Andreazzoli: "Qui perché si fa calcio ad alto livello. Ecco cosa è cambiato dopo 30 anni"
Aurelio Andreazzoli, allenatore della Primavera della Fiorentina, ha rilasciato una lunga intervista ai canali ufficiali del club viola:
Cosa l'ha convinta a lasciare il calcio di alto livello per tornare ad allenare i giovani?
"Penso che sia calcio ad alto livello anche questo. Perché siamo in un ambiente di alto livello. In una società di alto livello e con prospettive da alto livello. Siamo qui per lavorare e migliorare una situazione che è già buona ma che può crescere ancora".
Come ha ritrovato le giovanili viola a distanza di 30 anni dall'ultima volta?
"Naturalmente è cambiato tutto. La situazione è totalmente differente. Le energie del tempo eranoo molte limitate, era tutto dispersivo perché i campi erano dislocati. Non percepivi una condizione unitaria come la percepisci ora. QUando entri qua dentro sembra di entrare in famiglia, in una casa dove è stato definito un unico obiettivo".
Quali sono le doti che vuol vedere nei suoi calciatori?
"Personalmente ritengo che le qualità tecniche e le capacità di imparare dipendono tutte quante dal modo di approcciare l'attività. Da come si ha la capacità di mettersi a disposizione delle novità, della fatica. A disposizione anche delle necessità di un gruppo e di farne parte".
Come sono cambiate le generazioni rispetto a quando allenava i giovani?
"Entrare nella testa dei ragazzi non è facile. Le generazioni di oggi, particolarmente chi entra dentro al Viola Park, ha una sensazione del mondo che lo circonda che è un po' fiabesco. Sono ragazzi che hanno l'abitudine di essere consacrati ancora prima del tempo e da qui subentra una condizione particolare che li condiziona nel resto e in quello che vanno a fare. Si ritrovano davanti a una realtà che non si aspettano. Il problema è far capire loro che la loro attività può essere premiante se va avanti a piccoli passi. Se tutti i giorni hanno la volontà e l'applicazione per guadagnare un passo alla volta. Se trovi questa condizione è un po' più semplice in una situazione molto complicata. Di molti che entrano al Viola Park, pochi troveranno la soddisfazione che si aspettano".
C'è qualcosa che i giovani possono insegnarle?
"I giovani ti insegnano ad avere l'entusiasmo di un tempo. Te lo riportano senz'altro. E' un piacere vivere la giornata con loro. Quando vai avanti con gli anni diventi molto più pragmatico mentre qui c'è bisogno di entusiasmo e di gioia. E questa è una condizione che l'ambiente giovanile ti porta".
Cosa vorrebbe vedere alla fine della stagione?
"Al di là dei risultati, notare quanta applicazione abbiano profuso per arrivare alla conquista di quei passi di cui parlavamo prima. Mi piacerebbe alla fine dell'anno constatare che è nato anche un discorso affettivo tra me e loro. E se nasce vuol dire che qualcosa gli hai trasmesso. Questo vale anche per i grandi, ma per i ragazzi giovani vale un po' di più".
Quale caratteristica serve a un ragazzo per arrivare a essere convocato in Prima squadra?
"La caratteristica che lo ha portato d'interesse per la prima squadra. Perché arrivare a ricebvere quell'interesse vorrebbe dire avere quelle caratteristiche che servono per essere premiato".


