza avesse di nuovo preso il sopravvento ma si è semplicemente adeguata alle parole dei protagonisti nel dopo gara, sorridenti per il passaggio del turno ma evidentemente poco consapevoli delle difficoltà vissute in 120 minuti imprevedibili dopo il 3-0 dell'andata. Sempre lo stesso errore di presunzione, in pratica. Come spiegare altrimenti gli approcci sbagliati, tra Jagiellonia e Udinese, dopo che il tris di successi raccolti tra Como, Bialystok e il Franchi contro il Pisa avevano evidentemente illuso tutti nel dorato e inaccessibile (almeno per gli allenamenti o le partitelle organizzate per recupare Rugani) Viola Park?

Una residua speranza di salvarsi in assenza di corsa o lotta
In uno scenario del genere, e con la consueta assenza di prese di responsabilità da parte dell'intera società che come da prassi di fronte a una sconfitta resta in silenzio (non si registrano telefonate nello spogliatoio ieri sera come invece accade quando il risultato è positivo) vien da domandarsi a quale campionato stia partecipando la più brutta Fiorentina della sua storia (questo già si può dirlo, a prescindere da come terminerà l'annata) e come – da oggi in poi – si possa persino ipotizzare un cammino europeo che cancelli parzialmente le amarezze infinite di questa stagione. Piuttosto, in assenza di una vera e propria iscrizione alla “corsa alla salvezza” o alla “lotta per la salvezza", vien da pensare che al Viola Park l'unico esercizio in atto sia quello di “sperare di salvarsi” e poc'altro. Augurandosi che qualche concorrente non mostri a Gudmundsson e compagni, nei prossimi scontri diretti, come si deve stare in campo quando in ballo c'è la permanenza nella massima serie.